Navi ‘Trump’ e dazi,il conto (miliardario) delle scelte del presidente

2026/08/06

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Due dossier nello stesso giorno misurano il prezzo delle scelte più personali del presidente. Il Congressional Budget Office stima in 275 miliardi di dollari la flotta di 15 navi da guerra a propulsione nucleare battezzate "classe Trump", tra le più costose mai costruite negli Stati Uniti. Nel frattempo l'amministrazione ha già restituito circa 100 miliardi di dollari di dazi riscossi con le tariffe del "Liberation Day", dichiarate illegittime dalla Corte Suprema

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Nello stesso giorno, due conti diversi finiscono sullo stesso tavolo: quello dei contribuenti americani. Da una parte i 275 miliardi di dollari stimati per la flotta di navi da guerra che porterà il nome del presidente, dall'altra i circa 100 miliardi già rimborsati sui dazi bocciati dalla Corte Suprema. Due partite economiche di enorme portata che nascono da altrettante scelte fortemente volute da Donald Trump.

USA GOVERNMENT TRUMP

La flotta "classe Trump" da 275 miliardi

La prevista flotta di 15 nuove navi da guerra intitolate al presidente potrebbe costare 275 miliardi di dollari. La stima arriva dal Congressional Budget Office (Cbo), l'organismo parlamentare indipendente che analizza i conti pubblici, e se confermata farebbe di queste unità tra le più costose mai realizzate dalla marina statunitense. La prima nave, a propulsione nucleare, verrebbe a costare circa 23,4 miliardi di dollari; le successive avrebbero un prezzo medio di 18 miliardi ciascuna, con acquisti scaglionati fino al 2056.

Per avere un termine di paragone, la USS Gerald Ford, la più grande portaerei del mondo, è costata circa 13,3 miliardi di dollari nel 2008, pari a oltre 20 miliardi ai valori del 2026. Le nuove imbarcazioni saranno molto più grandi degli attuali cacciatorpediniere e incrociatori americani, ma il loro dislocamento resterà leggermente inferiore a quello delle ultime corazzate statunitensi, quelle della classe Iowa, ritirate dal servizio negli anni Novanta.

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Un onore riservato agli ex leader

Trump aveva annunciato il progetto lo scorso dicembre, presentandolo come il cuore di una nuova "Golden Fleet" pensata per rilanciare l'industria navale americana e "incutere timore" agli avversari. La scelta di dare a una classe di navi il nome di un presidente ancora in carica rompe una consuetudine: si tratta di un onore solitamente riservato ai leader che hanno lasciato l'incarico. Al Congresso il programma incontra resistenze, con richieste di rallentare la costruzione e di continuare a sviluppare in parallelo un cacciatorpediniere di nuova generazione più piccolo.

Il boomerang dei dazi: 100 miliardi restituiti

Sul fronte commerciale, la politica delle tariffe che avrebbe dovuto "liberare" l'economia americana si è trasformata in un esborso. Dopo che la Corte Suprema, il 20 febbraio, ha stabilito che l'International Emergency Economic Powers Act (Ieepa), la legge del 1977 sulle emergenze economiche, non autorizza il presidente a imporre unilateralmente dazi ai partner commerciali, l'amministrazione ha dovuto avviare i rimborsi delle somme incassate.

Secondo una documentazione depositata alla Corte per il commercio internazionale, i rimborsi completati ammontano a circa 100 miliardi di dollari, pari a circa il 60% dei 166 miliardi raccolti con le tariffe del "Liberation Day" del 2 aprile 2025. A beneficiarne non sono i governi o gli esportatori stranieri, ma gli importatori registrati negli Stati Uniti, ai quali le somme vengono restituite con gli interessi.

Ricorsi, scappatoie e la reazione di Pechino

La sentenza non ha dichiarato illegali i dazi in sé, ma ha ribadito che il potere di imporli spetta al Congresso e va delegato al presidente in modo esplicito. Trump ha reagito ricostruendo parte delle tariffe attraverso altre norme, in particolare la Section 301 del Trade Act, introducendo nuovi dazi a due cifre contro decine di partner (tra cui Regno Unito, Cina e Unione Europea) con la motivazione del contrasto al lavoro forzato nelle catene di fornitura.

Anche queste misure sono già finite sotto ricorso: 25 Stati americani le hanno impugnate, sostenendo che la lotta al lavoro forzato sia solo un pretesto per reintrodurre i dazi bocciati.

Nello stesso clima di escalation, Pechino ha annunciato contromisure alle nuove restrizioni statunitensi. Secondo un portavoce del ministero del Commercio cinese, le misure di Washington danneggiano gravemente i diritti e gli interessi della Cina, che ha deciso di rafforzare i controlli sulle esportazioni di droni e delle loro componenti e tecnologie chiave verso gli Stati Uniti.

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