Diesel, sale il prezzo: il governo in pressing per bloccare i rialzi: trattative in corso

2026/10/07

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Il rialzo delle accise era stato messo in conto. Che questo facesse salire anche il tetto ai prezzi dei carburanti deciso dalla compagnie petrolifere invece no.

Ma quando ieri mattina il ministero delle Imprese ha diffuso la rilevazione quotidiana sui prezzi al distributore di gasolio e benzina è stato chiaro che l’atteso paracadute anti-aumenti, una volta scaduto l’ultimo sconto di 6,1 centesimi sui costi del diesel, non si è aperto. 


In città mentre la verde scendeva, il gasolio accumulava un leggero rincaro rispetto al giorno prima. Non il costo pieno dello sconto finora garantito da governo - ci vorranno almeno altri due giorni affinché i distributori si adeguino - ma sufficiente a far scattare l’allerta.


LA TRATTATIVA
Lunedì sera il governo ha scelto di non prorogare ulteriormente, almeno per il momento, il taglio dell’accisa che finora aveva permesso di arginare il costo per gli automobilisti. Una strategia della detassazione governativa cui si erano aggiunti nella prima settimana di ottobre gli sconti concessi dalla compagnie guidate da Eni. Il gruppo petrolifero, lo scorso 25 settembre aveva fissato un tetto al costo al distributore: 1,99 euro al litro per la verde e 2,19 euro per il diesel.

E la manovra poggiava, in parte, proprio sulla garanzia fino a quel momento fornita dalle casse pubbliche rinunciando a un piccola quota di accise e di Iva. La nota del Cane a sei zampe lo spiegava abbastanza chiaramente: «Il price cap è correlato all’agevolazione fiscale sulle accise in vigore». Tanto che, venuto meno quest’ultimo, il tetto ai prezzi si è mosso di conseguenza. Ma il governo, che sperava invece di non dover più intervenire sulle accise e di contare sull’appoggio compensativo delle compagnie, ha riaperto le trattative su tutti i fronti con l’obiettivo di risolvere la questione scongiurando i rialzi. Anche a costo di prendere un po’ di tempo senza rinnovare automaticamente il taglio fiscale.


L’OBIETTIVO 
Dopo aver convinto con un’opera diplomatica le compagnie a seguire l’esempio di Eni, lunedì il governo è tornato in pressing sulla partecipata per sondare le opzioni per preservare il tetto. Il risultato è stato quello di ottenere delle garanzie sulla politica commerciale particolarmente responsabile che Eni intende perseguire ora più che mai pur di alleviare il pieno di famiglie imprese. Magari anche con una forzatura nel rallentamento di eventuali rialzi o nell’accelerazione dei ribassi.


Più di qualcuno, per la verità, nella maggioranza preme affinché l’azienda si faccia carico direttamente e assorba con i suoi sconti i 6,1 centesimi di riduzione che altrimenti graverebbero sulle casse pubbliche. Evitando quindi la proroga delle accise. 

LA SITUAZIONE

In seno al governo c’è chi ritiene infatti che l’eventuale proroga del taglio sarebbe si trasformerebbe in un finanziamento parziale del price cap deciso dagli operatori stessi. Ma il nodo non è ancora sciolto. E così il governo sarebbe comunque già pronto a intervenire in extremis con un decreto ministeriale per utilizzare fino a novembre l’extragettito Iva accantonato, decidendo una nuova sforbiciata o in alternativa mettendo in campo misure a favore di agricoltori, pescatori e agricoltori. Vale a dire alcuni dei settori più colpiti dai rincari dei carburanti generati dal conflitto nel Golfo Persico.


Il governo, d’altronde, è stretto da una doppia esigenza. Deve dare risposte a cittadini e imprese, tanto più alla vigilia dell’ultima manovra di bilancio prima del voto delle politiche del prossimo anno. Ma allo stesso tempo deve tenere conto delle sollecitazioni che arrivano dalle organizzazioni internazionali, come l’Fmi, e dalla Commissione europea, affinché circoscriva i sostegni, puntando su interventi mirati senza perseverare con misure a pioggia. 

RAGIONI DI BILANCIO

Ci sono poi ragioni di bilancio. La crisi in Medio Oriente e l’inflazione che ne consegue faranno esplodere la spesa del prossimo anno. Roma intende quindi ribadire in sede europea la richiesta di tenere conto dell’effetto che il caro-vita sta avendo sulle uscite degli Stati. Il Mef, spiegavano ieri fonti del ministero, porterà la questione sul tavolo del prossimo Eurogruppo e dell’Ecofin, in calendario domani e venerdì, quando i ministri delle Finanze dell’Eurozona e della Ue «discuteranno dell’impatto dei mercati dell'energia sull'economia dell'area euro».

Sempre domani è previsto il tavolo con gli operatori della raffinazione. L’intento è capire se ci siano margini per aumentare la produzione, favorendo l’offerta e contribuendo in questo modo ad alleggerire la pressione sui costi per un pieno. 

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