Come la Regione Lazio vuole ridurre le attese nei pronto soccorso di Roma

2026/08/26

Categories: world-news

Foto di repertorio

Avvio della visita entro 45 minuti per almeno l'80% dei codici arancioni, contrasto al “blocco mezzo” – con i pazienti in attesa dentro le ambulanze fuori dai pronto soccorso– e istituzione di una centrale operativa ospedaliera multiprofessionale per gestire in tempo reale e h24 ricoveri e posti letto.

La Regione Lazio ha definito il nuovo piano per la gestione del flusso di ricovero. Un documento che punta a “migliorare i percorsi di ricovero e di dimissione, a garantire un'adeguata capacità di accoglienza dei pazienti provenienti dal pronto soccorso e ad assicurare tempi di attesa coerenti con il livello di priorità clinica per i ricoveri programmati” si legge nel testo.

Le novità sono diverse: dal contrasto al blocco delle ambulanze alla definizione di una permanenza media fino a 480 minuti dalla visita alla dimissione o alla decisione di ricovero. E di 720 minuti per il ricovero in Terapia intensiva e Psichiatria.

Quali sono i pronto soccorso di Roma in cui si aspetta di più: la mappa

Un quadro preoccupante

Il nuovo piano, che sostituisce quello del 2022 e dovrà essere ora recepito da aziende ed enti del Sistema sanitario regionale, nasce dalla presa d’atto di un dato: la popolazione nel Lazio invecchia e ha sempre più bisogno di assistenza. Mentre aumentano le patologie croniche non trasmissibili.

A parlare sono i numeri: nel 2025 i pronto soccorso della Regione Lazio hanno registrato 1.819.429 accessi. Di cui: 1.359.661 pazienti (74,7%) sono giunti autonomamente, 366.233 (20,1%) tramite ambulanza del sistema 118 e 1.503 (0,1%) mediante elisoccorso. L’analisi dei codici di triage evidenzia una netta prevalenza di accessi a bassa e media priorità assistenziale: i codici verdi hanno rappresentato circa il 36% degli accessi, mentre i codici azzurri circa il 40%. I casi a maggiore complessità clinica sono stati classificati come codici arancioni (17%) e rossi (4,3%). La predominanza degli accessi a bassa e media priorità si associa, si legge nel documento, nella maggior parte dei casi, a esiti di dimissione a domicilio.

Nel 2025, inoltre, la rete ospedaliera del Lazio ha registrato complessivamente 576.490 ricoveri ordinari e 239.441 ricoveri in day hospital, per un totale di 815.931 dimissioni, corrispondenti a 5.906.371 giornate di assistenza erogate. La degenza media dei ricoveri ordinari per acuti è risultata pari a 7,4 giorni, con un tasso medio di occupazione dei posti letto superiore al 79%, che raggiunge valori ancora più elevati nelle discipline maggiormente coinvolte nella gestione dei pazienti provenienti dal pronto soccorso. 

Inoltre quasi il 50% dei ricoveri ordinari per acuti riguarda soggetti di età pari o superiore a 65 anni e oltre il 31% interessa persone di età superiore a 75 anni. Mentre le principali cause di ricovero riguardano: malattie del sistema circolatorio (15,2%), dalle patologie del sistema osteomuscolare e del tessuto connettivo (12,9%), dalle malattie dell’apparato respiratorio (11,3%) e dalle patologie dell’apparato digerente (9,4%). A testimonianza del peso sempre più predominante delle malattie croniche e degenerative.

Caldo da bollino rosso a Roma, boom di accessi a studi medici e pronto soccorso

Una nuova organizzazione

Da qui la scelta di intervenire. In primo luogo con l’istituzione, da parte della Direzione aziendale, di una nuova organizzazione per gestire il flusso di ricovero. Ci sarà una centrale operativa h24 chiamata Toh (Team operativo ospedaliero) che si occuperà della parte operativa, monitorando tutti i posti letto in tempo reale e assegnandoli ai pazienti in attesa. Mentre l’Unità di crisi aziendale dei flussi (Ucaf) avrà funzioni di indirizzo strategico e di governo complessivo del flusso di ricovero.

“Tale articolazione – si legge nel documento - consente di assicurare una chiara distinzione tra le responsabilità decisionali e quelle operative, garantendo al contempo un’integrazione continua tra le attività di programmazione e la gestione quotidiana dei percorsi assistenziali”. Vengono considerati inoltre centrali i percorsi appropriati e alternativi al pronto soccorso, in prima battuta le case e gli ospedali di comunità che “rappresentano il setting assistenziale di riferimento per la gestione dei bisogni a bassa intensità di cura e per specifiche condizioni cliniche, anche in collegamento con le attività di informazione e di indirizzo proattivo del Numero europeo armonizzato (NEA 116117)”.

In quest’ottica, il piano prevede l’identificazione da parte delle Asl dei pazienti con accessi ripetuti in pronto soccorso, ovvero i “frequent user”, che contano quattro o più accessi all’anno in pronto soccorso. Le Aziende sanitarie locali li identificheranno tramite il sistema “Gipseweb”, attivando per loro percorsi sociosanitari specifici, sviluppati in collaborazione con medici di base, pediatri, infermieri di famiglia e di continuità e servizi territoriali di prossimità. Si punta inoltre a un’implementazione del "Fast track" (percorsi accelerati e preferenziali), attivo su sette giorni, nelle discipline con maggiore incidenza di dimissione successiva a una consulenza specialistica.

Rivoluzione o "scatole vuote". Cosa sono le case della comunità e come cambiano la sanità a Roma

I tempi di attesa

Per quanto riguarda i tempi si punta ad avviare una visita medica entro 45 minuti dall’accesso per almeno l’80% dei pazienti in codice arancione. Stabilendo un target di 60 minuti come tempo medio dalla apertura della scheda alla visita medica. Il documento prevede, inoltre, una permanenza media fino a 480 minuti dalla visita alla dimissione o alla decisione di ricovero, e fino a 720 minuti per il ricovero in Terapia intensiva e Psichiatria e una permanenza media che, per il ricovero, può arrivare a 1.000 minuti. 

Inoltre è stabilito l’obbligo, dopo il superamento delle 12 ore dall’accesso, della presa in carico del paziente in attesa di ricovero da parte del personale dell’unità operativa di destinazione. “Con la finalità – si legge nel documento - di rendere operativo il tempo di boarding (periodo in cui un paziente, dopo che i medici hanno deciso il ricovero, resta in attesa di un posto letto libero, ndr) e avviare le azioni proprie del percorso di ricovero”.

Stop al blocco delle ambulanze

Un’altra novità riguarda lo stop al “blocco mezzi”, in riferimento ai pazienti che stazionano dentro alle ambulanze in attesa di accedere al pronto soccorso. Il paziente dovrà essere preso in carico per il triage entro 30 minuti dall’arrivo. Mentre la permanenza del paziente in barella sull’ambulanza) deve essere considerata un evento eccezionale e temporaneo.” Il fenomeno del blocco mezzo – si legge nel documento - determina una riduzione della capacità del Sistema di emergenza territoriale con ricaduta diretta sulla gestione delle richieste di soccorso, soprattutto se concentrato in una macroarea”. Anche il diniego all’accesso di pazienti arrivati in ambulanza, o il loro invio verso un altro pronto soccorso è considerato “un’opzione non prevista”.

>> Home