Il ministro della Salute Orazio Schillaci preme per stanziare ulteriori 4-5 miliardi di euro nella prossima legge di bilancio. L’obiettivo è avvicinare i fondi del Servizio Sanitario Nazionale (SSN) al 6,4% del Pil e far fronte alle emergenze del sistema pubblico. Pochi giorni fa il Presidente Usa Trump ha annunciato di voler “riportare negli Stati Uniti la produzione di farmaci generici”, prevedendo una penalizzazione per “quelle aziende che decidono di non costruire stabilimenti e impianti produttivi entro il periodo di tempo loro concesso. A partire dal primo agosto 2026, tutti i farmaci generici introdotti negli Stati Uniti continueranno ad avere un dazio pari allo zero per cento per un periodo di 2 anni, dopodiché il dazio salirà al 100% per un anno e, successivamente, al 200%”. Vengono così messi in serissimo pericolo decine di migliaia di posti di lavoro nell’industria farmaceutica italiana costituita per oltre il 38% da ditte farmaceutiche straniere specie Usa.
Da oltre due anni, grazie alla lungimiranza ed all’impegno del Presidente del Club Atlantico di Napoli, Giosuè Grimaldi, che ha coinvolto su mia proposta una serie di stakeholders istituzionali e militari, abbiamo cercato di proporre, all’interno del Piano Mattei del governo italiano, la produzione in joint venture con l’Esercito italiano e con altre istituzioni anche appartenenti allo Stato del Vaticano come la Fondazione IDI (Istituto Dermopatico dell’Immacolata) di farmaci fuori brevetto carenti nelle nostre farmacie i cui principi attivi non sono prodotti in Italia ma soltanto assemblati.
Scopo del nostro progetto è quello di inserire questa operazione all’interno dei finanziamenti destinati alla Difesa – fino al 2,5% del PIL italiano – riservati ad aziende resilienti, importanti per la sicurezza nazionale come devono essere considerate anche le ditte italiane che producono farmaci sia fuori che sotto brevetto. Introdurre una quota significativa di farmaci essenziali oggi carenti all’interno di quei finanziamenti vuol dire supportare il nostro Servizio sanitario con risorse dai 3 ai 5 miliardi di fatto, come chiede il ministro Schillaci.
Le “montagne russe” provocate dalla violenta ma ondivaga politica sui dazi e sui fondi per la Difesa Nato della Amministrazione Usa di Trump stanno scuotendo alla radice il sistema globalizzato di produzione e distribuzione dei farmaci, governato dalle multinazionali farmaceutiche che sinora hanno sfruttato la globalizzazione solo al fine di incrementare al massimo i propri profitti. In questo contesto l’Italia è diventata la maggiore produttrice Ue di farmaci sotto brevetto (ma di proprietà al 38 % non italiana, specie Usa , Svizzera e Israele) e la migliore Nazione Ue per il solo “packaging” in qualità certificata dei farmaci fuori brevetto, i cui principi attivi sono però prodotti pressocché tutti in monopolio da potenze straniere come India, Cina e Pakistan. Questo per un unico e solo motivo: abbiamo il costo del lavoro e gli stipendi più bassi in assoluto in Ue per il personale ad altissima specializzazione necessario nella industria farmaceutica.
Le decisioni di Trump di questi giorni, sia pur rimandate al 2028, cioè quasi al termine del suo mandato presidenziale, mettono comunque in serissimo rischio decine di migliaia di posti di lavoro italiani nelle aziende Usa che producono in Italia, pari a non meno del 38% del totale. Diventa quindi urgentissimo, e magari pensando finalmente ad uno sviluppo vero del Sud tramite lo strumento della ZES, incrementare la produzione sia di principi attivi di farmaci essenziali fuori brevetto che di farmaci sotto brevetto italiani, trasformando quindi il Sud Italia in un vero hub per la autosufficienza della produzione farmaceutica italiana ma anche per la Ue e per l’intera area del Mediterraneo.
Abbiamo la possibilità, anzi il dovere, di inserire quanto prima l’incremento della produzione di farmaci essenziali fuori brevetto in Italia per colmare le carenze sempre più gravi presso le nostre farmacie ricordandoci che possiamo inserire questa spesa all’interno del 2.5% del Pil italiano destinato alle industrie resilienti finalizzate a raggiungere il 5% di Pil destinato alla Difesa.
Io ho un sogno: che il primo Papa statunitense, Robert Prevost, insieme al governo italiano, diventi il primo capace di portare farmaci generici a costi bassi o gratis non solo in Usa ma anche nel mondo intero. Sogno un progetto “Pro Pacem Omnibus Medicamentum” (Un farmaco per tutti per la Pace nel mondo). Collaborando in sintonia e sinergia, Stato italiano e Stato del Vaticano sono perfettamente in grado di avviare una significativa produzione di farmaci generici essenziali in grado di donare veramente non solo cure per molte malattie, ma di diffondere Pace nel mondo intero assicurando pure il migliore scudo a difesa di tutti i nostri missionari nel mondo, come era già persino all’epoca del Saladino.
Quando ho incontrato Papa Leone XIV ad Acerra, lo scorso 23 maggio 2026, ho capito che questa deve essere la mia ultima battaglia, l’ultimo sogno che voglio realizzare per presentarmi in modo degno al mio Giudizio finale.
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