Cosa succede se ho un malore improvviso alla guida?

2026/09/02

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Quando un malore improvviso esclude la responsabilità per un incidente stradale e quali sono i casi in cui la legge non ammette scuse.

Un incidente stradale è un evento traumatico che può dipendere da molti fattori, tra cui le condizioni fisiche di chi si trova al volante. Molti automobilisti e passeggeri si chiedono: cosa succede se ho un malore improvviso alla guida? La legge e i giudici hanno affrontato spesso questo tema per stabilire quando chi guida possa essere considerato innocente. In generale, se una persona perde conoscenza in modo del tutto inaspettato, non è più padrona delle proprie azioni. Questo significa che i movimenti del corpo diventano automatici e non dipendono più dalla volontà del soggetto. Tuttavia, non basta affermare di essere stati male per evitare le conseguenze legali. Esistono criteri molto severi basati sull’imprevedibilità dell’evento. Se il conducente sapeva di essere a rischio a causa di patologie già note, la protezione della legge viene meno.

Indice

Il malore improvviso è considerato caso fortuito?

La Corte di Cassazione e le corti d’appello hanno spiegato che il malore improvviso non rientra tecnicamente nella categoria del caso fortuito (Cass. sent. 26.02.2013, n. 9172). Il caso fortuito presuppone infatti che il soggetto compia un’azione cosciente e volontaria che viene poi deviata da un evento esterno imprevisto. Nel malore improvviso, invece, manca proprio la coscienza e la volontarietà della condotta (art. 42 cp). Il malore è considerato un’infermità, anche se passeggera, che toglie la capacità di intendere e di volere (art. 88 cp). In questa situazione il conducente “non agit sed agitur”, ovvero non agisce ma è agito dal malore (Cass. sent. 08.06.2015, n. 24474). Trattandosi di un’accidentalità che non si può conoscere o eliminare con la comune prudenza, l’incidente non può essere addebitato al conducente nemmeno a titolo di colpa (Cass. sent. 07/07/1999, n. 11638).

Quando il malore non esclude la responsabilità?

Non è possibile invocare l’esimente se l’evento era prevedibile. Se il malore deriva da uno stato patologicogià conosciuto dal conducente, la responsabilità rimane ferma. I giudici hanno individuato diversi casi in cui il conducente è colpevole:

In tutti questi casi, mettersi al volante è un atto imprudente perché il malore non è un evento imponderabile ma una conseguenza possibile di una malattia nota.

Il colpo di sonno può essere un malore improvviso?

Il colpo di sonno viene spesso confuso con un malore, ma i giudici tendono a distinguerli chiaramente. Se la perdita di controllo del veicolo è dovuta a uno stato di spossatezza per una lunga veglia, il conducente è responsabile. La stanchezza è un fattore che l’automobilista può e deve avvertire (Cass. sent. 29.07.2004, n. 32931). In presenza di elementi che fanno pensare a un colpo di sonno dovuto a stanchezza, il giudice può rifiutare la tesi del malore improvviso (come un capogiro). Chi si sente stanco ha l’obbligo di desistere dalla guida secondo le generali regole di prudenza. Se non lo fa, la sua condotta è considerata cosciente, volontaria e quindi colposa.

Chi deve provare che c’è stato un malore?

Sebbene il malore incida sulla capacità della persona e debba essere accertato dal giudice, il conducente ha un preciso onere di allegazione. Significa che deve indicare elementi specifici e concreti che rendano plausibile la sua difesa (Cass. sent. 12.02.1990, n. 1945). Non basta dire “ho avuto un malore” dopo l’incidente. Il giudice valuta:

Se mancano prove o indizi determinati, si presume che la condotta sia stata libera e volontaria. Ad esempio, se un automobilista sbanda senza frenare e finisce in una scarpata, non può limitarsi ad allegare il malore senza altri elementi a supporto (Cass. sent. 27.04.1989, n. 6317). In caso di dubbio fondato e insufficienza di prove sulla capacità del conducente, è però possibile una sentenza di assoluzione.

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