Caso Regeni, Tajani: “Ho fotografato la sentenza”. Imbarazzo Pichetto Fratin | Il Fatto Quotidiano.it

2026/09/29

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Politica

Prima l’assoluzione del regime di Al Sisi, nonostante le condanne dei tre agenti 007 egiziani sul caso Regeni, cercando di minimizzare e parlando di condanne che coinvolgono “tre persone, non l’Egitto”. Il giorno dopo la sentenza, incalzato pure dalle opposizioni che si sono scagliate contro le sue dichiarazioni, il ministro degli Esteri Antonio Tajani cerca giustificazioni, ai microfoni del Fattoquotidiano.it. Dicendosi pure “stupito dalle polemiche”: “Mi sono limitato a fotografare la sentenza di ieri”, risponde. “Non sono semplici persone, ma tre alti funzionari del regime? Ho detto che tre persone sono state condannate perchè questo è il perimetro della sentenza, non ho fatto altro che fotografare la sentenza, ho detto che non è sufficiente per scoprire la verità quello che ha accertato la Corte a Roma, bisogna andare avanti, io non ho mai ceduto su questo, ma agire con discrezione non significa non agire”, sono state le giustificazioni del vicepremier.

E ancora: “Se il governo farà rispettare la sentenza, compreso il tema dei risarcimenti? Quella di ieri è una sentenza limitata, che non ci dice chi sono gli assassini
di Regeni, vogliamo che si faccia piena luce su questo, non abbiamo mai mollato”, ha continuato il vicepremier, che due settimane prima della sentenza non aveva avuto alcun imbarazzo nel recarsi al Cairo e stringere la mano dello stesso Al Sisi. Un vertice che la stampa egiziana aveva celebrato come il simbolo della nuova pacificazione tra Roma e Il Cairo e come “la chiusura di un incidente”, con parole offensive verso la memoria di Giulio Regeni.

Tajani non ha spiegato se nel viaggio abbia fornito garanzie ad Al Sisi e ha negato, al di là delle parole negazionistiche sul caso Regeni, che il governo abbia dimenticato il caso: “Non abbiamo mai rinunciato a insistere con le autorità egiziane in ogni incontro su quello che per noi è fondamentale, scoprire la verità, scoprire chi sono gli assassini di Regeni”.

Parole che però stridono con decine di vertici bilaterali dove il caso Regeni non è stato nemmeno menzionato nei comunicati. Tutto mentre, di fronte alla mancata collaborazione del Cairo, sia Tajani che Meloni sono rimasti in silenzio, continuando con affari e accordi strategici con il Paese nordafricano. “L’attività diplomatica non ha a nulla a che vedere con le coperture: noi non copriamo nulla, vogliamo soltanto scoprire la verità”, ha cercato di smentire Tajani. Sul tema dei risarcimenti (di fronte a una provvisionale di 500mila euro già esecutiva) Tajani ha invece preso tempo, limitandosi a spiegare che lo Stato Italiano “è parte civile del processo” e che il governo “rispetterà la legge sempre e comunque”, ma che “la sentenza di ieri è soltanto il primo passo“.

Silenzi e imbarazzi invece dal ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin, che si era recato con lo stesso Tajani due settimane fa al Cairo: “Mi occupo solo delle mie deleghe”, si è limitato a spiegare, chiedendo pure allo staff di allontanare domande scomode. “Lo togliete di torno…”, ha replicato stizzito.

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