Dai Nani ad Alcibiade, da Ercole all’Aventino, la storia è piena di inganni - Libri - Approfondimenti - Ansa.it

2026/09/06

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(di Francesca Chiri) PAOLO MIELI, IL GRANDE INGANNO (RIZZOLI; 300 PP; 19 EURO) Di inganni è tappezzata la storia dell'umanità. Dagli albori ai giorni nostri, dal mito alla propaganda, passando per l'errata convinzione che quando una guerra è in corso, la pace possa sempre essere "a portata di mano". Ed è una sorta di inganno anche il fatto di aver creduto che il Novecento fosse quel "secolo breve" di hobsbawmiana teoria, al termine del quale sarebbe finita la storia così come la conoscevamo: quella fatta di guerre, conflitti per la prima volta di portata mondiale. E che, una volta finite quelle, e con la fine della guerra fredda, si sarebbero spalancate le porte ad una nuova era, imperfetta ma pacifica, una sorta di era dell'acquario. Un inganno disvelato dalla cronaca che ci mostra quanto il secolo breve abbia invece scavalcato il millennio, dilatandosi a dismisura. Un "secolo infinito".
È un inganno, per andare indietro con le lancette del tempo, la visione che alcuni storici hanno dato della figura di Alcibiade il cui tratto da "star" ribalta, a posteriori, il tradizionale racconto del suo rapporto con la democrazia ateniese. Un legame che fu, più che un fallimento, un matrimonio "impossibile" dice Mieli adottando il punto di vista dello storico Marco Bettalli: Alcibiade, in un certo senso, è stato la "negazione" della democrazia, utile al giovane e possente leader, unicamente ad offrirgli un pubblico.
Gli inganni, sostiene in sostanza Mieli, fanno parte del racconto della storia, della sua interpretazione. Fu inganno ad esempio raccontare la conquista di Tiro da parte di Alessandro Magno come un successo, senza valutare le conseguenze negative dell'assedio. Che furono tragiche da molti punti di vista ma segnatamente per uno: il ruolo che quel centro nevralgico di commerci ed arti avrebbe potuto continuare ad avere per il progresso dell'umanità. La sua disfatta, al contrario, portava perdite anche in termini di conoscenza.
Proprio Tiro, tra l'altro, collega il ragionamento di Mieli ad un altro capitolo del suo libro, quello sul loro dio, il fenicio Melqart che i Greci identificavano con Eracle, che aveva incuriosito anche Erodoto il quale compì un viaggio di "studio" sull'isola proprio per fare chiarezza sulla natura della divinità. Una natura e una funzione che andavano ben oltre, molto oltre rispetto alle fondamenta della civiltà greca occidentale, alla figura del mitico eroe forzuto autore delle dodici fatiche, compiute per espiare le sue colpe e quelle del genere umano.
Ma l'inganno più geniale che ci riserva la storia viaggia a cavallo della leggenda: quella, ad esempio, di cui è piena zeppa la mitologia germanica popolata da quelle divinità minori che erano i Nani, figure riconosciute da tantissimi popoli nordici, dalla Svizzera all'Islanda. Nella descrizione, ad esempio, di Tolkien erano robusti, resistenti, laboriosi, alti circa un metro e mezzo, di corporatura massiccia, carnagione scura, olivastra. E portavano elmo e corazza. Niente di più facile che si trattasse, come sostiene Tommaso di Carpegna Falconieri ne La storia al contrario, dei soldati romani che presidiavano dagli altissimi "barbari" il 'limes' romano che correva tra il Reno e il Danubio.
Se la storia antica è comprensibilmente più soggetta agli inganni, e lo stesso può dirsi per quella medievale, Mieli si sofferma anche su quella moderna e contemporanea dove passa ad analizzare questioni come "l'uso politico della fantascienza", arrivando anche all' "invenzione" dell'Aventino da parte di Amendola. O meglio, alle critiche rivolte alla scelta di quella mossa politica, pur essendo indimostrabili diversi esiti, qualora fosse stata adottata una strategia diversa dall'abbandono dell'Aula parlamentare, come fecero i comunisti.

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