Antonio, 70 anni appena fatti, «simpatizzante» del Movimento aggrotta il sopracciglio non appena il totem digitale di fronte a lui si illumina: «Ciao! sono Nova. Da dove vuoi cominciare?». Gli avatar interattivi sono solo una delle trovate installate nella World Join Center Square, la "piazza coperta" nel quartiere milanese del Portello, scelta per ospitare l'evento conclusivo di Nova. Quello dove oggi, al termine della votazione degli iscritti del M5S, verranno rese note le proposte programmatiche da portare al tavolo degli alleati di coalizione. E nonostante di carne al fuoco ne sia stata messa parecchia - oltre duecento, dall'economia all'ambiente, i quesiti su cui si dovrà esprimere la base - nel giorno di apertura della kermesse pentastellata la lingua ha continuato a battere, lì dove il dente duole: gli aiuti militari a Kiev e il tema del riarmo.
Il mandato
Al pubblico in "piazza" che lo attende - duemila presenze registrate - Giuseppe Conte, a metà pomeriggio sul palco per un discorso di saluto, recapita un messaggio inequivocabile: «Mi sembra che emerga un mandato ben preciso: dobbiamo costruire percorsi di pace, con la guerra non andiamo da nessuna parte. Le armi allontanano la pace». Una rassicurazione per chi temesse un passo indietro, visto che nella formulazione del quesito i vertici politici hanno preferito evitare aut-aut espliciti sugli invii militari. Tornerà a ribadirlo, in modi diversi, l'ex premier, in altre due parti del discorso. Alla fine, garantendo che assolverà il mandato con "massima determinazione, fermezza e chiarezza": «Non pensate che sia disponibile a vivacchiare, a diluirlo». E poi a metà, alla domanda sul rischio che l'Italia sia la sola a portare avanti le istanze di una svolta negoziale per il conflitto: «Se l'Italia sarà capofila e protagonista di questa svolta, saremo contagiosi perché se hai coraggio e una visione chiara sei contagioso».
A dare forza a queste istanze, ieri, è stato l'ultimo sondaggio di Nando Pagnoncelli per il Corriere. Più che sui risultati di eventuali primarie che lo vedrebbero in testa rispetto a Elly Schlein - e di cui, dal Nazareno dicono di non essere preoccupati - l'avvocato del popolo si è soffermato proprio sul punto relativo alle armi a Kiev, che spacca il campo largo con 38% contrari e 36% favorevoli: è evidente - ha sottolineato l'ex premier ai suoi - che la maggioranza degli elettori del centrosinistra non vuole più l'invio delle armi. Un punto ripreso anche in serata, nel corso del giro tra gli stand del World Join Center: «Già dalle riposte di Nova - ragiona Conte - è risultato evidente questa posizione». A spianargli la strada sul fronte del no al riarmo e alle guerre sono stati quelli saliti sul palco prima di lui («quelle armi le useranno gli adolescenti preda di un gergo di violenza», punge Riccardo Ricciardi) e non solo: «Il no alle armi è netto e continuerà a esserlo», dice senza battere ciglio Chiara Appendino all'ingresso del Centro congressi. Per il resto il presidente pentastellato si sofferma su Nova: «Oggi parlo solo di questo». Durante il suo discorso sciorina i numeri più significativi del percorso di ascolto del Paese - 17mila partecipanti, 2000 tavoli, 105 punti di incontro - e evidenzia alcune delle proposte al voto: oltre al contrasto alla speculazione finanziaria, anche il pacchetto ad hoc per i giovani e gli incentivi per i lavoratori autonomi. La scelta di Milano? Un monito, spiega Conte, affinché l'Italia torni ad essere «locomotiva»: «Noi siamo a crescita zero, abbiamo intere filiere in difficoltà. In passato abbiamo dimostrato di sapere far correre l'Italia e riaccendere i motori del Paese nel momento più duro della pandemia, quando siamo stati la locomotiva d'Europa». L'applauso più lungo e fragoroso scatta dopo, al momento del pensiero rivolto ad Alessandro Di Battista: «Siamo con te Ale! Torna con noi, abbiamo ancora da fare tante battaglie che ci accomunano, fai presto».
A prendersi la scena, per il resto del tempo, saranno lo stuolo di ospiti nazionali e internazionali invitati ad aprire la prima giornata: e allora ecco, tra gli altri, gli economisti Jayati Ghosh e Jefrrey Sachs,
i due governatori di punta del Movimento - Roberto Fico e Alessandra Todde, il geologo del Cnr, Mario Tozzi. A far discutere, però, è soprattutto Francesca Albanese, accolta da un gruppo di fan con la kefiah al collo. La relatrice delle Nazione Unite punta dritto contro l'"infamia" del ddl antisemitismo, che "non protegge gli ebrei", ma "crea solo più risentimento" ed è "incostituzionale": «Sarò la prima a sfidarlo questo disegno di legge».
A sera, infine, il presidente M5S si concede a un giro nel centro congressi: visita il tunnel che racconta il percorso di Nova, scatta selfie, mette da parte un libro e una lettera che gli donano gli attivisti e poi va nello Youth Village, il villaggio di confronto dei giovani pentastellati, tra cuffie insonorizzate e pouf colorati. Il signor Antonio, alle 19 di sera, è seduto su uno di questi: «Che ne pensa di Grillo?», gli chiediamo. «Io sto con Giuseppe, perché Giuseppe sta con il Movimento».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
>> Home