Cornell University, cosa è successo? Lo stupro di gruppo, il caso riaperto e la bufera nel campus: «Non è tollerabile»

2026/10/02

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I procuratori dello Stato di New York hanno annunciato la riapertura delle indagini su uno stupro di gruppo avvenuto due anni fa presso una confraternita della prestigiosa Cornell University, dopo che la vittima ha presentato una nuova denuncia lo scorso 16 settembre. Lo riportano i media americani. Nella nuova denuncia la donna ha dichiarato di essere stata drogata da parte di sette ragazzi appartenenti alla confraternita Chi Phi, i quali hanno poi abusato sessualmente di lei. Tre di loro hanno respinto le accuse, gli altri quattro non si sono pronunciati. Citati nell'azione legale erano anche la confraternita femminile a cui apparteneva la ragazza e un bar fuori dal campus che le avrebbe servito alcol pur essendo lei sotto l'eta legale per consumarlo.

«Vogliamo verificare se esistano prove di cui non eravamo a conoscenza nel novembre 2024 ma che sono disponibili ora in grado di modificare la nostra valutazione del caso e di portare il gran giurì a concludere che vi sia stata una condotta criminosa», ha dichiarato il procuratore distrettuale Matthew Van Houten. All'epoca dei fatti la confraternita Chi Phi era stata bandita dal campus ma nessuno degli studenti coinvolti nella violenza era stato incriminato. La ragazza, soprannominata dai media statunitensi “Jane Doe”, ha inoltre accusato il college di aver consentito agli studenti «di rimediare alla propria condotta semplicemente presentando delle tesine». La Cornell University ha risposto alla accuse con un duro comunicato. «Qualsiasi insinuazione secondo cui l'Università non avrebbe imposto sanzioni significative ai responsabili è falsa». 

Cosa è successo

Durante un'udienza del 2025 alla Cornell University, l'ex studentessa aveva raccontato di essere stata vittima di uno stupro di gruppo in una casa di una confraternita nel 2024, descrivendo una notte terrificante in cui era stata violentata da diversi uomini: «Mi sentivo come un'esca. Mi sentivo circondata da leoni. È stato assolutamente devastante». La testimonianza è inclusa in un rapporto di 99 pagine, notevolmente censurato, ottenuto dalla Abc News, che è stato redatto dall'università lo scorso anno nell'ambito delle indagini sull'accaduto.

L'ateneo ha condotto 50 interviste con 32 testimoni, tra cui i membri della confraternita che Jane Doe ha accusato di stupro di gruppo in una causa civile intentata all'inizio di questo mese, e ha stabilito che qualcuno nella casa della confraternita Chi Phi aveva assunto una dose eccessiva di ketamina. «La ketamina era una sostanza usata da diverse persone nella casa della confraternita Chi Phi all'epoca», si legge nel rapporto. Jane Doe ha poi dichiarato agli investigatori che la ketamina che aveva assunto quella notte le aveva provocato uno stato di «confusione» che l'aveva lasciata disorientata.

Uno dei membri della confraternita si è scusato di non essere intervenuto per fermare l'aggressione, alla quale dice di non aver partecipato, hanno spiegato gli inquirenti. Il ragazzo è stato ritenuto responsabile di «tentata violenza sessuale». Il procuratore distrettuale della contea di Tompkins, Matthew Van Houten, ha detto che il suo ufficio sta valutando se procedere con accuse penali in relazione alle denunce, spiegando all'Abc che nel 2024 non ha «indagato in modo indipendente» basandosi sull'inchiesta della Cornell University.

Intanto la confraternita Chi Phi è stata bandita dal campus.

Trey Robb, direttore esecutivo ad interim della confraternita, ha spiegato che tutti i membri accusati sono stati espulsi dalla sezione della Cornell entro tre giorni dalla presentazione della denuncia alla polizia da parte di Jane Doe nel 2024. Tre degli imputati citati in giudizio hanno negato le accuse tramite i loro avvocati.

Gli stupri alla Cornell non sono una rarità

La stessa Cornell University, al termine di un'indagine interna, ha rilevato che il 35% delle studentesse ha denunciato di aver subito violenza sessuale durante il periodo trascorso nel campus. A essere responsabili sarebbero appunto gli studenti della confraternita Chi Phi, membri anche di una chat di gruppo che incitava ad aggressioni sessuali, come ha dichiarato l'avvocato di Jane Doe, Thomas Giuffra, alla Cbs News.

