TRENTO. Una crisi produttiva e commerciale con pochi precedenti, la stagione delle patate in Italia e in Europa non è per nulla brillante con una riduzione dei raccolti fino al 20% e una conseguente impennata dei prezzi. Però non in Trentino: ci sono quantità e qualità, il problema è in alcuni casi un ritardo sui mercati.
Un calo un po' generale di base: dopo il surplus produttivo registrato nel 2025 con un crollo del prezzo, le aziende agricole europee hanno deciso di ridurre la base produttiva in media di 10 punti percentuali. Un taglio che ha ridotto preventivamente gli ettari e conseguentemente l'offerta.
La crisi, però, è stata dettata dalle condizioni meteo di quest'anno: scarse precipitazioni invernali e primaverili, temperature elevate e un lungo periodo di siccità. Gli effetti del cambiamento climatico hanno mandato in affanno i grandi produttori in Francia e Germania, Olanda, Belgio e Grecia.
In alcune zone si sono toccate punte del -30% e anche in Italia ci sono state mediamente rese minori: un calo ricompreso nella forbice tra il 7% e il 21% rispetto nell'arco degli ultimi 5 anni.
Il settore soffre, ma il Trentino sembra reggere e non si registrano crolli particolari. "Nel Lomaso la produzione è stata buona", commenta Mara Baldo, presidente di Cia-Agricoltori italiani del Trentino. "L'anno scorso c'è stata una grande produzione di mais e questa stagione parte degli ettari sono stati convertiti per coltivare le patate. Non sempre i risultati sono ottimali perché è una verdura particolare ma è una coltura che costa poco e che può avere una discreta remunerazione".
Un'indicazione che è stata confermata in via preliminare da Copag, la Cooperativa produttori agricoli Giudicariesi che conta una novantina di soci, all'avvio del raccolto.
"La raccolta è in dirittura d'arrivo ma ci vuole ancora un po' di tempo perché questa verdura ha meno vincoli rispetto a molte altre coltivazioni, come le mele", dice Luca Armanini, direttore di Copag. "Il bilancio da una prima stima è positivo, anche se i conti definitivi possono essere completati più avanti. Le diverse varietà coltivate nei territori dei soci aderenti alla nostra cooperativa esprimono una buona qualità e c'è una conferma anche della quantità. In tema di numeri pensiamo di superare le 4.500 tonnellate di patate".
Per la pasta gialla la varietà Cicero è la più coltivata mentre Camelia e Levante, di stagione in stagione, recuperano terreno. "Riteniamo che, tra alcuni anni, siano destinate a raggiungere Cicero", aggiunge Armanini. "Per la varietà rossa, Alouette, è la patata maggiormente adatta ai nostri territori. Una rossa organoletticamente molto buona. Per le varietà a pasta bianca, la Kennebec, si conferma davvero intramontabile anche se parliamo di quantità molto contenute, quasi di nicchia".
L'area è vasta e quindi gli episodi di maltempo non hanno influenzato la produzione in maniera importante e le temperature non hanno inciso negativamente. "La patata ha bisogno di caldo ma non eccessivo perché sopra i 25 gradi tende un po' a fermarsi ma siamo un territorio di montagna, c'è stata anche un'umidità regolare e questo ha aiutato gli sviluppi vegetativi e la maturazione dei tuberi". C'è fiducia sul fronte della commercializzazione. "Le campagna sono in avvio e pronte prendere forza. Le indicazioni che provengono dal mercato sono buone e pensiamo che ci possa essere un rialzo della remuneratività, tuttavia ci sono molte incertezze".
E concluso il raccolto si attende la “Festa della patata del Lomaso”, appuntamento in calendario sabato 24 e domenica 25 ottobre e, da sempre, evento atteso e partecipato da giovani e meno giovani.
Altra area vocata è la val di Gresta, l'orto biologico del Trentino. "Siamo abbastanza soddisfatti perché si è parato il colpo", spiega Gianni Carotta, sindaco di Ronzo Chienis e presidente del Consorzio ortofrutticolo val di Gresta. "Il maltempo, e in particolare la violenta grandinata del mese scorso, ha creato qualche grossa difficoltà ma siamo riusciti a contenere per quanto possibile i danni".
Le temperature particolarmente elevate dell’estate hanno "contribuito alla produzione perché siamo in una zona di montagna e il caldo ha contribuito alla maturazione del tubero", continua Carotta. "Un tema è sicuramente la siccità ma in questo caso la gestione dell'acqua e i sistemi di irrigazione ci hanno consento di intervenire puntualmente per evitare situazioni di sofferenza e di crisi durante la fase vegetativa. Peccato appunto per il maltempo".
Oltre a qualche danno, la grandine è la causa di qualche ritardo produttivo. "La patata ha dovuto compiere nuovamente il ciclo vegetativo per potersi riprendere e per proseguire la maturazione. Si arriva sul mercato un po' dopo rispetto alle previsioni iniziali, la stima è di un ritardo di circa un mese. Ci sono state stagioni migliori ma non ci possiamo lamentare alla luce delle variabili e delle condizioni dell'estate", conclude Carotta.
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