Consiglio senza numero legale: «Sindaco, si dimetta»

2026/07/21

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Nuovo consiglio comunale e nuovo caso nella maggioranza: manca per due volte il numero legale, tanto da comportare il rinvio per il prosieguo della seduta.
Al primo appello sono assenti Futuro nazionale, Fratelli d’Italia e manca il numero legale per poter procedere con la seduta, poi iniziata al secondo tentativo. Il sindaco Giuseppe Marchionna ha provato a gettare acqua sul fuoco.

Il caso

Ventiquattro ore prima, intanto, Claudio Niccoli della Casa dei Moderati (in maggioranza fino alla costituzione in Consiglio del gruppo Futuro Nazionale) ha chiesto le dimissioni di Marchionna: «Riteniamo che sia arrivato il momento di un gesto di responsabilità. Sindaco, prendi atto del fallimento della tua esperienza amministrativa e rassegna le dimissioni. E lo stesso dovrebbe fare chi continua a sostenerti, perché non si può restare spettatori mentre la città viene trascinata ogni giorno un po' più in basso. Brindisi merita di più. Merita una guida capace di ascoltare, decidere e costruire il futuro, non di assistere passivamente al proprio declino».
Nel dibattito politico, quindi, si pone nuovamente il tema della tenuta della coalizione di governo, anche perché proprio i vannacciani (gruppo che non ha aderito alla maggioranza) e i meloniani avevano fatto asse nella precedente seduta sul tema del regolamento per l’assegnazione degli alloggi popolari. L’assenza dei due gruppi consiliari si è andata a sommare con quella (comunque meno organica e in alcuni casi anche giustificata) di altri consiglieri a sostegno di Marchionna.
Anche per questo l’opposizione è rimasta fuori dall’aula alla prima chiamata, con il chiaro l’intento di far emergere i reali numeri della maggioranza. Il sindaco, quindi, ha provato a gettare acqua sul fuoco, parlando di «piccole querelle che normalmente caratterizzano la vita politica», sostenendo che, nel caso si fosse atteso altri cinque minuti per l’appello, i numeri ci sarebbero stati. Come detto, comunque, la situazione si è ricomposta nella seconda chiamata, visto che in aula sono entrati anche gli esponenti di Futuro nazionale e Fratelli d’Italia, garantendo in questo caso il raggiungimento del numero legale. 

Il nodo


Se, da un lato, dalle varie forze politiche non si è voluto commentare ufficialmente quanto accaduto, derubricando (ufficiosamente) tutto al caso, il contrasto è diventato più evidente durante la discussione in Consiglio di alcuni temi. Il primo riguarda la mozione d’ordine del capogruppo di Futuro nazionale, Nicola Di Donna, che ha chiesto di inserire tra i punti all’ordine del giorno quello sulla possibile grazia a Mario Roggiero, il gioielliere condannato e finito in carcere per l’uccisione di due rapinatori che avevano assaltato la sua attività. Da un lato, si è rinnovato l’accordo tra Fn e Fdi, che hanno votato entrambi a favore (la richiesta, però, non è stata accolta) ma Di Donna non ha risparmiato critiche a quelle forze che a livello nazionale hanno votato a favore mentre in consiglio hanno respinto la proposta, con un riferimento implicito agli ex compagni di schieramento di Forza Italia. 
E lo stesso capogruppo dei vannacciani, in occasione del dibattito sull’installazione di una panchina tricolore e dopo una discussione molto animata, ha attaccato la conduzione dell’aula del presidente del consiglio comunale, Gabriele Antonino. Scambi piuttosto duri, quindi, che si sono accompagnati ad altri dal tenore meno vivace.
Il tema del numero legale si è riproposto anche più avanti. Al rientro dalla sospensione concessa per il pranzo, infatti, il primo appello del presidente Antonino ha visto solo sei presenti, che poi sono diventati tre (lo stesso Antonino, il sindaco Marchionna e Mario Borromeo per Fratelli d’Italia) nella nuova chiamata. Da regolamento, proprio la mancanza del numero legale per due volte consecutive comporta la sospensione della seduta, che è stata aggiornata in seconda convocazione, già indicata nei giorni scorsi per domani (mercoledì 22 luglio) alle 9.30. Un’occasione in cui saranno trattati tutti quei punti all’ordine del giorno che non sono stati affrontati, invece, ieri, ma anche il banco di prova della tenuta della maggioranza.

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