Si riaprono le indagini sul presunto stupro di gruppo avvenuto nel 2024 in una casa della confraternita Chi Phi alla Cornell University. Secondo i media americani, i procuratori dello Stato di New York hanno annunciato la ripresa degli accertamenti dopo la nuova denuncia presentata il 16 settembre dalla giovane coinvolta, indicata dalla stampa statunitense come Jane Doe. L’azione legale è rivolta contro l’università e sette membri della confraternita: la donna sostiene che l’abbiano drogata e poi abbiano abusato sessualmente di lei.
Tre dei sette accusati hanno respinto le accuse attraverso i propri avvocati; gli altri quattro non si sono pronunciati. Nella causa sono citati anche la confraternita femminile alla quale la giovane apparteneva e un bar fuori dal campus, che, secondo la denuncia, le avrebbe servito alcol nonostante non avesse raggiunto l’età legale per consumarlo.
Il procuratore distrettuale della contea di Tompkins, Matthew Van Houten, ha spiegato che il suo ufficio sta valutando se procedere con accuse penali. Gli investigatori intendono verificare se siano ora disponibili prove sconosciute nel novembre 2024, capaci di modificare la valutazione del caso e di portare il gran giurì a concludere che vi sia stata una condotta criminosa. Nessuno degli studenti coinvolti era stato incriminato per i fatti del 2024.
Anche il procuratore generale di New York, Letitia James, ha annunciato in conferenza stampa che è in corso un’indagine penale. «So che volete delle risposte. Le voglio anch’io. Un’indagine approfondita di questa natura richiede tempo, ma il mio ufficio si impegna a portarla a termine», ha dichiarato ai giornalisti. Ha aggiunto: «Sebbene siamo limitati nelle informazioni che possiamo condividere, forniremo aggiornamenti non appena saranno disponibili».
La prima denuncia e il rapporto della polizia universitaria
La gestione iniziale del caso è al centro delle contestazioni. Van Houten ha riferito ad Abc News che nel 2024 il suo ufficio non aveva «indagato in modo indipendente», basandosi sull’inchiesta della Cornell University. Secondo le informazioni ottenute da Cbs, la polizia universitaria non aveva ritenuto necessario procedere con l’azione penale, nonostante la giovane avesse dichiarato di essere sicura di essere stata violentata.
La ricostruzione riportata da Cbs indica che la polizia del campus avrebbe trasmesso alla procura locale una versione ridotta del racconto della ragazza, che aveva denunciato uno stupro durante una festa nella confraternita. A un agente la studentessa aveva detto: «Posso dire con assoluta certezza di essere stata stuprata». Secondo Cbs, questa dichiarazione non compariva nel rapporto inviato al procuratore, che, dopo aver ricevuto il documento, decise di non procedere a incriminazioni.
Dai documenti relativi al caso emerge inoltre che gli studenti accusati dell’aggressione fornirono agli investigatori versioni discordanti e spesso confuse dei fatti. Thomas Giuffra, avvocato di Jane Doe, ha dichiarato a Cbs News che i responsabili delle aggressioni sessuali sarebbero studenti della Chi Phi appartenenti anche a una chat di gruppo che incitava ad aggressioni sessuali.
Il caso ha suscitato polemiche sulla gestione delle denunce di violenza sessuale nei campus. La governatrice di New York, Kathy Hochul, ha chiesto una revisione esterna delle modalità con cui Cornell ha affrontato le accuse, affermando che la vicenda solleva «seri interrogativi sulla cultura del campus di Cornell» e mettendo in dubbio che l’università stesse facendo tutto il possibile per proteggere gli studenti.
L’ateneo ha accettato di affidare un’indagine indipendente a uno studio legale esterno. Lo ha annunciato Hochul su X: «Ho parlato oggi con il presidente di Cornell e l’università ha accettato di incaricare uno studio legale esterno di condurre un’indagine indipendente». La governatrice ha inoltre scritto di aver chiesto al proprio staff di valutare altre misure per rafforzare la tutela delle vittime.
Ad Abc News Hochul ha dichiarato: «La situazione è grave in tutti i campus». E ha aggiunto: «Da quando ho iniziato l’università, nei campus esiste una cultura che riserva questo tipo di trattamento alle giovani donne, e questa situazione deve cambiare». Su X ha ribadito: «Questa cultura deve finire. E a New York faremo tutto ciò che è in nostro potere per fermarla».