«La situazione è grave in tutti i campus», ha dichiarato la governatrice di New York, Kathy Hochul, ad Abc News, affermando che «da quando ho iniziato l'università, nei campus esiste una cultura che riserva questo tipo di trattamento alle giovani donne, e questa situazione deve cambiare». Hochul ha richiesto una revisione esterna su come l'ateneo della Ivy League abbia gestito le accuse, sollevando «seri interrogativi sulla cultura del campus di Cornell» e chiedendosi se l'università stesse facendo tutto il possibile per proteggere gli studenti. «Ho parlato oggi con il presidente di Cornell e l'università ha accettato di incaricare uno studio legale esterno di condurre un'indagine indipendente», ha scritto la Hochul su X: «Ho chiesto inoltre al mio staff di valutare quali altre misure possiamo adottare per rafforzare la tutela delle vittime. Questa cultura deve finire. E a New York faremo tutto ciò che è in nostro potere per fermarla».

Dalle informazioni ottenute dalla Cbs emerge tra l'altro che la polizia della Cornell University non ha ritenuto necessario procedere con l'azione penale nonostante la ragazza avesse chiaramente detto di essere «sicura di essere stata violentata». Pare infatti che la polizia dell'università trasmise alla procura locale una versione ridotta del racconto della ragazza che denunciò di essere stata violentata durante una festa in una confraternita nel 2024. «Posso dire con assoluta certezza di essere stata stuprata», aveva dichiarato la studentessa a un agente. Ma quella frase non comparve nel rapporto inviato al procuratore, che successivamente decise di non procedere a incriminazioni.

La rabbia degli studenti

Il caso ha scatenato polemiche sulla gestione delle denunce di violenza sessuale nei campus universitari. Dagli stessi documenti emerge inoltre che gli studenti accusati dell'aggressione fornirono agli investigatori versioni discordanti e spesso confuse dei fatti. Cornell, un ateneo Ivy League, ha una forte componente di 'Greek Life' (come vengono soprannominate le confraternite e le loro equivalenti femminili, sororities, i cui nomi sono derivati da lettere greche) per via dell'isolamento del campus dalla vita in città. Oggi circa un terzo degli studenti di Cornell appartiene a una delle oltre 50 'fraternities' e 'sororities' riconosciute. Le organizzazioni gestiscono anche proprie case e costituiscono importanti reti sociali e professionali, che proseguono attraverso gli ex alunni. «Ci vergogniamo profondamente degli eventi accaduti nel campus», servono «cambiamenti radicali». Questo il messaggio emerso al termine dell'assemblea che ha riunito gli studenti della Cornell University. «Meritiamo di sapere se la nostra istituzione dà più valore alla nostra sicurezza che alla sua reputazione», ha dichiarato una studentessa.

Lunedì 5 ottobre è prevista una manifestazione di protesta all'interno dell'ateneo, intitolata «Giustizia per le sopravvissute», pubblicizzata con volantini in tutto il campus. I manifestanti chiedono alla Cornell di intervenire contro la presunta cultura dello stupro. Studenti e docenti hanno spiegato alla Bbc che l'indagine sul presunto stupro di gruppo ha gettato un'ombra oscura sul campus, suscitando rabbia, preoccupazione per la cultura delle confraternite e una reazione negativa nei confronti della gestione da parte dell'università. 

Gli studenti chiedono che la Cornell University espella e revochi i titoli accademici dei presunti autori dello stupro, oltre a rivedere le politiche relative alle sanzioni per le aggressioni sessuali. «Sono profondamente disgustata di essere qui, di pagare questa istituzione per poterci stare», ha detto la matricola Eliana Dolven-Miller. «C'era molta rabbia in quella stanza, io ero molto arrabbiata», ha aggiunto. Eeshaan Chaudhuri, presidente dell'assemblea studentesca, ha aperto la riunione affermando che «questo tipo di comportamento qui nel campus non è tollerabile, e credo di poter parlare a nome di tutti noi quando dico che ci vergogniamo profondamente degli eventi accaduti nel nostro campus». Il gruppo studentesco ha inoltre chiesto all'università di pubblicare un resoconto su come è stata gestita la presunta aggressione sessuale, specificando quali prove sono state raccolte e se e quando l'università ha segnalato la questione alla polizia del campus.

Il procuratore generale di New York Letitia James nel corso di una conferenza stampa ha annunciato che è in conrso un'indagine penale. «So che volete delle risposte. Le voglio anch'io. Un'indagine approfondita di questa natura richiede tempo, ma il mio ufficio si impegna a portarla a termine», ha dichiarato ai giornalisti. «Sebbene siamo limitati nelle informazioni che possiamo condividere, forniremo aggiornamenti non appena saranno disponibili», ha aggiunto.

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