Neppure durante la crisi dei debiti sovrani del 2011-2012 o durante la crisi finanziaria del 2008, i titoli di Stato francesi hanno raggiunto i rendimenti toccati ieri. L’Oat a dieci anni è schizzato a ridosso del 4,7% nel giorno in cui il governo del premier Sébastien Lecornu ha presentato il disegno di legge di Bilancio da 43 miliardi di euro, che sale a 54 considerando altre misure adottate nel corso dell’anno, e le strade delle città della Republique sono state segnate dagli scontri delle manifestazioni studentesche.
Per ritrovare un simile livello del costo del debito occorre tornare con la memoria al 2002. Lo spread è esploso a 140 punti. Il rialzo dei titoli sovrani, trainati dalla fiammata dell’inflazione a settembre che avvicina una possibile nuova stretta sui tassi della Banca centrale europea e ha surriscaldato il mercato obbligazionario, spiega soltanto in parte il balzo dei rendimenti dell’Eurozona.
Debito, volano i tassi in Europa
I mercati temono l’effetto contagio da Parigi, nuovo malato d’Europa. «In un contesto sempre meno tollerante verso il deterioramento dei conti pubblici, la Francia resterà probabilmente al centro dell’attenzione nei prossimi mesi», scrivevano nei giorni scorsi gli esperti di Algebris.
Il debito dell’Esagono è ai massimi dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, il deficit ben sopra il 5% e il governo di minoranza potrebbe non riuscire ad approvare la legge di bilancio in una campagna elettorale permanente che guarda alle presidenziali del prossimo aprile, con prospettive solide per la destra di Marine Le Pen e sondaggi favorevoli alla sinistra radicale di Jean-Luc Mélanchon (che propone di cancellare il debito francese in mano alla Bce). Dopo aver promesso, a metà settembre, una manovra «aggressiva», Lecornu ha evocato una «manovra di risanamento». Provvedimenti drastici come il dimezzamento a 12,7 miliardi del deficit della previdenza social e l’indicizzazione delle pensioni all’inflazione che non riguarderà più tutti gli assegni. Anche la presidente della Corte dei Conti, Amélie de Montchalin, si appella alla politica affinché si «svegli» per risanare i conti.
IL RISCHIO CONTAGIO
Uno scenario tale da non lasciare indifferenti le altre grandi economie europee. In Germania i Bund sono da settimane sopra il 3,5%. In Italia lo spread con i titoli tedeschi è balzato ieri a 118 punti dopo essere salito oltre quota 100 il giorno prima e il Btp a 10 anni si è avvicina al 4,7% . La parziale chiusura della Commissione europea alla nuova richiesta di flessibilità, «abbiamo già concesso maggiori margini agli Stati», ha spiegato un portavoce di Bruxelles, ha soltanto peggiorato il quadro e contribuito ieri ingrandire il differenziale tra il Bund e gli altri titoli di Stato. Anche le borse hanno risposto in rosso. Piazza Affari ha perso il 2,21%; Parigi l’1,62%, il Dax a Francoforte ha ceduto l’1,03%.
«L’aumento dei rendimenti dei Btp nell’ultimo mese è stato persistente e rileviamo che i rendimenti hanno raggiunto i massimi degli ultimi tre anni. Tuttavia, è importante sottolineare che gran parte di questo movimento è riconducibile all’intensificarsi del sell-off dei titoli di Stato a livello globale, in risposta allo shock sulle materie prime e alle aspettative secondo cui le banche centrali saranno costrette a irrigidire l’orientamento della politica monetaria», hanno scritto ieri gli analisti di Wellington Management, «In questo contesto, lo spread tra Btp e Bund si è ampliato a seguito del clima di avversione al rischio sui mercati obbligazionari, ma rimane nella parte bassa dell’intervallo osservato negli ultimi anni».
Il quadro generale non aiuta. Il conflitto in Iran di cui non si intravede la fine continua ad alimentare la fiammata dei prezzi del petrolio che si scarica sui costi del carburante spingendo verso l'alto l'inflazione. Gli istituti centrali rispondono con una stretta monetaria. I bond europei subiscono infine l’effetto T-Bond. I Treasury statunitensi sono ormai oltre il livello di guardia del 5% e galleggiano attorno al 5,3%.
Oltre alla guerra a trainare il costo dei bond Usa, già sotto stress per le incertezze legate alla politica protezionistica avviata dal presidente Donald Trump un anno e mezzo fa, contribuisce anche la mole di emissioni di debito privato dei colossi Big Tech per finanziare gli investimenti necessari alle infrastrutture per lo sviluppo dell'intelligenza artificiale. Collocamenti che fanno concorrenza ai titoli sovrani.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
>> Home