La testimonianza, la ketamina e le sanzioni contestate
Durante un’udienza del 2025 alla Cornell University, l’ex studentessa ha raccontato di essere stata vittima di uno stupro di gruppo nella casa di una confraternita nel 2024, descrivendo una notte nella quale sarebbe stata violentata da diversi uomini. «Mi sentivo come un’esca. Mi sentivo circondata da leoni. È stato assolutamente devastante», ha dichiarato.
La testimonianza è contenuta in un rapporto di 99 pagine, con ampie parti oscurate, ottenuto da Abc News e redatto dall’università nell’ambito degli accertamenti sull’accaduto. Per la propria indagine Cornell ha condotto 50 interviste con 32 testimoni, tra i quali i membri della confraternita accusati da Jane Doe nella causa civile.
L’università ha stabilito che qualcuno nella casa della Chi Phi aveva assunto una dose eccessiva di ketamina. «La ketamina era una sostanza usata da diverse persone nella casa della confraternita Chi Phi all’epoca», si legge nel rapporto.
Jane Doe ha detto agli investigatori che la ketamina assunta quella notte le aveva provocato uno stato di «confusione», lasciandola disorientata.Secondo gli inquirenti, un membro della confraternita si è scusato per non essere intervenuto a fermare l’aggressione, alla quale ha dichiarato di non aver partecipato. È stato ritenuto responsabile di «tentata violenza sessuale».
Jane Doe ha accusato Cornell di aver consentito agli studenti coinvolti di «rimediare alla propria condotta semplicemente presentando delle tesine». L’università ha respinto questa ricostruzione in un comunicato: «Qualsiasi insinuazione secondo cui l’Università non avrebbe imposto sanzioni significative ai responsabili è falsa».
All’epoca dei fatti la confraternita Chi Phi era stata bandita dal campus. Il suo direttore esecutivo ad interim, Trey Robb, ha dichiarato che tutti i membri accusati erano stati espulsi dalla sezione della Chi Phi di Cornell entro tre giorni dalla denuncia presentata alla polizia da Jane Doe nel 2024.
Al termine di un’indagine interna, Cornell ha inoltre rilevato che il 35% delle studentesse ha riferito di aver subito violenza sessuale durante il periodo trascorso nel campus.
Le richieste degli studenti e la protesta del 5 ottobre
Studenti e docenti hanno raccontato alla Bbc che l’indagine sul presunto stupro di gruppo ha suscitato rabbia, preoccupazione per la cultura delle confraternite e una reazione negativa nei confronti della gestione del caso da parte dell’ateneo, che appartiene alla Ivy League. Gli studenti chiedono l’espulsione dei presunti autori dello stupro, la revoca dei loro titoli accademici e una revisione delle politiche sulle sanzioni per le aggressioni sessuali.
Aprendo una riunione dell’assemblea studentesca, il presidente Eeshaan Chaudhuri ha dichiarato: «Questo tipo di comportamento qui nel campus non è tollerabile, e credo di poter parlare a nome di tutti noi quando dico che ci vergogniamo profondamente degli eventi accaduti nel nostro campus». Al termine dell’assemblea, al messaggio di vergogna per quanto accaduto si è accompagnata la richiesta di «cambiamenti radicali».
Il gruppo studentesco ha chiesto all’università di pubblicare una ricostruzione della gestione della presunta aggressione, specificando quali prove siano state raccolte e se e quando la questione sia stata segnalata alla polizia del campus. Una studentessa ha espresso così la richiesta di trasparenza: «Meritiamo di sapere se la nostra istituzione dà più valore alla nostra sicurezza che alla sua reputazione».
La matricola Eliana Dolven-Miller ha dichiarato: «Sono profondamente disgustata di essere qui, di pagare questa istituzione per poterci stare». Riferendosi alla riunione degli studenti, ha aggiunto: «C’era molta rabbia in quella stanza, io ero molto arrabbiata».
A Cornell è forte la presenza della cosiddetta Greek Life, legata all’isolamento del campus dalla vita cittadina. L’espressione indica le confraternite e le corrispondenti organizzazioni femminili, le sororities, i cui nomi derivano da lettere greche. Circa un terzo degli studenti appartiene a una delle oltre 50 fraternities e sororities riconosciute: queste organizzazioni gestiscono anche proprie case e costituiscono reti sociali e professionali che proseguono attraverso gli ex alunni.
Per lunedì 5 ottobre è prevista all’interno dell’università la manifestazione «Giustizia per le sopravvissute», pubblicizzata con volantini in tutto il campus. I manifestanti chiedono a Cornell di intervenire contro la presunta cultura dello stupro.
Ultimo aggiornamento: venerdì 2 ottobre 2026, 20:20
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Articolo redatto con il supporto di strumenti di Intelligenza Artificiale
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