Gli Europei 2032 saranno la sesta competizione calcistica per nazionali che si ospiterà nello stadio di Fuorigrotta, inaugurato il 6 dicembre 1959 con la vittoria del Napoli sulla Juventus, senza considerare le gare dell'Italia, l'ultima disputata dalla Nazionale di Roberto Mancini contro l'Inghilterra, vinta dalla squadra di Sua Maestà il 23 marzo 2023 per 2-1 mentre la città si preparava a festeggiare il terzo scudetto. Si vedrà un grande evento a distanza di 42 anni dall’ultimo, quello dell’estate del 1990 e delle notti magiche cantate da Edoardo Bennato e Gianna Nannini: i Mondiali che al San Paolo si conclusero con la sconfitta dell’Italia nella semifinale contro l’Argentina.
La prima partita di una competizione risale al girone di qualificazione dei Giochi olimpici 1960: il 26 agosto l'Italia piegò agevolmente la rappresentativa di Taiwan per 4-1 con la doppietta di un diciassettenne che avrebbe fatto una grande carriera, Gianni Rivera, e i gol di Fanello e Tomeazzi. Poi i Giochi del Mediterraneo del 1963, per i quali vennero costruiti il Palasport e la piscina, dedicati ai giornalisti sportivi Mario Argento e Felice Scandone lungo il viale che portò il nome di quella manifestazione che ridisegnò l’architettura sportiva della città: il 29 settembre l'Italia vinse la finale battendo la Turchia per 3-0. Il portiere della squadra aveva 21 anni e avrebbe scritto la storia del calcio italiano: Dino Zoff, che giocò tra i pali del Napoli prima di spiccare il volo verso la Juventus e la Nazionale, capitano della squadra che vinse i Mondiali dell’82 in Spagna.
Passò alla storia la partita giocata cinque anni dopo, semifinale degli Europei 1968 contro l'Urss. Il 5 giugno la gara finì 0-0 ai tempi regolamentari e allora non erano previsti né supplementari né rigori: la qualificazione alla finale di Roma si sarebbe dunque decisa seguendo una procedura che oggi fa sorridere, il lancio della moneta. Una “funzione” che l'arbitro Tschenscher, fischietto della Germania Ovest, fece negli spogliatoi alla presenza dei capitani Facchetti e Shesternev e di alcuni dirigenti. La moneta era da 5 franchi svizzeri, il campione dell'Inter disse testa. In quella strana serata accadde qualcosa di ancora più strano perché fu necessario ripetere l'operazione: la moneta era rimasta incredibilmente incastrata tra due mattonelle. Ancora testa e Italia in finale, con Facchetti che corse in campo per ricevere l'abbraccio dei compagni e ascoltare l'urlo di 70mila napoletani. A Roma l'Italia avrebbe vinto la Coppa dopo non una ma due partite contro la Jugoslavia: in seguito all'1-1 della prima gara fu necessario ripeterla a distanza di due giorni (2-0). Quella semifinale europea contro i sovietici rafforzò il legame tra Napoli e la Nazionale: un anno dopo, in occasione della partita contro la Germania Est per le qualificazioni ai Mondiali del 1970, venne registrato il record di spettatori presenti a una gara dell’Italia in casa, 91mila, tuttora imbattuto.
Il primo restyling del San Paolo sarebbe stato realizzato con l'investimento di un miliardo di lire per gli Europei 1980. Sugli spalti, settore Curva A, comparve anche il tabellone luminoso. Si giocarono quattro partite, compresa la finale per il terzo posto tra l'Italia e la Cecoslovacchia, vinta dagli ospiti ai rigori per 9-8: decisivo l'errore dal dischetto di Collovati, che due anni dopo avrebbe festeggiato la conquista del Mondiale in Spagna. Quell’evento fu il primo ad alto livello a Napoli e fu organizzato in maniera impeccabile dal team coordinato da Carlo de Gaudio, storico dirigente sportivo. E non creò problemi di ordine pubblico lo sbarco di migliaia di hooligans inglesi per la partita contro la Spagna: cinque anni dopo, a Bruxelles, vi sarebbe stato il dramma dell’Heysel
La semifinale
Nella memoria collettiva è rimasta l'ultima partita al San Paolo di un torneo internazionale: la semifinale del Mondiale del 1990 tra Italia e Argentina. L'investimento, rispetto all'Europeo di dieci anni prima, fu più corposo: circa 90 miliardi di lire, compresi quelli destinati alla costruzione di aree di parcheggio sotterranee poi mai utilizzate. Si giocarono prima della semifinale quattro partite, due dell'Argentina di Maradona, fresco vincitore del secondo scudetto con il Napoli, e due del Camerun. Circa sessantamila spettatori al San Paolo il 3 luglio per la partita degli azzurri, imbattuti fino a quella sfida. Al gol di Schillaci, l'eroe delle notti magiche romane, seguì quello di Caniggia su errata uscita di Zenga. Poi, ai rigori, gli errori fatali di Donadoni e Serena: vittoria dell'Argentina per 5-4 e finale. Ma l'Italia, anziché prendersela con sé stessa, accusò i tifosi napoletani di aver tifato per l'Argentina. Falso, perché Napoli rispettò Diego e i suoi compagni, non insultandoli come era accaduto in altri stadi e come si sarebbe verificato all'Olimpico nel giorno della finale contro la Germania Ovest. Negli spogliatoi vi fu chi ascoltò l’urlo di un autorevole dirigente federale: «Maradona questa la pagherai». Otto mesi dopo arrivò la squalifica per cocaina. Nel 2019 nel San Paolo ristrutturato con un esborso di 25 miliardi da parte della Regione Campania non si sono giocate gare del torneo di calcio delle Universiadi, distribuite in altri impianti.
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