Politica internazionale |Il nuovo antisemitismo
Il tentativo di tracciare le attività dei cittadini dello Stato ebraico. I dati al "Global Sumud Movement"
00:00 00:00
Segui Il Giornale su Google Discover Scegli Il Giornale come fonte preferita
Un'iniziativa online pro Pal sta sollevando profonda preoccupazione e richiede una netta presa di posizione a tutela della comunità ebraica e dei principi fondamentali della convivenza civile nel nostro Paese. Attraverso un modulo digitale diffuso capillarmente sulle piattaforme social, è stata avviata una vera e propria attività di tracciamento e segnalazione volta a registrare presunti casi di turismo, compravendite immobiliari e presunte dinamiche geopolitiche sul territorio italiano.
La raccolta di dati, unita alla richiesta di fonti per coordinare non meglio specificate iniziative locali, assume i contorni di una pericolosa schedatura ideologica che rischia di alimentare un clima di odio che dal 7 ottobre 2023, quando Hamas ha dato l’assalto a Israele, ha scatenato nuove ondate di antisemitismo in Europa e anche in Italia. Il questionario, si legge nell’intestazione, «non ha intenti di profilazione in base a nazionalità o religione, ma di identificazione di chiare complicità con lo stato sionista. La finalità è esclusivamente mappare la diffusione del fenomeno e le sue declinazioni». Tuttavia, basta leggere anche solo la prima domanda per capire il tenore: «Di che fenomeno si tratta?». E le risposte multiple sono: «Turismo di decompressione di soldati sionisti; Compravendita; Eventi/legami istituzionali». Viene poi chiesta la localizzazione e la fonte della notizia, in un vero e proprio tracciamento razziale. I dati, si legge, verranno raccolti da «Global Sumud Movement e rimarranno protetti e riservati».
A preoccupare è la capillarità con cui questo monitoraggio dal basso rischia di tradursi in una pressione psicologica e fisica su alberghi, agenzie immobiliari o semplici cittadini. La pretesa di distinguere tra la nazionalità e l'adesione ideologica crolla di fronte all'evidenza di domande che mirano a colpire chiunque abbia legami, anche solo turistici o commerciali, con lo Stato d'Israele. È una delazione digitale mascherata da impegno politico, che finisce per colpire inevitabilmente la comunità ebraica locale, esponendola a un clima di costante sospetto e potenziale pericolo nelle proprie attività quotidiane. «Ritengo assolutamente vergognosa e inaccettabile la diffusione di un modulo che invita i cittadini a denunciare turisti, acquirenti di immobili e semplici presenze ebraiche o israeliane in Italia, etichettando la loro presenza come neocolonizzazione sionista».
Si tratta di una vera e propria schedatura di massa travestita da attivismo, che denunciamo senza esitazioni. Questo episodio alza ulteriormente l’asticella riguardo ad un clima di antisemitismo che va arginato senza ulteriori indugi», ha dichiarato Dalia Gubbay, vice presidente della Comunità ebraica di Milano.
Segui Il Giornale su Google Discover Scegli Il Giornale come fonte preferita
Commenti
>> Home