Come salvare l’Europa dagli europei

2026/09/27

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Ho letto il messaggio sullo “stato dell’Unione 2026” della Ursula von der Leyen (Ursula, d’ora innanzi), che ricalca quello del 2025. Gli aiuti militari all’Ucraina continueranno “finché necessario”. L’Ucraina è “una parte dell’Europa e gli ucraini combattono anche per gli europei”. Si tratta di una “guerra giusta” per aiutare un “alleato” che chiede protezione.

Ursula ci dice che è in atto uno scontro per un nuovo ordine mondiale. Tutte le costituzioni che ripudiano la guerra sono diventate ferri vecchi, perché l’Europa “difenderà ogni centimetro quadrato del suo territorio” e, a tal fine, dovrà disporre di armi d’attacco e di un esercito unico. Fanno bene gli ucraini a mandare droni su Mosca: se il pollaio è violato ogni notte, per salvare le galline il contadino dovrà rendere inoffensiva la faina.

L’Europa non ha un “proprio” esercito, ma i singoli Stati hanno sempre prodotto armi. La produzione di armi per l’esportazione è il business più redditizio. Le aziende italiane del “militare” ex Efim, passate a Finmeccanica/Leonardo, contribuiscono a mantenere la sanità e le pensioni. Del resto, gli Elemosinieri di tutte le religioni investono in azioni del settore militare, che garantiscono i più elevati dividendi.

I missili possono distruggere i territori e massacrare intere popolazioni, ma la guerra si vince occupando i Paesi con i soldati. Virginia Libero che rappresenta i giovani del Pd dichiara: “alle guerre andateci voi di centro destra, perché noi organizzeremo i disertori”. È lo stesso discorso di Mussolini nel periodo in cui era “antimilitarista”.

Qualcuno avrebbe dovuto informare la giovane militante che non sono i neonazisti europei filorussi a voler fornire di armi l’Ucraina è proprio Ursula, che sta in piedi grazie ai voti del centro sinistra di cui fa parte il PD.Quale Stato europeo manderebbe soldati, potendo liberamente scegliere di non farlo? Ursula ci dice: “soltanto l’Europa può garantire agli europei una vera sovranità, quando droni, attacchi ibridi o disinformazione prendono di mira le nostre democrazie”.

Mi sono chiesto se dopo questi messaggi di Ursula, i lavoratori dell’Ilva e delle aziende italiane in via di estinzione, potranno sentirsi più sicuri. Se lo stretto di Hormuz sarà riaperto, ebrei e palestinesi si stringeranno la mano, i dazi di Trump saranno ritirati, i rapimenti di bambini ucraini da parte di Putin avranno fine. Se scenderà il costo dell’energia e della benzina o se l’invasione economica cinese continuerà ai ritmi attuali.

L’Europa non incide sulle vicende internazionali che determinano ricadute sulle proprie economie: è il “pianeta” della pace (circondato da eserciti in guerra), che deve decidere all’unanimità in materia di politica estera e di “alleanze”. Ogni Nazione, pur continuando a far parte dell’Unione, può dissociarsi dalle decisioni del Consiglio europeo. È come se Trump, autorizzato dal Congresso, decidesse di sterminare i pasdaran e il governatore del Texas potesse mettere il veto.

L’unificazione dell’Europa (o di parte di essa) è stata il sogno di Carlo Magno, Napoleone, Hitler e dei Soviet, ma era l’unione sotto il tallone dell’esercito più forte. Il disegno unificante di Ursula si basa sulla libera scelta di paesi che si difendono con le sole armi dell’Economia, del Diritto e delle Regole. Quello di cui Ursula dovrebbe occuparsi è l’unificazione politica dell’Europa, introducendo Leggi uniformi in campo legislativo civile, fiscale, penale e amministrativo, creando un solo esercito, imponendo una sola politica estera.

l’Europa non è percepita come stato unitario per una serie di ragioni che occorre comprendere per decidere le strategie di salvezza. L’Europa dovrebbe essere il “dominus” della politica mediterranea, Invece non è neppure in grado di regolare i flussi migratori e ciò è dipeso non solo da carenze organizzative delle burocrazie ma dalle sentenze della Corte Europea.

