Nessuno riesce a darsi una spiegazione: "Dao era un bravissimo ragazzo". Faceva il saldatore alla ditta Bernabei di Salto: "Rispettoso, mai problemi".

Nessuno riesce a darsi una spiegazione: "Dao era un bravissimo ragazzo". Faceva il saldatore alla ditta Bernabei di Salto: "Rispettoso, mai problemi".

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Nella palazzina di via Righi e nelle abitazioni vicine vive una piccola comunità di ragazzi africani, molti di loro originari della Costa d’Avorio proprio come Daouda Sangaré. Appena si è sparsa la notizia della sua morte si sono riuniti davanti alla sua casa. ’Dao’, per tutti era un ragazzo tranquillo, una bravissima persona, di certo non un attaccabrighe.
"Siamo sotto choc – dice sconvolto Macan – so che ieri sera (sabato, ndr) ha partecipato alla festa del paese con alcuni amici e a mezzanotte è tornato a casa insieme alla moglie. Quando mi hanno detto che è stato ucciso accoltellato non potevo crederci. Era davvero un bravissimo ragazzo, lavorava sodo. Lo conoscevo da anni, mai avuto un problema".
"Sono più che sconvolto – le parole di Janpierre – qui ci conosciamo tutti. Dao era un ragazzo molto tranquillo, non era di certo uno con cui si litigava facilmente, anzi, faceva una vita abbastanza riservata, tutto casa e lavoro, anche io esco poco ma quando ci si incontrava ci si fermava a fare due chiacchiere e a scherzare. Una persona bravissima, non posso immaginare nessuno che potesse avercela tanto con lui da arrivare ad ucciderlo". Nessuna ombra emergerebbe nella vita di questo ragazzo, tutti nella piccola comunità africana di Montese descrivono Daouda come una persona dal temperamento calmo, riservato. Lo conferma Kone Bakari, detto Abu, suo connazionale che ha abitato con lui per un periodo nell’appartamento teatro della tragedia. "Dao non si avvicinava dove c’erano guai – racconta l’amico – andava ogni tanto in piazza, ma non restava ore seduto sulle panchine. Ho un grande dolore nel cuore, mi fa tanto male quello che è successo. Ci conosciamo dalla Costa D’Avorio, eravamo anche là sempre insieme, l’ho portato io a Montese. Lui prima abitava a Massa Carrara (in Toscana) ma là era senza lavoro, mi ha chiamato e io l’ho aiutato ad integrarsi qui e a trovare un’occupazione".
Elvira Guidotti da 44 anni gestisce il negozio di alimentari su via Righi, proprio di fronte alla palazzina dell’omicidio. "So che questo ragazzo era qua da poco, prima viveva nella frazione di Salto – spiega la donna –. Gli altri connazionali che abitano di fronte non hanno mai dato alcun problema, non ho mai sentito litigare nessuno".
Sconvolto Mirco Bernabei, titolare dell’omonima azienda di rimorchi agricoli nella frazione di Salto: "Lavorava con noi da 5 anni, un conoscente in comune ci aveva messi in contatto. Era venuto a Montese proprio per fare il saldatore sapendo che noi stavamo cercando dipendenti. Prima abitava vicino all’azienda, da circa un mese si era trasferito in paese perché era riuscito a portare in Italia la moglie e aveva cercato un appartamento più grande. Si era sposato un paio di anni fa in Africa, conservo ancora le foto che mi aveva inviato, un bravissimo ragazzo, non ha mai dato problemi né ho mai notato atteggiamenti strani. Non aveva vizi, non beveva ed era molto rispettoso della sua religione. Lui e il gruppo di connazionali sono tutta gente perbene. So che ha uno zio nella zona di Bergamo, daremo tutto il supporto possibile alla famiglia".
Emanuela Zanasi, Valeria Selmi
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