21 agosto 2026 | 00:02

Foto Getty
Sono arrivati allo stadio tra le 17 e le 19 dopo essersi ritrovati alla Lidl di via Baioni per ripararsi dalla pioggia. A un’ora e mezza dall’inizio i primi cori, con i calciatori nel riscadamento a rotazione ad incitarli, poi le torce accese tutte insieme, con un tifoso a volto coperto seduto sulla balaustra a pochi passi dagli atalantini in Curva Sud. La festa finale sotto lo spicchio con i giocatori e lo striscione “Hapoel fino alla morte”
Bergamo. La loro trasferta è iniziata soltanto nel primo pomeriggio di giovedì, nonostante molti di loro fossero già in città. Alcuni camuffati come turisti. Altri più semplicemente che hanno scelto di non esporsi eccessivamente con le loro più che riconoscibili maglie rosse. I tifosi dell’Hapoel Tel Aviv sono stati tra gli osservati speciali della giornata: non è esagerato affermare che allo stadio ce ne fossero fino a 1.500, considerando i 1.200 biglietti venduti nel settore ospiti e la notevole presenza anche in tribuna di tifosi non meno agitati e vivaci dei colleghi dell’altro spicchio di stadio. Fino a quel momento si erano visti soprattutto alla spicciolata, salvo per qualche gruppo che nel pre gara nella zona di via Baioni hanno trovato rifugio dalla pioggia in un supermercato e altri che si sono radunati non allontano dalla stazione, da dove sono partito alcune navette che li hanno portati allo stadio.
I primi pullman sono arrivati nella zona della New Balance Arena intorno alle 17, mentre gli ultimi poco prima delle 19. Tutti sono passati in via Battisti, dove dalle 18 si è tenuto un presidio pro Palestina con un centinaio di attivisti. Cinque pullman contenenti accreditati e famiglie dei giocatori sono transitati proprio di fronte, con reciproco scambio di gesti. Tra quei cinque bus sembrava esserci anche quello della squadra, che invece ha optato per effettuare un giro diverso. Sui mezzi israeliani passati davanti alla manifestazione, diversi tifosi hanno mostrato il dito medio ai pro Pal.
Ancora prima dell’inizio del riscaldamento, il settore ospiti si è riempito e si è fatto sentire, accompagnato dalle decine se non centinaia di maglie rosse presenti nella tribuna centrale. “100% anti Maccabi”, “contro fascismo e razzismo” sono solo alcuni degli slogan sulle sciarpe dei tifosi israeliani. A turno, i giocatori israeliani si sono staccati dal proprio gruppo per andare sotto la curva e chiamare ancora di più l’incitazione della loro tifoseria — talmente attaccata al colore rosso che molti tifosi indossano maglie di altre squadre con la stessa gamma cromatica come Liverpool o Flamengo, pur di identificarsi. Senza dimenticare il St. Pauli, con cui esiste da tempo un gemellaggio.

“Hapoel fino alla morte” recita lo striscione esposto poco prima del fischio d’inizio di un match, mentre un tifoso a volto coperto (non l’unico del settore) si arrampica sulla balaustra e al fischio d’inizio accende due torce, seguito da altri: la nube di fumo viene diradata immediatamente dal vento, mentre un cordone di polizia prende posto sotto la balaustra, unitamente ad un gruppo di steward che prova ad impedire ad alcuni tifosi in curva sud di avvicinarsi eccessivamente. Ne fa le spese la rete divisoria dei settori, bruciata in più punti.
Il resto della prima frazione scorre in maniera piuttosto serena, o quantomeno senza episodi spiacevoli alla vista degli altri, se non qualche scambio a distanza tra tifosi bergamaschi e israeliani e più di qualche danno a seggiolini o ai bagni della New Balance Arena. All’intervallo lo speaker ricorda il divieto di utilizzo di fumogeni, prassi che lascio quasi qualche sorriso rispetto a quanto accaduto soltanto 45 minuti prima.
Nel finale di altre torce non se ne vedono: c’è spazio soltanto per la festa insieme ai loro beniamini, che li ringraziano per il sostegno. In attesa di ritrovare tra una settimana in Ungheria, dove giocheranno tutti gli effetti in casa. Anche se, parlando di rumorosità all’interno dello stadio, non c’è stato sicuramente quell’effetto “ospiti” presente in tante occasioni. “Il nostro pubblico ci segue sempre, peccato non poter giocare in casa nostra al ritorno” ha detto il tecnico Barda, “ma proviamo a fare il nostro meglio anche a Miskolc. Sarà come essere in casa”.
Gli ultimi tifosi hanno lasciato lo stadio quando erano ormai le 23.45: un buon gruppo si è mosso autonomamente verso il centro cittadino, in particolare nella zona di viale Papa Giovanni XXIII, dove all’1.30 era presente un dispiegamento importante di forze dell’ordine e anche qualche bar aperto per dissetarsi ancora un po’. Due pullman sono arrivati proprio in quella zona per scaricare dei gruppi di fan, altri direttamente in aeroporto. La squadra invece è ancora nel ritiro di Coccaglio, nel bresciano, per la notte. Farà ritorno a Tel Aviv nella giornata di venerdì con un charter previsto intorno alle 13.
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