Se siamo in una guerra “non dichiarata”, le questioni di Diritto passano in seconda linea, al punto che Ursula sta abbandonando i “sacri” principi di accoglienza dei migranti, adattandosi ai modelli proposti dalle destre. Mi accorgo ora di avere esaminato vicende lontane anni luce dalla “domanda politica” degli elettori europei, i quali si interessano del prezzo delle zucchine, di pensioni, sanità, costo della benzina e del gas. I voti che “pesano” prescindono dal destino geopolitico dell’Europa.

Gli europei soffrono della sindrome “da sfruttamento” da parte dei datori di lavoro nel libero mercato e il modo migliore per non essere sfruttati è quello di non lavorare e tornare al protezionismo economico. Sembra una battuta da cabaret ma in Italia il reddito di cittadinanza è diventato legge. Se i pentastellati erano arrivati a prendere elevate percentuali di voti, non era per motivi “ideologici”, per scelte politiche di statisti lungimiranti, ma perché esistono fasce rilevanti di elettori che pensano di avere diritto a percepire redditi di natura parassitaria.

Questo bacino elettorale, in costante aumento, ha modificato il Dna della “politica”. Chi sente alla Tv i leader politici, può verificare che i partiti adottano uno slogan elettorale ripetitivo: “la sanità non funziona, la scuola langue, i salari sono bassi, le bollette sono altre, le imprese chiudono” per la sola ragione che lo Stato investe poche risorse. È una battaglia elettorale a chi “spende” di più, che vede protestare gli stessi partiti di governo. Nessuno si domanda come produrre tali risorse da distribuire alle masse.

L’Europa avrà un futuro solo se riuscirà a capovolgere questa logica. A mano a mano che avanza l’economia cinese, si riducono le possibilità di assegnare redditi di cittadinanza, sanità pubblica per tutti, pensioni ordinarie e anticipate, salari minimi dignitosi, scuole pubbliche formative, case gratuite per i disagiati.

Ursula ha la soluzione in tasca: bisogna elettrificare l’Europa entro il 2040. Il nostro deficit commerciale con la Cina, di un miliardo di euro al giorno, è insostenibile. Tuttavia, anche la Cina ha bisogno di noi, è nell’interesse di entrambi lavorare insieme per trovare soluzioni. Per questo istituiremo una nuova struttura burocratica europea per le materie prime critiche, per le auto elettriche, per i chip e le batterie, per le tecnologie pulite e per la difesa. Abbiamo investito nelle nostre energie pulite prodotte in Europa: rinnovabili e nucleare.

L’unico patto possibile sarebbe che i cinesi trasferissero i loro stabilimenti produttivi in Europa per creare occupazione nel nostro continente, come sta inutilmente cercando di fare Trump negli Usa. Una eventualità che ridurrebbe l’occupazione in Cina, con una popolazione da sfamare tripla di quella europea.

A parte l’improbabile patto con Xi Jinping resta da stabilire dove saranno smaltite le batterie consumate fornite dai cinesi e le scorie nucleari che creano elevato inquinamento ambientale. Ursula non ha una ricetta. Si potrebbero moltiplicare i centri di raccolta delle “scarti nocivi indistruttibili” già esistenti in Africa, dandoli in gestione ai giovani stanziali che in questo modo avranno un lavoro e non verranno da noi. Così come stanno sorgendo Centri di Accoglienza degli immigrati africani nello stesso territorio di partenza, allo stesso modo trasferiremo i residui di produzione inquinanti nei paesi del sole e trasformeremo l’Africa in un’immensa “terra dei fuochi”.

Chi potrà salvare l’Europa da questa classe dirigente e dalle attuali generazioni di europei?

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