Crans-Montana, Francesca dimessa dopo 8 mesi: «Nasco una seconda volta. Questo rientro a casa me lo sono sudato»

2026/08/14

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Dopo 224 giorni di ricovero e oltre cinquanta interventi chirurgici, Francesca, 17 anni, studentessa del liceo Virgilio di Milano, è tornata a casa. La ragazza era l'ultima dei dodici ustionati ricoverati al Niguarda dopo l'incendio scoppiato la notte di Capodanno al Le Constellation di Crans-Montana, il rogo che ha causato 41 vittime e 115 feriti. Le fiamme le avevano bruciato il 70% del corpo.

Un nuovo inizio

Il ritorno a casa, il 13 agosto, ha segnato per lei e per la famiglia la fine di una lunghissima attesa. Come racconta al Corriere della Sera, per Francesca oggi è quasi «una seconda data di nascita, un altro compleanno». In auto, seduta accanto al papà Stefano al volante, la ragazza ha ripensato all'ultima volta in cui era salita su quella macchina, la notte del rogo, quando il padre corse verso l'ospedale di Sion infrangendo ogni limite di velocità.

Prima di lasciare il Niguarda, Francesca ha voluto salutare uno per uno i medici della terapia intensiva, quelli del centro ustioni e del reparto di chirurgia plastica dove ha trascorso gli ultimi mesi, oltre a infermieri e operatori sociosanitari con cui, racconta il padre, si è ormai creato un legame quasi familiare. La stessa Francesca ricorda di essere stata la mascotte del reparto, riuscendo a fare gruppo con gli altri pazienti nonostante la lontananza dagli amici.

Il ritorno a casa

Rientrata nel suo palazzo, dove ad accoglierla c'era la scritta "Bentornata guerriera", la prima cosa che Francesca ha voluto fare è stata rivedere la sua camera, sistemata dai genitori con un angolo relax e una lampada nuova per renderla ancora più accogliente.

Come racconta a Repubblica, subito dopo essersi svegliata dal primo sonno fatto nel proprio letto, con il suo peluche Dumbo tra le braccia: «Posso dire che questo ritorno a casa me lo sono sudato?»

Ad attenderla in serata anche la nonna paterna, per una cena a base di sushi ordinato con Glovo, come già capitava spesso durante il ricovero, quando la ragazza chiedeva tutte le sere una tagliata per recuperare le proteine necessarie alla guarigione (e i quattordici chili persi durante i sette mesi di ospedale).

La nuova fase

Il padre Stefano ha ricordato anche i momenti più difficili di questi mesi, in particolare la paura dei primi giorni dopo il rogo, quando Francesca fu intubata e messa in coma farmacologico, e la sofferenza vissuta dopo alcuni degli oltre cinquanta interventi, quando la ragazza chiedeva di poter tornare a casa e temeva di raggiungere l'amica Chiara, una delle vittime dell'incendio. Sulla vicenda giudiziaria, il padre ha espresso la speranza che alla cura ricevuta dai ragazzi in Svizzera corrisponda ora un'applicazione altrettanto rigorosa della legge nei confronti dei proprietari del locale, indagati nell'inchiesta sulla strage.

Per Francesca ora comincia una nuova fase, fatta di medicazioni a domicilio, fisioterapia, interventi laser e le precauzioni necessarie per proteggere la pelle dal sole. Ma, come ha tenuto a sottolineare lei stessa, questo rientro a casa è anche un modo per ricordare i ragazzi che non ce l'hanno fatta: Chiara, Achille, Giovanni, Riccardo, Sofia ed Emanuele.

I sopravvissuti 

Con la dimissione di Francesca, avvenuta esattamente sette mesi e mezzo dopo la tragedia, si chiude la lunga fase ospedaliera legata al rogo di Crans-Montana: tutti i feriti italiani ricoverati nei reparti di terapia intensiva e nei centri ustioni, tra Svizzera e Italia, hanno potuto lasciare l'ospedale e riabbracciare le proprie famiglie. Per molti di loro, come per Francesca, il percorso di cura non finisce qui: restano da affrontare mesi, se non anni, di medicazioni, fisioterapia e interventi ricostruttivi.


Ultimo aggiornamento: venerdì 14 agosto 2026, 10:24

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