Cozze, crolla il mercato : «Il mare è troppo caldo»

2026/09/09

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L’anno nero delle cozze campane sta per chiudersi con un tonfo pesantissimo sulla produzione estiva e sulle prospettive future per il 2027. Se nel tardo inverno e nella primavera scorsi il consumo di mitili è stato stigmatizzato per l’aumento dei contagi di Epatite A, adesso il prodotto locale non riesce a arrivare sulle tavole o ne arriva in quantità fortemente ridotta perché il riscaldamento climatico ha aumentato le temperature marine anche nei profondi fondali della costa, uccidendo le coltivazioni di frutti di mare.

Secondo le stime diffuse dall’Agci, l’associazione generale delle cooperative italiane, «si è persa l’intera produzione di agosto e sono persi anche i semi che serviranno per le coltivazioni del prossimo anno». A parlare è Stefano Sorriento, vicepresidente regionale dell’Agci e responsabile del settore Pesca, che elenca i dati che hanno segnato in maniera negativa non solo quest’ultimo periodo ma una situazione che va avanti da un quinquennio. «Il riscaldamento delle acque, anche quelle profonde, lo stiamo vivendo da anni, con una crisi che parte in anticipo nell’alto Adriatico, dove hanno fondali meno profondi rispetto a quelli della costa campana, e arriva nella tarda estate anche da noi». 

La crisi

Se negli anni precedenti ed immediatamente post pandemia l’intera produzione regionale, dalla costa casertana a quella salernitana, portava nei mercati italiani circa 6.000 tonnellate di prodotto, «quest’anno, secondo le stime che abbiamo, riusciamo a superare appena la metà». I dati sono forniti dalle organizzazioni di produttori, ovvero il Consorzio produzioni molluschi Campania, il Mytilus Campaniae e i produttori indipendenti, che consorziano circa trenta cooperative, per una forza lavoro di circa 150 addetti tra produzione, stabulazione e insacchettamento, oltre a centinaia di pescherie e diverse centinaia di ristoranti che usano il prodotto regionale. Si parla di un giro di affari di dieci milioni di euro che si moltiplica lungo la filiera fino alle tavole dei consumatori. Tra l’altro, proprio i produttori stanno lavorando da qualche tempo al disciplinare per il marchio Igp per la cozza della Campania, molto apprezzata e richiesta anche a Roma e Milano, ma che produce quantità che la rendono disponibile solo sul mercato interno nazionale e non anche su quello internazionale come le produzioni spagnole. «Nel 2024 – continuato Sorriento – abbiamo già avuto l’avvisaglia del cambiamento climatico che non sarebbe finito con quella stagione di pesca ma si sarebbe protratto nel tempo, provocando danni alle coltivazioni. Quell’anno fece caldo e la produzione subì un primo colpo ma resse; l’anno successivo, invece, avemmo una produzione mediocre. Quest’anno a nulla è valso abbassare fino a 15 metri le coltivazioni visto che sui fondali si sono sfiorati i 30 gradi, con un nuovo colpo alla produzione che ci porterà inevitabilmente ripercussioni anche per il 2027».

Il vertice 

Una crisi per la quale è stato convocato per questa mattina, dall’assessore regionale alla Pesca Fiorella Zabatta, un tavolo tecnico. Sono stati chiamati a partecipare tra gli altri le associazioni di cooperative, le organizzazioni di produttori, l’Istituto zooprofilattico e le Asl. «Chiederemo – ha aggiunto il vicepresidente dell’Agci Sorriento – risposte strutturali come quelle usate per l’agricoltura nei casi emergenziali. Va bene il fondo per il caro carburante, ma con le crisi climatiche occorrono soluzioni che consentano ai produttori di attingere a sussidi in maniera diretta. Bisogna avviare un percorso strutturato di gestione delle calamità e gestione dei rischi, senza precludere da parte dei produttori soluzioni innovative per fronteggiare meglio le crisi».
Proprio dai produttori, impegnati in un mestiere faticoso con già non poche insidie oltre le avversioni climatiche degli ultimi anni, parte il grido d’allarme. Dice niello Gallo, della Mitil Gallo, che ha impianti di produzione a Torre Annunziata e Castel Volturno: «Dopo aver vissuto i mesi critici di inizio anno, con la diffusione dell’epatite A e dello scetticismo rispetto al consumo di cozze, abbiamo perso l’intero raccolto di agosto e rischiamo oltre al danno la beffa dello smaltimento». Sì, perché il prodotto è ancora sui filari in mare e dopo ulteriori analisi dovrà essere smaltito secondo procedure. «Ad oggi – ha concluso Gallo – non sappiamo chi se ne dovrà occupare e soprattutto con quali risorse economiche. Mi auguro che il tavolo tecnico convocato in Regione riesca a dare risposte anche a questa problematica, sollecitando anche il Ministero».
 

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