Che cos’hanno in comune una parola e una molecola? Più di quanto possa sembrare. Una nuova Perspective del prof. Stefano Moro, docente al Dipartimento di Scienze del Farmaco dell’Università di Padova, pubblicata sulla rivista scientifica dell’American Chemical Society, propone di leggere l’evoluzione del linguaggio e quella della chimica come due storie parallele: entrambe hanno trasformato conoscenze inizialmente intuitive in sistemi di simboli, regole e rappresentazioni sempre più precise.
Oggi, grazie all’Intelligenza Artificiale, non solo è possibile generare una molecola chimicamente valida, ma anche valutare se quella molecola possa apparire sensata, originale e promettente agli occhi di un chimico esperto per lo sviluppo di un potenziale farmaco.
Da Dante, che contribuì a riflettere sulla struttura della lingua volgare, a Lavoisier, che introdusse una nomenclatura sistematica per la chimica, il filo conduttore è la formalizzazione della conoscenza. In tempi più recenti, formule di struttura, stringhe, grafi molecolari ed embedding – tra le principali modalità utilizzate per rappresentare le molecole in ambito computazionale – hanno reso possibile descrivere e confrontare le molecole attraverso strumenti informatici.
Prendendo spunto dal celebre lavoro di Alan Turing, la riflessione scientifica del prof. Moro, intitolata The Chemical Imitation Game: Navigating Spaces of Meaning in Language and Chemistry, pone una domanda centrale: mentre i nuovi modelli di Intelligenza Artificiale diventano sempre più capaci di generare ed esplorare strutture molecolari, possiamo chiederci non tanto se una macchina “comprenda” davvero la chimica, quanto se il modo in cui naviga lo spazio chimico possa produrre risultati simili a quelli guidati dall’intuizione di un chimico esperto. E che cosa può insegnarci questa somiglianza sulla natura stessa della conoscenza chimica?
Progettare un possibile farmaco significa infatti bilanciare contemporaneamente molte proprietà: attività biologica, selettività, solubilità, stabilità, accessibilità sintetica, farmacocinetica e compatibilità con il bersaglio terapeutico. L’Intelligenza Artificiale può esplorare milioni di alternative e individuare regioni promettenti dello spazio chimico, ma la valutazione finale richiede ancora esperienza, interpretazione e intuizione scientifica.
«L’Intelligenza Artificiale non sostituisce l’intuizione del chimico: ne amplia la capacità di esplorare spazi molecolari troppo vasti per essere affrontati con i soli strumenti tradizionali. La sfida non è generare semplicemente nuove molecole, ma imparare a riconoscere quali abbiano davvero un significato sia chimico sia terapeutico» spiega Stefano Moro, autore della Perspective e docente al Dipartimento di Scienze del Farmaco dell’Università di Padova.
In questa prospettiva, l’AI non sostituisce il chimico farmaceutico: ne amplia il raggio d’azione. La macchina può proporre nuove direzioni, mentre il ricercatore interpreta, seleziona e collega quelle proposte alla realtà biologica e sperimentale.
Il messaggio è quindi semplice: migliori rappresentazioni della chimica possono portare a migliori strategie per esplorarla. Nel settore farmaceutico, questo potrebbe significare individuare più rapidamente molecole interessanti, comprenderne meglio il comportamento e progettare candidati terapeutici in modo più razionale.
La Perspective è stata inoltre selezionata per la copertina del «Journal of Chemical Information and Modeling». L’immagine mette in scena proprio questa convergenza: da Dante e Lavoisier fino agli spazi molecolari navigati dall’Intelligenza Artificiale, come simbolo di un percorso che unisce linguaggio, chimica e scoperta di nuovi farmaci.
Link alla Perspective: https://pubs.acs.org/jcisd8/article/doi/10.1021/acs.jcim.6c01773/5329805/The-Chemical-Imitation-Game-Navigating-Spaces-of
Link alla copertina: https://pubs.acs.org/jcisd8/issue/66/17
Titolo: The Chemical Imitation Game: Navigating Spaces of Meaning in Language and Chemistry – «Journal of Chemical Information and Modeling» – 2026
Autore: Stefano Moro
(La redazione di "Le Scienze" non è responsabile del testo di questo comunicato stampa, che è stato pubblicato integralmente e senza variazioni)
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