«Hai visto o no chi si mette contro a noi che fine fa? Era un grande compagno di papà, stretto, stretto. S’ha pigliat troppa confidenza e l’abbiamo mandato ad ammazzare: è rimasto in copp’ alla panchina». Vincenzo Senese, il figlio del boss Michele ‘o pazzo, rivendica chiaramente la paternità dell’omicidio di Fabrizio Piscitelli, parlando con Cosimo Nicolì, detto “Mamma Chiatta”, di origine campana e intraneo al gruppo camorristico denominato “I Rinnegati”, vicino ai Senese. Il 16 novembre 2023 viene interrogato dai pm della Procura di Roma - che indagano sui mandanti del delitto - e riferisce quanto gli aveva detto Vincenzo Senese, detto Enzo. «Enzo mi raccontava che ‘sto Fabrizio aveva debiti di droga con il padre, che doveva dargli dei soldi… non aveva pagato una partita di droga… eh, che il padre aveva commissionato l’omicidio». Michele aveva ordinato l’uccisione dell’ex capo ultras della Lazio, un suo ex sodale, tramite “pizzini” scambiati ai colloqui in carcere con la moglie e il figlio. Un passaggio nodale nell’inchiesta dei carabinieri del nucleo investigativo e della Squadra mobile di Roma che ieri ha portato all’arresto di 7 persone (a cominciare da Michele Senese) accusate a vario titolo di omicidio aggravato con metodo mafioso, estorsione con armi da guerra, tentato omicidio e associazione finalizzata al narcotraffico. Nicolì riferisce ai pm le confidenze di Vincenzo Senese, in dialetto napoletano: «Disse: “quando papà si mette in capo di fa’ una cosa, compagno o non compagno, non tene niente a che vede’ co’ nessuno”. E il padre aveva commissionato st’omicidio». Sempre Vincenzo gli aveva riferito che Piscitelli aveva un debito di droga di 350mila euro ma si rifiutava di pagare perché aveva perso il carico.

«MICHELE È HITLER DEL 2021»
Infine Nicolì fa un ritratto di Michele, detto ‘o pazzo, spiegando che il solo nome incute terrore: «Quando fai il nome di Michele Senese, la gente si mettono paura… anche i boss, boss di uno spessore, quando si parla di Michele Senese si ferma l’orologio. Ha fatto la guerra co’ i Magliulo a Afragola che metteva i morti fuori alla porta quando li accidev’. Michele Senese è ‘nu criminale, è Hitler, diciamo, del 2021. Non lo guardate accussì a Michele Senese... anche se è piccolo di statura. Tutti c’hanno paura. Che poi il pazzo non è lui. Gli hanno dato il nome di pazzo perché fece finta di esserlo: parlava da solo e venne detto che era incompatibile con il regime carcerario e si mise dentro una clinica».

«O PAGHI O MUORI»
Uccidendo Diabolik, il 7 agosto 2019, i Senese non hanno solo «eliminato un personaggio ormai rivale nel narcotraffico», spiega il gip Livio Sabatini, ma hanno «ribadito l’obbligo, da parte dei soggetti protetti o contigui all’associazione, di versare una parte dei loro guadagni illeciti». Il 10 febbraio 2025 Vincenzo Senese viene intercettato nel carcere di Lecce mentre ricorda le regole ferree della sua famiglia criminale: «O paghi o mor...». E Piscitelli non aveva versato al clan tutti i soldi che doveva, accumulando un debito di circa 350mila euro. Nabil Salami, arrestato nell’indagine “Assedio”, si trova nella stessa cella e gli dà ragione: «Diabolik si è messo... perché a lui lo hanno bevuto», precisando che se Giovanni De Salvo non fosse stato all’epoca detenuto non gli avrebbe permesso di violare le regole ferree imposte dal clan. A quel punto Vincenzo Senese «confermava l’ipotesi appena formulata»: «Dove andava, lo so, brav’, brav’!». Cinque anni prima, il primo febbraio 2020, era stata intercettata una conversazione tra Michele Senese e il cognato Antonio Gaglione. Quest’ultimo gli riferiva: «Lo sai che sei uscito sul giornale... il fatto di Fabrizio, come mandante». ‘O pazzo si schermiva: «Vedi cosa si stanno inventando (...) qualche scemo, qualcuno che si mette a dire le cose?». Gaglione gli rispondeva: «Tuo figlio... lo dice a tutti quanti». Senese ridimensionava tutto: «Quelli sono le guardie che forse pensano che stanno dentro la zona (Diabolik era stato ucciso nella sua area di influenza, ndr). È cresciuto dentro casa mia (diceva di Piscitelli, ndr) lo sanno che lo voglio bene». Tuttavia Michele aveva mostrato un «palese disinteresse» per la sua morte, quando, il 15 settembre 2019, parlò in carcere con la moglie e il figlio dell’urna funeraria di Diabolik: «Un cucchiaino di polvere… ve lo mette nel brodo!».
«LE MINACCE AI FRATELLI»
Le risultanze investigative hanno inoltre rivelato «gli avvertimenti larvati che Angelo Senese aveva rivolto ad Angela Piscitelli (sorella di Fabrizio, ndr), volendole far intendere - si legge nell’ordinanza di arresto - che le sue insistenze e quelle del fratello Andrea non stavano passando inosservate». «Tutto sto macello per sto funerale... tanto noi abbiamo detto che tu farai peggio della Cucchi». «Gli risposi che la verità doveva venire fuori perché veramente avrei fatto peggio di Ilaria Cucchi e che volevo che coloro i quali avevano ucciso mio fratello fossero marciti in carcere all’ergastolo», ha spiegato Angela Piscitelli agli inquirenti. Era andata una prima volta a casa dei Senese, avendo saputo del loro tentativo di porgere le condoglianze. L’anziano padre di Michele Senese «improvvisò un pianto a dirotto... mi condusse davanti a un mobile per farmi vedere che c’era la foto di mio fratello accanto a quella del figlio (Gennaro, ndr) con un lumino acceso».
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