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- Diga di Ridracoli, visioni contrastanti: "Modello positivo". "Non replichiamola"
L’intervista all’ex assessore Zelli fa scattare il dibattito: da una parte Legacoop, dall’altra l’ex senatore dei Verdi Sauro Turroni

L’intervista all’ex assessore Zelli fa scattare il dibattito: da una parte Legacoop, dall’altra l’ex senatore dei Verdi Sauro Turroni

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Quando si parla di diga è inevitabile che emergano forti polarizzazioni. È quello che è successo all’indomani dell’uscita dell’intervista a Gabriele Zelli che, in quanto assessore dell’amministrazione Zanniboni (sindaco di Forlì, poi anche presidente del Consorzio Romagna, oggi Romagna Acque), ha espresso il suo punto di vista: "Avevamo tanti oppositori – si può riassumere il suo pensiero –, ma l’invaso fu una scelta inevitabile per rispondere ai problemi idrici della pianura".
Le reazioni sono nette e in deciso contrasto tra loro: da una parte c’è chi celebra la diga come un’infrastruttura da prendere a modello, dall’altra chi mette in dubbio la sua utilità e la sua sostenibilità. "La bella intervista sul Carlino a Gabriele Zelli, sulla storia della diga di Ridracoli – cita la nota del presidente di Legacoop Paolo Lucchi – impone un pensiero sul futuro dei nostri fabbisogni idrici. Quella storia insegna che, senza una visione di sviluppo, il progresso di un territorio complesso e competitivo come la Romagna, potrebbe anche fermarsi". Legacoop auspica che si possa in qualche modo replicare la formula del passato, perché "la situazione positiva che negli anni abbiamo consolidato in Romagna sommando una forte antropizzazione del territorio, con lo sviluppo agricolo e manifatturiero di alto livello e una presenza rilevante sulla costa, impone una esigenza di certezze idriche che oggi non abbiamo".
L’idea non è quella di una Ridracoli bis "che forse non ci serve neppure", ma di creare "una rete di piccoli invasi, in grado di non disperdere nulla di ciò che la natura ci mette a disposizione. E certamente – conclude la nota – l’ambizioso piano di investimenti già previsto da Romagna Acque rappresenta una prospettiva importante".
Di avviso ben diverso l’ex senatore dei Verdi Sauro Turroni: "L’opera veniva all’epoca celebrata come capace di soddisfare le esigenze idropotabili non solo di tutta la Romagna ma anche di altre regioni. E si affermava, come continua a fare Zelli oggi, che Ridracoli avrebbe contrastato la subsidenza perché sarebbero stati chiusi i pozzi. I pozzi non solo non sono stati chiusi, anzi sono aumentati". Turroni prosegue: "La propaganda e la esagerata dimensione dei numero dei Comuni serviti ha mostrato un’altra realtà: del 110 milioni di metri cubi di acqua venduti, circa il 50% viene dal Cer (Canale Emiliano-Romagnolo), dal Lamone e dai pozzi, mentre la subsidenza aumenta". Turroni, poi, torna al presente, facendo riferimento a progetti che riguardano nuove possibili captazioni: "I maggiori consumatori dell’acqua della diga sono i Comuni costieri che stano allegramente rilanciando le piscine sulle spiagge, ed ecco che ritornano in ballo il Rabbi e il Bidente che le battaglie di 40 anni fa erano riusciti salvaguardare per l’insostenibilità ambientale di ulteriori prelievi".
Secondo Turroni la soluzione non sono nuove dighe, ma il risparmio idrico. "Non risulta che Romagna Acque si sia mai posta come obiettivo la riduzione dei consumi o l’adozione di misure che riducano dispersioni, mentre si considerano necessarie le opere di presa del Rabbi e del Bidente. Sarebbe ora – termina – che vi fosse una maggiore assunzione di responsabilità guardando a un futuro nel quale le precipitazioni saranno sempre più scarse. È ormai ora di pensare di investire risorse in grandi sistemi di potabilizzazione dell’acqua di mare, unica soluzione di lungo periodo in un clima che cambia".
Sofia Nardi
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