Dilara Findikoglu e la collezione sposa che infrange le tradizionali regole del bridal, per apparire romantiche in modo non convenzionale
Aveva sette anni Dilara Findikoglu quando sua sorella maggiore si è sposata: per l'occasione, le fu confezionato un abito simile a quello della sposa, in una delicata tonalità di rosa. Quell'evento le ha lasciato un’impressione profonda: «Vederla trasformarsi in una principessa, come se le mie Barbie avessero preso vita, è stato bellissimo», ricorda. Oggi la designer turca di base a Londra, una laurea al Central Saint Martins, è nota per il suo mix di riferimenti storici e glam rock: corsetti gotici, giacche vittoriane e pizzo sfilacciato. A dieci anni dall’inizio della sua carriera, Findikoglu lancia una capsule collection di 8 capi da sposa adattati dalla sua linea prêt-à-porter, riproponendoli in colori più tenui, in linea con gli abiti da sposa su misura che ha realizzato in passato. «Ogni sposa vuole sentirsi speciale nel giorno del matrimonio», afferma, «ma la mia comunity vuole vivere un’esperienza da sogno. Le persone che si sono rivolte a me sono quelle che desideravano apparire romantiche in modo non convenzionale».
«Credo davvero che il potere dei miei abiti sia quello di far emergere l’unicità di una persona», aggiunge. «È proprio per questo che sono nate le Dilara Brides: per rivelare la versione più autentica di ciò che già sono».

Photo: Pavel Golik
La capsule collection caratterizzata da volant discreti, strati vaporosi e tessuti grezzi
La capsule collection da sposa traduce i suoi elementi distintivi — volant discreti, corsetti che avvolgono il corpo, vaporosi strati millefoglie e tessuti grezzi — in tonalità più tenui, con un tocco decisamente antico. «Non uso molto il bianco ottico», afferma. «Mi piace il bianco un po’ sporco e invecchiato. Quindi abbiamo utilizzato molte sfumature diverse di avorio, champagne e tocchi di nero in tutta la collezione». Propone anche un taffetà grigio-blu, ispirato ai colori che Maria Antonietta prediligeva quando soggiornava al Petit Trianon, e un rosa confetto, che definisce «il colore più carino del mondo». È un richiamo a quell’abito da sorella della sposa che aveva indossato da bambina.
Più che un “lancio” in senso stretto, si tratta semplicemente di un’evoluzione di un aspetto già esistente della sua attività. La designer turca infatti ha già creato gli abiti da sposa della fotografa Harley Weir – un modello con corsetto – e di Allyson Shiffman, redattrice di Vogue Scandinavia, con una gonna scenografica dall’orlo sfumato e dettagli con fiocchi stropicciati. Dilara immagina che i suoi modelli possano essere indossati durante la cerimonia nuziale, dalle damigelle d’onore o in occasione di un addio al nubilato (gli abiti possono essere acquistati esclusivamente sul suo sito web).
Leggi anche: Il romantico matrimonio della fotografa Harley Weir in un castello irlandese. La sposa in due abiti corsetto di Dilara Findikoglu
È significativo che il rapporto della stessa Findikoglu con l’idea del matrimonio sia complesso. «Essendo cresciuta in una famiglia conservatrice, mi è stato fatto credere che, per essere libere, le donne dovessero sposarsi e poi chiedere il permesso ai mariti per fare certe cose». «Questo mi ha spinto a fuggire il più velocemente possibile dall’idea del matrimonio. Allo stesso tempo, fin da bambina ho sempre sognato ad occhi aperti l’amore e il romanticismo. Sono una romantica senza speranza, quindi credo nell’amore eterno. Che sia attraverso il matrimonio o con un filo d’erba al posto dell’anello, vorrei trovare un modo per rendere l’amore eterno».

Pavel Golik
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Pavel Golik

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I suoi modelli sono al tempo stesso sensuali e ribelli, femminili e grintosi
Questi sentimenti contrastanti si riflettono nel suo lavoro, che racchiude il brivido di due idee opposte che si scontrano. I suoi modelli sono al tempo stesso sensuali e ribelli, femminili e grintosi. Riprendendo elementi storici dell’abbigliamento di epoche in cui le donne avevano meno autonomia e reinterpretandoli in chiave erotica, il suo lavoro possiede uno spirito sovversivo e determinato che viene spesso interpretato come intrinsecamente femminista. Questa tensione conferisce a questa capsule collection qualcosa di unico e peculiare, in un panorama bridal che resta, nella sua essenza, piuttosto tradizionale.
Si pensi, ad esempio, al top corsetto con stecche, fianchi imbottiti e tocchi di pizzo sulla scollatura e sull’orlo, oppure a una gonna trasparente corta con uno strato lingerie che fa capolino da sotto. Un altro abito, con scollo squadrato, maniche a campana e gonna leggermente svasata, appare quasi classico. Gli scatti di Pavel Golik ritraggono spose in pose provocanti: una è seduta su un tavolo in disordine, con una torta fra le gambe, un’altra fissa con sicurezza la fotocamera mentre lo sposo, accovacciato sul pavimento, le abbraccia una gamba. «Non credo che una donna debba smettere di sentirsi sensuale solo perché sta per sposarsi», afferma Findikoglu. «Il romanticismo e la sensualità possono coesistere».
Findikoglu ricorda un abito che aveva realizzato per l’addio al nubilato di un’amica, che ha riproposto per questa collezione. «È quasi interamente composto da lingerie, il che lo rende un po’ scandaloso perché è pensato per essere indossato davanti a tutti piuttosto che in privato. Il che, ovviamente, non è un problema nel mondo di Dilara».
L’abito presenta quei dettagli realizzati a mano che elevano il suo lavoro da semplice provocazione a qualcosa di giocosamente elegante e sorprendentemente sontuoso. «È composto da minuscoli slip ispirati alla lingerie con il fondoschiena arricciato, un corsetto in stile vittoriano con stecche a vista e strati di volant sfrangiati, un reggiseno e giarrettiere con volant», spiega. «Sembra quasi il tipo di look che tradizionalmente verrebbe riservato alla prima notte di nozze, solo per il proprio amante. Questo è uno dei capi della capsule collection che sembra completamente nuovo ed è uno dei look che mi piacerebbe indossare per una delle mie feste di nozze».
Sebbene queste immagini siano ben lontane dalle convenzionali rappresentazioni nuziali, Findikoglu afferma di non voler creare polemiche. «Il mio mondo non ha mai a che fare con la provocazione fine a se stessa», spiega. «Si tratta piuttosto di permettere alle donne di esprimere ogni aspetto della loro identità. Se una donna si sente più bella in un abito drammatico, romantico o persino sexy, allora è esattamente così che dovrebbe sposarsi».
«Non credo che debbano esserci regole su ciò che una sposa dovrebbe o non dovrebbe indossare», aggiunge. «Nessun limite alle idee, né tantomeno al colore. Mi è piaciuto tantissimo quando Dita Von Teese ha indossato il viola, e un giorno mi piacerebbe disegnare un abito da sposa che non sia bianco». Un pensiero conclusivo: «Il giorno del matrimonio dovrebbe essere uno dei momenti in cui ti senti più te stessa. Dovresti indossare ciò che hai voglia di indossare».

Pavel Golik

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