Andrea Sempio, nei cui confronti si profila una richiesta di rinvio a giudizio da parte della Procura di Pavia per l'omicidio di Chiara Poggi avvenuto nel 2007, ha parlato nella trasmissione Quarto Grado. “Se capiterà di dover andare a giudizio, cioè di affrontare un vero e proprio processo, l'affronteremo", ha spiegato. Sull'impronta della scarpa: "Avevo il 44 ai tempi e ce l'ho ancora oggi". Su quella della mano: "Nessuna certezza"
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"Non mi sembra ci siano argomenti tali da arrivare a un vero e proprio processo”. È questa la posizione di Andrea Sempio, nei cui confronti si profila una richiesta di rinvio a giudizio da parte della Procura di Pavia nell'ambito della nuova indagine per l'omicidio di Chiara Poggi, avvenuto a Garlasco nell'agosto del 2007. Sempio ha parlato nella trasmissione Quarto Grado, su Retequattro. “Se capiterà di dover andare a giudizio, cioè di affrontare un vero e proprio processo, l'affronteremo", ha detto. Per l'omicidio è stato condannato in via definitiva a 16 anni Alberto Stasi, all'epoca fidanzato della vittima, che ora sta valutando con i suoi avvocati di chiedere la revisione del processo.
Sempio: “Credo sia tutto spiegabile”
Sempio, che all’epoca frequentava la villetta dei Poggi in quanto amico del fratello della vittima, ha parlato a pochi giorni dalla seconda chiusura dell'inchiesta della Procura di Pavia che lo accusa del delitto avvenuto il 13 agosto 2007. Il 38enne si è detto “più sollevato” che preoccupato, “sperando – ha aggiunto – che effettivamente siamo arrivati alla chiusura, quantomeno di questa prima parte. Spero sia arrivato finalmente il momento di affrontare davvero tutte le questioni che ci saranno e levarsi un po' da questo marasma di supposizioni, piste inventate, notizie che poi venivano smentite. Spero che adesso si vadano a vedere davvero i fatti concreti”. Ancora: “Credo che si potrebbe già risolvere tutto in udienza preliminare. Non mi sembra ci siano argomenti tali da arrivare a un vero e proprio processo. Se capiterà di dover andare proprio a giudizio, cioè di affrontare un vero e proprio processo, l'affronteremo. Per quello che ho visto finora, credo sia tutto spiegabile e che facendo le dovute verifiche si possa acclarare tutto. Parlando con la mia difesa non c’è qualche argomento che ci preoccupa più di altri".
La posizione di Sempio sulle impronte
Nel corso dell’intervista, Sempio ha risposto a una domanda sull’impronta della scarpa presente sulla scena del crimine e, in particolare, sulla consulenza dei pm sulla compatibilità del suo piede. "Avevo il 44 ai tempi e ce l'ho ancora oggi", ha detto il 38enne, e ha aggiunto che se avessero trovato a casa sua "una scarpa riconducibile a quella, magari sporca del sangue di Chiara, è un conto. Ma finché dici 'è compatibile', va bene. Non hai un elemento vero che collega". Riguardo all'impronta 33 del palmo di una mano che è stata trovata sul muro delle scale, in fondo alle quali c’era il corpo di Chiara Poggi, Sempio ha sottolineato: "Abbiamo fatto sperimentazioni su un muro e in realtà non si potrebbe escludere. A noi non serve sapere cosa potrebbe non essere o cosa non si può escludere. Devi avere una certezza. C'era la traccia sul muro? Sì. È stata analizzata? Sì. C'era del sangue? No. Fine. Per come la vedo io la questione finisce lì".