Stranieri disabili e SSN: la Corte Costituzionale cancella 28 anni di contributi illegittimi | Il Fatto Quotidiano.it

2026/08/14

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Consulta: “Iscrizione gratuita al servizio sanitario anche per stranieri con disabilità”. Da 28 anni pagavano l’obolo (fino a duemila euro) alle Regioni

Un caso paradossale che parte da lontano ma che oggi trova una soluzione confermata dalla Corte Costituzionale. Anche le donne e gli uomini stranieri residenti in Italia e con regolare permesso di soggiorno una volta divenuti invalidi hanno diritto all’iscrizione gratuita al Servizio sanitario nazionale per ricevere le adeguate cure mediche. E’ quanto ha stabilito la Corte Costituzionale con la sentenza n.97 depositata il 5 giugno 2026. I giudici hanno fatto chiarezza su una norma rimasta sospesa al 1998 e, secondo loro, mal interpretata. La precedente legge non prevedeva, in particolare, i casi di donne e uomini non nati in Italia ma residenti regolarmente che acquisivano una invalidità che con il relativo cambio o aggiornamento del loro permesso di soggiorno perdevano la gratuità del Ssn con tutte le gravi criticità e i fortissimi disagi conseguenti. Il caso era stato sollevato dal Tribunale del lavoro di Milano, su ricorso di due cittadini stranieri con disabilità grave ai quali la Regione Lombardia aveva negato l’iscrizione gratuita al SSN. “Ora tutte queste persone potranno richiedere la restituzione delle somme versate”, avvisa l’avvocato Alberto Guariso.

La significativa novità, per queste persone divenute invalide, è che non devono più pagare il contributo minimo annuo di duemila euro, richiesto loro fino ad oggi, peraltro ingiustamente secondo il massimo organo di garanzia costituzionale italiano. Una pronuncia non di poco conto, a beneficio di persone in condizione di salute precaria che necessitano di cure rilevanti, mentre i diritti delle minoranze sono messi in discussione in molti Paesi occidentali. “Siamo molto soddisfatti”, commenta a ilfattoquotidiano.it Laura Abet, responsabile del Centro Antidiscriminazione della Lega per i diritti delle persone con disabilità (Ledha). “Il Centro è intervenuto in questo procedimento, promosso dall’Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione (Asgi) e dall’organizzazione senza scopo di lucro ‘Avvocati per niente’, presentando alla Corte Costituzionale un’opinione scritta in cui abbiamo evidenziato le criticità di questa disciplina”.

Abet aggiunge che “quella che si configurava era una discriminazione intersezionale, una forma di discriminazione che non nasce da un singolo fattore ma dall’intersecarsi di due condizioni: la disabilità e l’origine straniera. Si tratta di una forma di svantaggio profondo, che non è semplicemente la semplice somma di due condizioni ma il loro moltiplicarsi esponenzialmente”. Ledha spiega che la questione riguarda direttamente donne e uomini di origine straniera che, dopo aver soggiornato regolarmente in Italia per motivi di lavoro o familiari, per diversi motivi sono diventate invalide e hanno ottenuto la conversione del permesso di soggiorno in “permesso per residenza elettiva”, documento necessario per tutti coloro che ottengono una pensione di invalidità italiana. “Questo tipo di permesso”, continua Ledha, “non è incluso nell’elenco di quelli che, secondo il Testo unico sull’immigrazione, danno diritto all’iscrizione obbligatoria e gratuita al Servizio sanitario nazionale. L’esito di questa situazione è assurdo: proprio nel momento in cui il bisogno di cure si faceva più urgente, queste persone perdevano il diritto all’assistenza sanitaria gratuita e si vedevano chiedere un contributo annuo estremamente oneroso (2mila euro, ndr)”.

Contattato da ilfattoquotidiano.it, Alberto Guariso, avvocato e responsabile del servizio antidiscriminazione dell’Asgi che ha direttamente seguito la vicenda giudiziaria, sottolinea che “la cosa un po’ paradossale della vicenda è che, davanti alla Corte Costituzionale, la Presidenza del consiglio ha sostenuto con foga e convinzione che gli stranieri e le loro associazioni avevano ragione e che, quindi, la norma, correttamente interpretata, garantiva l’iscrizione gratuita al Servizio sanitario a chi, divenuto invalido, perdeva il diritto di iscrizione per effetto della conversione del permesso in permesso per residenza elettiva”.

Su questo aspetto è bene evidenziare, a detta di Guariso, che la Corte Costituzionale ha poi accolto questa tesi e infatti non ha dichiarato l’incostituzionalità della norma, ma ha affermato appunto che l’interpretazione corretta è quella fornita dalle associazioni e successivamente recepita anche dal Governo. “Peccato”, chiosa il responsabile servizio antidiscriminazione dell’Asgi, “che la norma sia lì dal 1998 e che quindi per 28 anni tutte le Regioni (che hanno potestà in materia sanitaria, ndr) ne abbiano dato una interpretazione sbagliata, come adesso si apprende, negando l’iscrizione al Ssn agli stranieri divenuti invalidi. E ciò senza che il Ministero competente sia mai intervenuto presso le Regioni per affermare l’interpretazione ‘giusta’, improvvisamente scoperta solo dopo 28 anni, davanti alla Consulta”. Si tratta di una vicenda a tratti quasi surreale. “Un incredibile ‘equivoco’ o una voluta trascuratezza”, sottolinea l’avvocato che ha seguito il giudizio in prima persona presso la Corte Costituzionale, “del quale sono stati vittime innocenti centinaia di stranieri che si sono dovuti pagare l’iscrizione al SSN versando la quota annua, prima 387 euro e dal 2024 salita a 2mila euro o addirittura le spese di ricovero ospedaliero”.

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