Cuomo assessore, il Viminale «Errore tecnico sulla nomina». La replica: «È tutto regolare»

2026/08/19

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Fratelli d’Italia sferra un attacco concentrico contro l’assessore all’Urbanistica Enzo Cuomo: non poteva essere nominato in giunta e, quindi, «il governatore Roberto Fico proceda alla sua decadenza». Mentre da palazzo Santa Lucia si decide di non replicare direttamente derubricando tutto a «banale polemica estiva». Poi in serata il chiarimento più tecnico attraverso una nota ufficiale. Eccola: «In occasione della prima riunione convocata il 26 gennaio 2026, la giunta ha preso atto, come primo adempimento formale, dell’insussistenza di cause di inconferibilità o incompatibilità così come risultante dall’istruttoria svolta dai competenti uffici regionali. In particolare è stato accertato, con riferimento alla posizione dell’assessore Vincenzo Cuomo, l’intervenuto decorso del termine di venti giorni dalla presentazione delle dimissioni». A portare avanti la vicenda, nota sin dalla nomina della giunta, è stato in questi mesi il senatore di Fdi Sergio Rastrelli. In pratica Cuomo, accusa, non poteva essere nominato assessore non essendosi dimesso per tempo dalla carica di sindaco (senza che fossero passati i 20 giorni dopo di cui le dimissioni diventano irrevocabili).

L’ATTACCO

«Il ministero dell’Interno, con atto formale, ha stabilito che l’assessore Como non poteva assolutamente essere nominato alla carica di assessore», attacca Sergio Rastrelli, senatore e segretario della commissione Antimafia. E specifica: «In risposta a una mia interrogazione parlamentare il Viminale ha evidenziato come la nomina da parte del presidente Fico risulti effettuata in violazione della disciplina vigente, per incompatibilità con la carica di sindaco, e non essendo Cuomo all’atto della nomina in possesso dei richiesti requisiti di eleggibilità alla carica di consigliere regionale. Nonostante tali insanabili irregolarità, peraltro immediatamente denunciate, fossero palesi, ed evidenti già sotto il profilo documentale, né il presidente dell'assemblea Manfredi né il presidente della giunta Fico hanno sinora ritenuto di intervenire». Sulla stessa linea il collega di partito Antonio Iannone.

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«Di fronte a rilievi così rilevanti, il presidente Fico e il presidente del Consiglio Manfredi non possono continuare a ignorare la questione. È anche un fatto politico: la nuova giunta regionale nasce sotto il segno delle contraddizioni e delle forzature, con una maggioranza che sembra anteporre gli equilibri politici al rispetto delle regole e alla trasparenza istituzionale. Fico, che ha fatto della discontinuità uno dei suoi argomenti politici, dovrebbe - conclude il sottosegretario - dimostrarla nei fatti e non tollerare una situazione che getta un’ombra sull’intera giunta». E così Carmela Rescigno, ora in Futuro nazionale, che all’indomani della nomina di Cuomo si appellò al Tar chiedendo di stoppare tutto in maniera cautelare. Richiesta che i giudici amministrativi respinsero. «Cuomo vada a casa. Certificata l’arroganza e sfregio delle leggi da parte del Pd e del presidente Fico», attacca ieri la Rescigno. Anche se «l’organo legittimato a dichiarare l’incompatibilità è il consiglio regionale della Campania», specifica la sottosegretaria agli Interni Wanda Ferro nella risposta all’interrogazione di Rastrelli. «Il Consiglio regionale non è stato formalmente investito di alcuna verifica, né ha ricevuto la documentazione necessaria per poter valutare», spiega dal canto suo il presidente dell’assise, il dem Massimiliano Manfredi. «Il parere ministeriale emerso in queste ore – spiega Nino Simeone, consigliere della lista Fico presidente – indica con chiarezza un punto che non può essere ignorato: la valutazione e la decisione sulla vicenda rientrano nelle prerogative del Consiglio regionale».

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