Un milione e 600mila euro. Il conto non è ancora stato saldato e la Svizzera pretende che sia l'Italia a pagare. Le fatture, da 1,5 milioni di franchi riguardano le spese sostenute dalla Confederazione elvetica per le prime cure dei ragazzi italiani feriti, lo scorso capodanno, nell'incendio di Crans-Montana. La stima, diffusa dalla radio televisione svizzera Rts, riapre le polemiche tra il governo italiano e la Svizzera e un contenzioso non ancora risolto, nonostante le rassicurazioni ottenute dalla premier Giorgia Meloni lo scorso maggio.
Una decisione è attesa dal Governo federale svizzero, che, adesso, però, è impegnato in una complessa sostituzione dal momento che il presidente Guy Parmelin si è dimesso a sorpresa la scorsa settimana. Era stato proprio Parmelin a dire a Meloni di «gestire la questione sul piano bilaterale», in un incontro del 4 maggio, a margine di un vertice della Comunità politica europea, in Armenia.
La vicenda
Il caso era scoppiato ad aprile, quando alcune famiglie avevano ricevuto le fatture sanitarie dall'ospedale di Sion, anche di oltre 70mila euro, per poche ore di ricovero. I genitori di Manfredi Marcucci, 16enne romano rimasto gravemente ferito nel rogo insieme ad altri diciotto ragazzi italiani, avevano ricevuto un conto da 75 mila euro per un ricovero in terapia intensiva per quindici ore; a quelli di Eleonora Palmieri, 29enne originaria di San Giovanni in Marignano, una fattura da «decine di migliaia di franchi».
Nel documento c'era scritto che si trattava solo di una comunicazione informativa, e che la cifra non doveva essere saldata. Ma dopo un incontro con il presidente del Cantone del Vallese Mathias Reynard, l'ambasciatore italiano a Berna, Gian Lorenzo Cornado, aveva riferito che l'amministrazione sosteneva di non avere margini, dal punto di vista normativo, per farsi carico delle spese.
Il governo
La reazione di Giorgia Meloni era stata durissima: «Apprendo da notizie di stampa che le autorità svizzere hanno intenzione di chiedere all'Italia il pagamento delle esose spese mediche che l'ospedale di Sion avrebbe sostenuto per i ricoveri, anche di poche ore, di alcuni ragazzi rimasti feriti nell'incendio di Crans-Montana. Se questa ignobile richiesta dovesse essere formalizzata - scrive Meloni -, annuncio fin da ora che l'Italia la respingerà al mittente e che non le darà alcun seguito. Confido nel senso di responsabilità delle autorità svizzere e mi auguro che la notizia si riveli del tutto infondata».
Le rassicurazioni
Qualche settimana dopo sembrava che il Consiglio federale stesse esaminando l'opzione della rinuncia alla richiesta del rimborso delle spese mediche al Servizio sanitario italiano a fronte del fatto che l'Italia si era detta disposta a fare la stessa cosa per due ragazzi svizzeri curati al Niguarda. L'ambasciatore Cornado aveva già auspicato la via della reciprocità sulla base del Regolamento europeo. La soluzione è prevista dal comma 3 dell'articolo 35 del documento relativo al Coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale, secondo il quale: «Due o più Stati membri, e le loro autorità competenti, possono prevedere altre modalità di rimborso oppure rinunciare ad ogni rimborso fra le istituzioni che rientrano nella loro sfera di competenza».
E Parmelin su X aveva annunciato: «Le spese saranno coperte per l'aiuto alle vittime, nella misura in cui non sono coperte dalle assicurazioni» e di aver confermato alla premier Meloni «che il Consiglio federale avrebbe esaminato la questione della fatturazione delle prestazioni ospedaliere fra gli Stati interessati, sulla base delle disposizioni legali vigenti».
Ma adesso, secondo le Tv svizzere, l'ipotesi di un accordo sembra saltata.
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