Dariya Derkach, l’oro europeo e la lunga attesa per la cittadinanza: «Ho sempre voluto solo l’Italia, l’Inno di Mameli mi commuove sempre»

2026/08/15

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In un'intervista al Corriere, la campionessa europea di salto in lungo ricorda l'arrivo in Italia e le prime gare a scuola: «Sono cresciuta a pizza e mozzarelle»

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«Io ho sempre voluto solo l’Italia». A parlare, in un’intervista al Corriere della Sera, è Dariya Derkach, 33 anni, nata a Vinnycja, in Ucraina, e arrivata in Italia quando ne aveva nove. A Birmingham, dove sono in corso gli Europei di atletica, ha conquistato l’oro europeo nel salto triplo, il primo mai vinto da un’italiana in quella specialità. Un titolo, peraltro, arrivato dopo tre operazioni al tendine d’Achille e una lunga attesa per ottenere la cittadinanza italiana.

Nell’intervista rilasciata al Corriere, Derkach racconta un legame con l’Italia che va ben oltre lo sport. Arrivata nel gennaio 2002 a Sant’Egidio del Monte Albino, in provincia di Salerno, ha frequentato le scuole italiane, imparato la lingua e costruito qui la propria vita. «Cultura, lingua, cibo, scuole: tutto italiano. Sono fortunata: al di là di qualche sfottò tra bambini perché venivo da un Paese lontano, ho incontrato persone meravigliose».

Il passaggio più significativo è forse quello sulla cittadinanza, arrivata dopo undici anni. «Io ho sempre voluto solo l’Italia. Intanto – spiega Derkach – perché ci eravamo trasferiti da tempo e cambiare non aveva alcun senso. L’Italia è stata la scelta dei miei genitori e anche la mia: io ci sono quasi nata, ci sono cresciuta, avevo appena iniziato a fare amicizia, a sentirmi di nuovo a casa. Sono cresciuta a pizza e mozzarelle. No, andarsene non era possibile». Nel frattempo, racconta, erano arrivate offerte da altre Federazioni, tra cui Spagna, Ucraina e Qatar.

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Lo sport e le prime gare a scuola

E proprio lo sport, spiega Derkach nell’intervista, ha avuto un ruolo decisivo nel suo sentirsi italiana: «Alle elementari c’erano i giochi sportivi studenteschi, erano i primi anni di integrazione, ancora non conoscevo nessuno: ero la straniera. Finché non ho vinto una garetta di ostacoli e, magicamente, sono diventata amica di tutta la scuola! Questo per dire quanto lo sport possa aiutare a sentirsi parte di una comunità». Oggi, invece, è il tricolore a rappresentare il punto più alto del suo percorso. Durante la premiazione di Birmingham, Derkach ha cantato l’Inno di Mameli visibilmente emozionata: «Mi sono trattenuta per non crollare, credo mi sia uscita mezza lacrima. Ma l’Inno mi commuove sempre».

Lo zio rimasto in Ucraina sotto le bombe

La sua storia italiana, però, non cancella quella ucraina. Nel suo Paese notale è rimasto uno zio paterno, che vive «a Kiev, sotto le bombe». La guerra ha reso ancora più lontano il Paese in cui è nata: in ventiquattro anni Derkach racconta di essere tornata una sola volta, per rifare il passaporto. Lo zio, spiega, è rimasto a Kiev mentre la moglie e la figlia sono andate in Inghilterra. «Lui resta lì: gli uomini non possono uscire dal Paese».

Foto copertina: ANSA/Tolga Akmen | Dariya Derkach festeggia la medaglia d’oro nel salto triplo agli Europei di atletica in corso a Birmingham

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