Delfin, Leonardo Maria Del Vecchio ai revisori: «Indagate sul cda»

2026/09/03

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Sale il livello dello scontro tra Leonardo Maria Del Vecchio, da una parte, e Francesco Milleri con il cda di Delfin, la holding che raccoglie gli eredi del fondatore di Luxottica, dall’altra. Secondo quanto ricostruito dal Sole24Ore.com, il quartogenito del fondatore ha inviato lo scorso 29 agosto una lettera formale ai Commissaires aux Comptes di Delfin, Fabio Scoyni e Lara Forte, chiedendo loro di avviare un’indagine su una serie di criticità riscontrate nella gestione del board della holding, partendo da una serie di conflitti di interesse di alcuni consiglieri. Nella missiva sollevati i temi del conflitto di interesse di Mario Notari e Romolo Bardin, ad della cassaforte, e i legami con Brooks Brothers

Il dito è puntato, evidentemente, contro la rotta tenuta dal cda nel bocciare il piano di Leonardo Maria avanzato prima dell’estate per aprire il riassetto di Delfin acquistando le quote di due fratelli, Paola e Luca Del Vecchio. 

LA SVOLTA

La sollecitazione del cda arriva in un momento cruciale per il futuro della holding, visto che il tribunale lussemburghese ha appena dato il via libera al trasferimento del 25% della cassaforte in mano ai due eredi in veicoli personali. Si tratta un requisito necessario per rendere le quote utilizzabili come garanzia ma anche per renderle cedibili. Di qui la prospettiva di uscite a catena anche per le quote degli altri soci. Non solo: Si è appena consumato uno storico strappo tra Leonardo Maria Del Vecchio e Francesco Milleri, presidente di Delfin e ceo di EssilorLuxottica. Leonardo Maria ha accompagnato la recente decisione di lasciare tutti gli incarichi in Essilux con una lettera di fuoco che mette sotto accusa la gestione di Milleri e anticipa la nuova missione da azionista in difesa “dell’indipendenza” e del futuro di EssilorLuxottica. 
L’affondo contro il cda e le sollecitazioni ai commissari di Delfin mettono ora altra carne sul fuoco e puntano evidentemente al cuore della governance della cassaforte che controlla il 32,5% del gruppo dell’occhialetia (insieme ad altre partecipazioni in Mps, Unicredit, Generali e Covivio) finora blindata dallo statuto.

LA TRASPARENZA

Il cuore della missiva inviata a fine agosto e’ la richiesta di più trasparenza nel sistema che governa la holding a capo di Essilorluxottica.
Nella lunga missiva, come riportato dal Sole24Ore, l’erede rilancia con forza una serie di istanze di trasparenza sulla gestione della holding di famiglia, come richiesta di una verifica indipendente nell’interesse di tutti i soci.

Diversi i punti di criticità sottolineati nella lettera. In primis le richieste di documenti avanzate a Delfin dall’erede e puntualmente respinte nel corso del tempo, passando poi per le informazioni sulla composizione del patrimonio della holding richieste dai suoi consulenti fiscali. Anche l’ultima richiesta del luglio scorso sarebbe stata di fatto respinta dal cda.

IL NODO DEL RIASSETTO

Inoltre Leonardo Maria torna sul piano di ascesa in Delfin con l’acquisto delle quote di Luca e Paola e punta il dito contro  l’atteggiamento del board in riferimento all’impegno del riacquisto delle azioni che lui avrebbe rilevato dai fratelli. «I membri del Consiglio di Amministrazione, tuttavia, hanno assunto nel tempo posizioni incoerenti: inizialmente indicando la disponibilità di Delfin a sostenere l’operazione, successivamente subordinando tale sostegno all’approvazione degli azionisti – dapprima a maggioranza semplice, poi a maggioranza qualificata – e infine avviando discussioni separate soltanto con alcuni azionisti», è scritto nel documento.

I LEGAMI OPACHI

E ancora, c’è un ampio capitolo nella missiva dedicato al conflitto di interessi in capo ad alcuni consiglieri che sono coinvolti in cause legali contro eredi e legatari della famiglia. Il caso più rilevante riguarda il professor Mario Notari che da un lato ha promosso una causa contro eredi e legatari per il pagamento di compensi professionali e dall’altro è lui stesso oggetto di un procedimento, avviato davanti al tribunale lussemburghese, per ottenerne la rimozione dal board per giusta causa. 

Infine, Notari è il notaio che ha redatto l’atto di rinuncia all’usufrutto di Nicoletta Zampillo a favore di Rocco Basilico, atto oggi al centro di forti contestazioni legali, comprese quelle sollevate dalla stessa Zampillo.
Criticità anche sulla posizione di Romolo Bardin, e in particolare sui ruoli sovrapposti tra Delfin e Cdv Holdings, il veicolo riconducibile a Claudio Del Vecchio. La richiesta è che venga chiarito se il board abbia adeguatamente vigilato sulla doppia posizione di Bardin nei casi in cui gli interessi delle due strutture potessero divergere.

A questo si aggiunge il capitolo relativo alla partecipazione di Delfin in C.D. Holding, la società attraverso cui la holding di famiglia è entrata nel capitale di Ceramica Dolomite, lo storico marchio ceramico bellunese ex Ideal Standard, salvato nel 2022 dalla chiusura con l’intervento di alcuni soci privati, tra cui Delfin, e di Invitalia. Come emerso nei giorni scorsi, ricorda il quotidiano finanziario, nel nuovo tavolo di crisi convocato al Ministero delle Imprese, l’azienda continua a gestire una situazione molto delicata con il rosso che nel 2024 è quasi raddoppiato, arrivando a 19,4 milioni. 

Secondo Leonardo Maria, Delfin era entrata nel 2022 come uno dei soci fondatori privati, versando 2 milioni di euro per una quota del 25%, ma negli anni successivi si sarebbero susseguite ripetute richieste di nuovo capitale e un progressivo peggioramento dei risultati rispetto al piano originario. Il punto è che, a fronte di questo andamento, e’ la critica, i soci di Delfin non avrebbero mai ricevuto un’informativa adeguata su impegni assunti, autorizzazioni concesse e modalità di monitoraggio dell’investimento.

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