«Da Roma alle Cook in vacanza, dopo 8 anni sono ancora qui: ho trovato la felicità. Il mio lavoro non mi annoia mai e i miei bimbi corrono a piedi nudi»

2026/10/04

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Andare in vacanza dall’altra parte del mondo e ritrovarsi, a distanza di anni, ancora lì, con un lavoro stimolante, una famiglia numerosa unita e una casa luminosa a un passo dall’oceano. «Rarotonga mi ha dato molto più di quello che ero venuta a cercare. Non era sicuramente il piano originale, fermarmi, ma oggi non potrei immaginare la mia vita diversamente», racconta Chiara Ariemma, 37 anni a dicembre prossimo e originaria di Roma. Una expat approdata per la prima volta nell’isola principale delle Cook, la Polinesia neozelandese, nel 2018, per quella che doveva essere semplicemente una breve avventura. «Ma mi sono innamorata del posto, del suo stile di vita e, soprattutto, del ritmo lento, completamente diverso rispetto a quello a cui ero abituata. Ho deciso quindi di prolungare il mio visto turistico per altri due mesi e, proprio durante quel periodo, mi è stato offerto un lavoro alla Island Hopper Vacations, che ho accettato senza pensarci due volte».

I viaggi e gli studi in Lingue Orientali

Chiara Ariemma il giorno della laurea

Fin da piccola, Chiara ha avuto una grande curiosità per il mondo, anche grazie ai suoi genitori e alla loro passione per i viaggi. Un’attitudine che l’ha condotta a studiare Lingue Orientali all’Università La Sapienza, con specializzazione in lingua, cultura e arte cinese. «Dopo la laurea ho trascorso due anni in Cina, dove ho conseguito un Master in International Business, e successivamente, ho vissuto per un anno in Australia, facendo nuove esperienze professionali e non solo», continua Chiara che, dal punto di vista lavorativo, nonostante ora si trovi su un’isoletta nel mezzo del Pacifico del Sud, non ha mai sentito la mancanza di opportunità e stimoli. «Anzi, è proprio qui che ho avuto la possibilità di mettere in pratica molte delle cose che avevo studiato e che non avevo avuto modo di applicare né in Italia, né in Australia», aggiunge la 36enne che, nel corso degli anni, ha assunto il ruolo di Sales Consultant, prima di passare al dipartimento di Prodotto nel 2023, come Product Manager. «È un impiego molto vario, che mi permette di continuare a imparare e, soprattutto, di non annoiarmi mai», sottolinea l’expat capitolina che, nel frattempo, ha visto cambiare parecchio anche la sua dimensione più privata.

Il grande amore e i figli liberi di esplorare

Il matrimonio di Chiara ed Ellis a Rarotonga

A fine 2018 Chiara ha conosciuto Ellis, oggi 32enne, originario della vicina e paradisiaca Aitutaki, «dove prima o poi costruiremo casa e, tra il legame che avevo ormai sviluppato con l’isola e l’inizio della nostra vita insieme, ho capito che Rarotonga poteva davvero diventare casa mia», riferisce la romana che, intanto, coltiva il sogno di trasferirsi nell’altro gioiello delle Cook, rinomato per avere la laguna più bella del mondo. «Il 3 aprile 2021 è nato il nostro primo bimbo, Ngarometua, che chiamiamo Ngaro.

Ci siamo sposati a dicembre 2022, perché abbiamo aspettato che riaprissero i confini dopo il Covid, per permettere alla mia famiglia di partecipare al matrimonio. Il 21 febbraio 2023 è arrivato Alessandro e, il 29 aprile di quest’anno, è venuta alla luce Giulia, finalmente una femminuccia», aggiunge con gioia mamma Chiara, felice di vedere i figli esprimersi in un ambiente ideale, così sano e ancora autentico: «Una delle cose che apprezzo di più è la libertà che hanno i bambini di muoversi, un privilegio oggi difficile da immaginare altrove: possono giocare e correre a piedi nudi dove vogliono, andare a scuola da soli», prosegue la donna che cresce i suoi pargoli in una società fondata sul supporto e su un sistema di protezione reciproca, dove non si usa dire «Mio figlio» o «Tuo figlio». Ogni creatura è figlia del villaggio e i bambini, a loro volta, chiamano gli adulti “Aunty” o “Uncle” (zietta o zietto), oppure “Mama” e “Papa” (nonna e nonno), a seconda dell’età dell’adulto e anche quando non c’è alcun legame di parentela.

La scelta giusta nonostante le difficoltà

I figli di Chiara ed Ellis alle Isole Cook

La natura è come un parco giochi, la comunità è unita e c’è pure pochissima criminalità a Rarotonga, «al punto che le persone lasciano tranquillamente in macchina chiavi, borse e telefoni; o sul motorino, le chiavi inserite e il casco. Cose a cui devo prestare molta attenzione quando torno a Roma, altrimenti, tempo due secondi, è già sparito tutto», continua Chiara snocciolando poi una serie di piccoli inconvenienti quotidiani per chi, come lei, si è stabilita in una isolata località nel mezzo dell’oceano, venendo da una grande città come la capitale italiana: «La mia famiglia è letteralmente dall’altra parte del mondo; se la nave da carico è in ritardo, i supermercati possono ritrovarsi con gli scaffali vuoti; se non piove abbastanza, può esserci poca acqua; ancora, i classici viaggi in macchina del fine settimana sono un po’ complicati da fare: in un’ora si fa praticamente il giro completo dell’isola». In compenso, nonostante alcune difficoltà da affrontare, «la qualità della vita è davvero ottima. Le persone sono generalmente felici, disponibili e molto legate alla comunità, quasi come in una grande famiglia. L’aria è pulita, le spiagge e i prati sono sempre curati e c’è un forte senso di rispetto per l’ambiente e per le persone che vivono sull’isola», conclude l’expat che costruisce la sua esistenza lontano da casa con una consapevolezza incrollabile: «Trasferirmi a Rarotonga e decidere di mettere radici qui è stata la scelta più bella e facile che abbia mai fatto».


Ultimo aggiornamento: domenica 4 ottobre 2026, 08:07

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