Sinnai.
22 settembre 2026 alle 00:33
A novembre don Carlo Rotondo, missionario globetrotters, aveva salutato i suoi compaesani di Sinnai con un’incredibile, movimentatissima messa concelebrata nella chiesa di Santa Vittoria con don Guido Rossandich.
Lo aveva fatto a modo suo, annunciando il suo nuovo viaggio in Tanzania, dove vive da quasi 5 anni, fra i più poveri dei poveri, e ringraziando la Sardegna e la sua Sinnai per le offerte ricevute per l’acquisto di una clinica mobile necessaria per andare incontro alla gente delle savane. Un sogno, quello del sacerdote super tifoso del Cagliari, che si è avverato e che chiude un percorso iniziato nel 2024, quando l’Admiss Ong, che supporta l’opera del missionario di Sinnai, aveva vinto il concorso per la costruzione del reparto “Mama Mzazi”, 600 metri quadri dedicati a mamme e bambini.
Nel 2025 la Regione aveva premiato l’allestimento e l’acquisto delle attrezzature sanitarie: incubatrici, macchine per l’ossigeno, letti per il parto e arredi per le 16 stanze. Ora l’ultimo tassello: la clinica mobile.
Si tratta di un fuoristrada trasformato in ospedale, annesso al reparto maternità, che permetterà a madri e bambini di ricevere visite diagnostiche e pediatriche direttamente nei villaggi (circa 30mila persone).
Molte famiglie, quando la sanità formale è troppo lontana o troppo cara, si affidano ai guaritori tradizionali. Il risultato è che la Tanzania resta tra i dieci Paesi al mondo che concentrano il 60% dei decessi materni, neonatali e dei nati morti. Il Paese ha fatto passi avanti: il tasso di mortalità materna è sceso da 556 decessi ogni 100mila nati vivi nel 2015 a 104 nel 2022. Eppure, ogni anno muoiono ancora 30 neonati ogni mille.
Lo straordinario progetto, tutto sardo, è diventato possibile anche grazie al contributo dei donatori dell’Isola. «In Tanzania sto vivendo un’esperienza incredibile fra bambini e gente straordinaria», spiega don Carlo, che non manca di salutare e ringraziare la Sardegna: «Io sto cercando di fare sempre il possibile. Alla Gigi Riva, il mio idolo sin da quando mio babbo mi portava all’Amsicora».
RIPRODUZIONE RISERVATA
Questo contenuto è riservato agli utenti abbonati
Per continuare a leggere abbonati o effettua l'accesso se sei già abbonato.
• Accedi agli articoli premium
• Sfoglia il quotidiano da tutti i dispositivi

