ROMA Un «disegno ampio e unitario» che mirerebbe da un lato a diffondere notizie false per far scendere il prezzo delle azioni della Lazio e dall’altro a costringere Claudio Lotito a cedere il pacchetto azionario di controllo della società sportiva. È la tesi dei pm della Dda di Roma che ha portato all’iscrizione di diversi nomi sul registro degli indagati e alle relative perquisizioni, a partire dallo scorso dicembre. Da ultime quelle di ieri - effettuate dai carabinieri del Nucleo investigativo della Capitale - nei confronti del presidente della Banca del Fucino, Mauro Masi, dell’ad dell’istituto di credito, Francesco Maiolini, e dell’editorialista Luigi Bisignani, indagati per la sola manipolazione del mercato. In sostanza, secondo il procuratore aggiunto Giuseppe Cascini, e i sostituti Lorenzo Del Giudice e Lucia Lotti, i tre avrebbero diffuso «notizie false» per «provocare una sensibile alterazione del prezzo delle azioni della SS Lazio Spa, società quotata». In un comunicato stampa la Banca del Fucino ha espresso «piena fiducia nell’operato del Presidente e dell’Amministratore Delegato, sicura che gli accertamenti in corso ne confermeranno la correttezza», precisando che l’istituto «non ha mai finanziato, direttamente o indirettamente, alcuna iniziativa, campagna o attività riconducibile alle vicende oggetto dell’indagine, né alcuna iniziativa lesiva degli interessi della SS Lazio, dei suoi azionisti e dei suoi vertici». Mentre il patron biancoceleste ha risposto con un «no comment» alle domande riguardanti i nuovi risvolti dell’inchiesta.
LE ACCUSE
L'indagine «madre» è scattata nel 2024 e nel dicembre scorso aveva già portato all'iscrizione di cinque persone per tentata estorsione e manipolazione del mercato. Un reato, quest’ultimo, contestato ora anche ai tre nuovi indagati che, si legge nel capo di imputazione, «agendo in concorso tra loro e con terzi, alcuni dei quali in corso di identificazione, concorrevano moralmente alla diffusione a mezzo social network o attraverso la testata “Millenovecento” e concorrevano moralmente e materialmente attraverso il quotidiano “II Tempo”, cui collabora Bisignani, alla diffusione di notizie false relative alla imminente cessione da parte di Claudio Lotito del pacchetto azionario di controllo della SS Lazio, allo stato di decozione delle società controllate da Lotito, alla intenzione di Lotito di far deliberatamente retrocedere la squadra della Lazio in una serie minore al fine di ottenere il cosiddetto paracadute di 35 milioni di euro». «Ma quale complotto», ha detto Bisignani ai microfoni del Tg1. La «battaglia» è «per chiedere una Lazio fortissima», ha precisato l’editorialista.
LE TAPPE
Nel decreto di perquisizione - nel corso della quale sono stati acquisiti documenti e device appartenenti ai tre indagati - vengono ricostruite le ultime tappe della presunta campagna di delegittimazione del patron biancoceleste. I pm ricordano che l’11 giugno 2025 è stato esposto a Roma, in Piazza del Parlamento, con la scritta «Lotito Libera la Lazio». Pochi giorni prima, il 30 giugno, in piazza San Lorenzo in Lucina, un altro striscione con la scritta «Forza Italia: Libera la Lazio» era stato esposto nei pressi di uffici del partito. Lotito aveva sporto diverse denunce, sostenendo di essere vittima da circa un anno «di una campagna diffamatoria e intimidatoria» finalizzata a costringerlo a vendere. Elementi che, insieme alle ultime risultanze investigative - tra cui «pseudonotizie diffuse attraverso la pubblicazione on line “Millenovecento” volte a orientare una protesta delle tifoserie della Lazio contro Lotito» - compongono quello che per i magistrati romani è «un disegno più ampio e unitario».
GLI ARTICOLI
Non solo, si legge ancora nel decreto, sarebbe emerso che «le attività (o alcune delle attività) di denigrazione e di diffusione attraverso social network sono state in tutto o in parte finanziate dall’amministratore della Banca del Fucino». «Pochi giorni dopo - sempre nella ricostruzione dei pm - iniziavano a comparire scritti sul quotidiano “II Tempo” che seguivano il medesimo filone delle precedenti pubblicazioni su canali di minor rilievo». «Il 31 maggio 2026, infatti, compariva un articolo dal titolo “Stadio senza tifosi, Lotito come Nerone? Se il mondo Lazio brucia” nel corpo del quale, dopo aver riportato la falsa notizia relativa all’esistenza di una fantomatica offerta di acquisto della società Lazio - si legge nell’atto - da parte della banca d’affario JP Morgan per la cifra di 450 milioni di euro, veniva rivolto a Claudio Lotito il consiglio di avvalersi di figure della finanza tra i quali Masi e Maiolini della Banca del Fucino quali referenti per l'avvio di un nuovo corso nella gestione della società calcistica». Dall’annotazione dei carabinieri depositata lo scorso 21 luglio, inoltre, emergerebbe «da un lato, la partecipazione (ovviamente legittima) di Bisignani, Maiolini e Masi a manifestazioni pubbliche, di protesta dei tifosi della Lazio contro la gestione di Lotito e, d’altra parte, l’esistenza di «alcuni contatti tra Masi e Bisignani» e tra quest’ultimo e Maiolini «in corrispondenza con la preparazione e la pubblicazione degli articoli».
Il presidente della Banca del Fucino si è detto «basito per le accuse che mi vengono rivolte da una denuncia di Claudio Lotito». «Accuse - ha proseguito Masi - totalmente e completamente false. La mia sola “colpa”, è quella di essere, come tantissimi a Roma e in Italia, tifoso della Lazio. Ho piena e totale fiducia nella magistratura e pertanto ho già dato mandato al mio avvocato di presentare immediata denuncia per calunnia».
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