Crociata anti-Autonomia, sprechi e beni pubblici: Decaro cambia strategia, le tre mosse

2026/08/12

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Una “contro-narrazione”. Per centrare più obiettivi: rilanciare, scrollarsi del tutto di dosso la fastidiosa etichetta di “governatore degli aumenti Irpef”, fare le pulizie casalinghe estive, disegnare un orizzonte di idee più ampio uscendo dalla “tirannide della routine” e, allo stesso tempo, rilucidare e ulteriormente lanciare la propria immagine pure in ottica nazionale. C’è una lenta, ma evidente virata nella strategia politica e comunicativa di Antonio Decaro, ormai da un po’.

Le tre mosse

Tre i tasti sui quali il governatore sta insistendo. Il primo: la stretta sugli sprechi della Sanità (e non solo), e l’unità di crisi per marcare a uomo i manager Asl è solo l’ultimo esempio. Il secondo: la battaglia a petto in fuori contro le pre-intese di quattro regioni del Nord sull'Autonomia differenziata, provando a mettersi alla testa di un trasversale fronte meridionale e riempiendo un vuoto lasciato anche dai partiti nazionali di centrosinistra, e però al momento quel fronte – va detto – è ancora molto potenziale, timido e sfilacciato. Il terzo tasto: la difesa dei beni pubblici, dal “mare democratico” alla stessa Sanità, dalla tutela della salute dei tarantini fino al ricorso (a sostegno delle associazioni ambientaliste) contro il resort extralusso a Ostuni. Le ultime uscite ricalcano proprio questo spartito: le sportellate col governo sui fondi per la Sanità regionale, sul piano di decarbonizzazione dell'ex Ilva e sul destino del siderurgico; la risposta al 13enne tarantino che gli chiede di «chiudere quel mostro» («Porterò la tua lettera a Roma»); la convocazione di “tutta la Puglia” – rispolverando il claim della campagna elettorale – a settembre in Fiera del Levante per stringere i bulloni del programma di governo.

Lo sguardo verso la scena nazionale

Le tre linee “narrative” e strategiche sono peraltro tra loro allacciate: opporsi alla “secessione del Nord” (l'Autonomia differenziata) è, per esempio, decisamente più credibile se si sfoggia il piglio rigorista e responsabile sui conti di casa propria. Non solo: denunciare tutte le contraddizioni e sperequazioni dell'Autonomia da un lato punta a stanare e incalzare il centrodestra pugliese e meridionale (in evidente debito d'ossigeno sul tema) e ad attutire il martellamento da destra sul deficit sanitario pugliese; ma dall'altra parte la combo tra bandiera anti-Autonomia e forbici taglia-sprechi può contribuire a proiettare la figura di Decaro oltre i confini pugliesi. Leader meridionale, forse nazionale, ma solo in un futuro per ora remoto: si torna sempre lì, al grande e inconfessabile progetto, ai sogni di scalata ai vertici del Pd e del centrosinistra. Meglio tenersi sempre pronti, visto che grande è la confusione sotto il cielo del campo largo, tra primarie, programma, federatori, tensioni sull'asse Pd-M5s. Non a caso, il nome del governatore in questi giorni è nuovamente riaffiorato nei retroscena nazionali tra le alternative, via primarie, a Elly Schlein e Giuseppe Conte. Il diretto interessato, dal canto suo, osserva e attende l'eventuale momento giusto: la politica è tutta una questione di parole, immagine e timing.

Gli aumenti Irpef, il rischio vicolo cieco

È utile comunque mettere in pausa e tornare un po’ indietro. A maggio, il funereo annuncio degli aumenti delle aliquote regionali Irpef aveva offuscato non poco la stella di Decaro. Il dibattito regionale sembrava inevitabilmente avvitato sul brutto affare del buco e delle tasse, e lo scintillio del governatore appariva un po’ compromesso: quasi un vicolo cieco, nonostante i sondaggi non registrassero flessioni di consenso. Ma, come dicono gli americani, “when in trouble, go big”: “quando sei in difficoltà, rilancia”. Il governatore, fin qui e in generale, s'era mosso a modo suo, da diesel: massima cautela, lessico della fiducia, della realtà e del pragmatismo, niente promesse a buon mercato, molti dossier critici sulla scrivania (forse più di quanti immaginasse), interventi strutturali sulla macchina governativa per mandarla a regime dal prossimo autunno. Fidandosi il giusto, o pochissimo, di chicchessia lì in Regione, anche a costo di accentrare e rallentare molti processi decisionali. Poteva e può bastare tutto questo per uscire dal pericoloso dibattito a tenaglia su deficit e Irpef e recuperare brio? Probabilmente no. E allora, per il suo personalissimo “go big”, Decaro ha scelto ora quelle tre direttrici: i compiti a casa su costi e sprechi, la battaglia anti-Autonomia e la cosiddetta “publicness”, cioè la bussola orientata sui beni pubblici. È un cambio di passo, non traumatico, ma comunque tangibile. E che poggia pure su due mosse comunicative: da una parte, qualche strizzata d'occhio al consenso, alla retorica e al posizionamento mediatico; dall'altra, le occasionali cannonate al governo Meloni, col giusto dosaggio e senza alzare troppo tiro e toni, perché il governatore difficilmente rinuncerà mai all'approccio da amministratore “responsabile e dialogante”, in stile sindaco e presidente Anci. 

L'orizzonte lungo. Fino a Roma

Insomma, nel complesso: la sensazione è che Decaro stia ricalibrando la traiettoria e cercando una nuova dimensione amministrativa e politica. Dall'autunno, come accennato, in Regione puntano ad aumentare i giri del motore dopo la prolungata revisione. E alla lunga oltre a quelle tre leve di “contro-narrazione” – tagli agli sprechi, Autonomia differenziata, beni pubblici – servirà probabilmente anche altro, o molto di più: un sogno duraturo da consegnare ai pugliesi, al di là di tecnicalità e fredda contabilità. I sogni tuttavia, per chi governa, hanno il micidiale difetto di costare, anche tanto. Non solo: la Regione viaggia sul filo del rasoio dei bilanci e peraltro Decaro, testa da ingegnere e crudo realismo, difficilmente vive di troppi svolazzi e illusioni.
L'autunno sarà però anche la stagione della (presunta) accelerazione del campo largo nazionale verso le primarie per l'incoronazione del leader: se il centrosinistra dovesse impantanarsi nel dualismo Schlein-Conte, potrebbero – come detto – rianimarsi le indiscrezioni nazionali anche su Decaro, oltre che su altri profili, da Silvia Salis a Gaetano Manfredi. Difficilmente però il governatore si cimenterà già in questo round con la sfida delle primarie nazionali, per tanti motivi. Ma ha tutto l'interesse a presidiare comunque la scena, e a costruirsi una sua pattuglia di fedelissimi in Parlamento. Un domani, poi, chissà. Occhio allora, già dalle prossime settimane, alle uscite del governatore: magari un pizzico di immaginazione al potere in più, o qualche altra stoccata al governo Meloni per guadagnare la ribalta nazionale e la fiducia dell'elettorato extra-pugliese di centrosinistra, e poi il radar sempre acceso sugli equilibri precari dell'indecifrabile campo largo</CW>. Non si sa mai.

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