Dalla dose blu a quella rossa: il codice dei colori e i conti al centesimo dei pusher ad Arghillà

2026/07/17

Categories: world-news

Pubblicato il: 17/07/2026 – 19:22

di Mariateresa Ripolo

REGGIO CALABRIA Una multinazionale dello spaccio a conduzione familiare, con turni di lavoro “impiegatizi”, “roccaforti” logistiche blindate e persino un codice cromatico per catalogare dosi e prezzi. L’inchiesta della Dda di Reggio Calabria, denominata “Epicentro 2”, squarcia nuovamente il velo sulle dinamiche interne della comunità rom stanziata nel quartiere periferico reggino, rivelando la sussistenza di una «stabile, strutturata ed articolata associazione» dedita al narcotraffico, con un raggio d’azione capace di estendersi all’intera città dello Stretto.
Le indagini della Direzione Distrettuale Antimafia reggina hanno squarciato il velo su questo business criminale dai numeri impressionanti. L’inchiesta è culminata in una vasta operazione di polizia giudiziaria curata dal Nucleo Investigativo dei Carabinieri, dalla Squadra Mobile, dalla Sisco e dalla Compagnia Carabinieri di Reggio Calabria, che ha portato all’applicazione di 79 misure custodiali (73 in carcere e 6 ai domiciliari). I reati contestati a vario titolo agli indagati vanno dall’associazione mafiosa al traffico di stupefacenti con l’aggravante di agevolazione della ‘ndrangheta, fino a estorsione, riciclaggio e porto di armi da guerra. I dettagli emersi dall’ordinanza firmata dal gip delineano un quadro di «intenso allarme sociale». Il sodalizio guidato dai fratelli Morelli aveva eletto Arghillà a propria esclusiva «roccaforte per l’espletamento proficuo e sicuro delle continuative attività legate al narcotraffico».

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Il “codice dei colori” per pesi e tariffe

Ciò che emerge è la spiccata capacità organizzativa nella manipolazione della droga. Nelle perquisizioni sono emersi non solo gli ovvi bilancini di precisione e le bustine trasparenti, ma anche un insospettabile strumento di catalogazione: evidenziatori di vario colore. Un metodo per «differenziare le qualità e le quantità di sostanza stupefacente da destinare al mercato al minuto», riducendo al minimo gli errori dei pusher e i sospetti dei clienti.
La prova di questa meticolosa suddivisione cromatica emerge dalle intercettazioni ambientali. Il 20 ottobre 2022, Fabio Morelli e Angelo Civitaliani discutono animatamente proprio a causa di un errore di pesatura che rischiava di mandare in fumo i profitti. Civitaliani, nel tentativo di giustificare un ammanco, fa esplicito riferimento al sistema: «L’ho vista io la cosa, arancione […] Eh…non era rossa […] Ma che stavi dicendo che era blu! Ma ti sei strambato bello mio!! Quale arancione?! […] Non è vero niente, che era ros…».
Un sistema infallibile in cui la dose contrassegnata con il colore blu corrispondeva matematicamente a 0,3 grammi al prezzo fisso di 20 euro, mentre quella rossa identificava la pezzatura da 0,4 grammi. Un “listino prezzi” talmente collaudato che persino Antonino Vigliarolo, settimane dopo, parlando con il capo Fabio Morelli, confermava l’errore del pusher “Spillo” ripetendo la formula: «l’altra volta 20 euro, avevo 20 euro e mi ha fatto 20 euro, tu gli hai detto quella blu».

La “responsabilizzazione professionale” e i turni di lavoro

A coordinare questa imponente macchina da soldi c’era un capitale umano gerarchicamente ordinato. Al vertice, la triade dei fratelli Morelli. A causa dello stato di detenzione di Andrea e dell’altro germano Cosimo, detto “Cocò”, il ruolo di amministratore delegato sul territorio era scivolato interamente sulle spalle di Fabio Morelli, incaricato di tenere i rapporti con i fornitori .
Sotto la cupola, operava una manovalanza fedele, descritta dagli inquirenti come legata da un rapporto «para-impiegatizio». Fabio Morelli pretendeva dai suoi ragazzi una vera e propria «responsabilizzazione professionale», con turni diurni e notturni rigidi per non lasciare mai scoperta la piazza di spaccio.

La contabilità bruciata e i conti al centesimo

La gestione manageriale imponeva una rendicontazione scientifica degli incassi. «Trenta grammi, cinquanta per lui, e le palline gestitevele in qualche maniera», ordinava Morelli, pretendendo che i conti tornassero al centesimo su ogni panetto lavorato: «Allora, Angelo fammi… in parole povere, sopra a 50, tu ti devi tenere 3.000 euro, tutti quegli altri glieli devi dare a lui! Che sono 3.000… che sono, quasi 1.000, 1.100 euro… Angelo, lo puoi prendere il telefono? Fai il conto».
E la risposta di Civitaliani svela la proiezione matematica del profitto: «Allora ogni 50 che stecchiamo, perché ogni 50 pezzi stecchiamo noi… sono 4.000, sopra a 4.000, 3.000 sono i nostri… a 0.4 la stiamo facendo». Una contabilità rigorosa, spesso messa nero su bianco, come dimostra il disperato tentativo di far sparire le prove durante i blitz delle forze dell’ordine. Nel corso della perquisizione che portò all’arresto di “Spillo” l’11 novembre 2022, i militari trovarono, in un locale adiacente all’abitazione, una penna e un foglio di carta parzialmente bruciato.

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