«Diteci la verità sulla morte di Michele»  - L’Unione Sarda.it

2026/07/30

Categories: world-news

Pula.

31 luglio 2026 alle 01:06

L’appello disperato di madre e sorella dell’operaio caduto dal viadotto della 195 bis 

«Piangiamo per lui ogni giorno, la sua scomparsa è un dolore con cui dovremo fare i conti per tutta la vita: quello che chiediamo è solo la verità, vogliamo sapere come sia morto Michele».

L’ultimo tratto della Strada statale 195 bis sui cui stava lavorando è stato inaugurato nelle scorse settimane. Sul punto in cui si è verificato l’incidente che gli è costato la vita i colleghi hanno posizionato un mazzo di fiori, ma a distanza di anno da quel 30 luglio i parenti di Michele Fuedda, precipitato da oltre 6 metri di altezza, attendono ancora sia fatta chiarezza sui fatti di quella mattina.

Notizie tragiche

Lalla Pisu e Barbara Fuedda, madre e sorella dell’operaio 39enne di Pula che lavorava per la Cosmont, dopo dodici mesi aspettano i risultati dell’autopsia eseguita dal medico legale Roberto Demontis, esame che potrebbe chiarire finalmente cosa accadde su quel viadotto in costruzione. Le prime notizie apprese la mattina dai giornali online che parlavano di un 39enne di Pula ferito dopo una brutta caduta, quindi la corsa disperata all’ospedale Brotzu di Cagliari in cerca di informazioni, poi la verità: ricordare quel giorno per le due donne è un dolore lancinante.

Tanti dubbi

«In questa storia ci sono troppe cose che non quadrano», denunciano entrambe, assistite nella ricerca della verità dall’avvocato Edoardo Vassallo. Secondo la versione ufficiale dello Spresal, che inizialmente non aveva convinto neppure il pm Giangiacomo Pilia (poi però il consulente aveva confermato), la vittima sarebbe caduta «perché la sua imbracatura non era agganciata nel filo. A questa versione non abbiamo mai creduto, Michele a detta del suo stesso datore di lavoro era un operaio molto attento alla sicurezza, era quello che richiamava i colleghi al rispetto di tutti i dispositivi di protezione individuali. Era così scrupoloso che preferiva comprare da sé casco, guanti, occhiali e tutti gli strumenti di protezione perché voleva le migliori attrezzature».

Le ferite

Dubbi anche sulle ferite trovate sul corpo, secondo le donne non compatibili con la caduta da quell’altezza, e soprattutto sulla posizione della salma al momento dell’arrivo dei soccorsi: «Michele ha riportato lo sfondamento del torace, lo spezzamento della spina dorsale e danni al cervelletto», sottolineano madre e sorella, «però neppure un graffio o un livido al braccio o alla spalla. Molto strano, visto che è stato ritrovato supino. Nessuno ha sentito o visto nulla, eppure accanto a lui stava lavorando un collega: possibile che mentre precipitava non abbia emesso un urlo o provocato un rumore nel tentativo di aggrapparsi?».

I funerali

Michele Fuedda era stato seppellito il 4 agosto ma loro alle esequie non avevano partecipato. Impossibile sopportare quella prova estrema dopo cinque giorni di grande dolore. «Eravamo a casa, sedate», ricordano Lalla Pisu e Barbara Fuedda, «per noi andare al funerale sarebbe stato troppo, la morte di Michele ci ha devastate. Era il figlio e il fratello perfetto, aveva un cuore enorme, in tre avevamo sempre affrontato tutto e sopperito all’assenza di un padre. In questo anno ci siamo sentite sole: la Cosmont ci è stata molto vicina, l’Aleandri ha inviato un telegramma, l’Anas neppure quello. È impossibile metabolizzare questo lutto, non possiamo accettare quanto è accaduto. Sapere la verità ci aiuterebbe ad andare avanti: vogliamo sapere cosa accadde quel giorno al nostro Michele».

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