Colesterolo alto, non conta solo quanto grasso mangi: questi grassi possono fare più differenza di quanto pensi

2026/08/30

Categories: world-news

Quando si scopre di avere il colesterolo alto, la prima reazione è spesso eliminare tutto ciò che viene percepito come “grasso”: meno olio, niente frutta secca, formaggi ridotti al minimo e pasti sempre più poveri di condimenti. Ma il punto potrebbe essere un altro: non tutti i grassi hanno lo stesso effetto sul colesterolo.

Anzi, secondo le più recenti raccomandazioni internazionali sulla gestione delle dislipidemie, per il colesterolo LDL – quello comunemente chiamato “colesterolo cattivo” – può essere particolarmente importante il tipo di grasso che scegliamo e, soprattutto, con quale alimento sostituiamo quello che togliamo.

In altre parole, non basta pensare: “Mangio meno grassi”. La domanda più utile potrebbe essere: quali grassi sto mangiando al posto di quelli che ho eliminato?

Le linee guida ACC/AHA pubblicate nel 2026 raccomandano infatti un modello alimentare ricco di alimenti vegetali, legumi, cereali integrali, frutta, verdura e fibre, nel quale i grassi saturi e trans vengono sostituiti prevalentemente da grassi monoinsaturi e polinsaturi. È proprio questa sostituzione, e non la semplice riduzione indiscriminata dei grassi, a essere associata a un miglior controllo dell’LDL.

Il problema non sono tutti i grassi

I grassi sono nutrienti essenziali. Partecipano alla struttura delle cellule, sono coinvolti nella produzione di alcune molecole importanti per l’organismo e aiutano l’assorbimento delle vitamine liposolubili.

Per questo un’alimentazione completamente priva di grassi non è né necessaria né consigliabile. La differenza sta nella loro composizione.

I grassi saturi, presenti soprattutto in burro, carni grasse, salumi, molti formaggi e latticini ricchi di grassi, ma anche in alcuni oli tropicali come quello di palma e di cocco, tendono ad aumentare i livelli di LDL nel sangue. Al contrario, i grassi insaturi, quando prendono il posto di una parte dei grassi saturi, possono contribuire a migliorare il profilo lipidico.

Ed è proprio qui che cambia il modo di guardare alla dieta per il colesterolo.

Non è necessariamente utile passare dal burro a una fetta di pane bianco senza condimento o sostituire un alimento ricco di grassi saturi con prodotti pieni di zuccheri raffinati. Le evidenze indicano che il beneficio dipende anche da ciò che mettiamo al posto del grasso saturo: la sostituzione con grassi insaturi è più favorevole rispetto alla sostituzione con carboidrati raffinati e zuccheri.

I grassi monoinsaturi: perché l’olio extravergine può avere un ruolo importante

olio extravergine di oliva
I grassi monoinsaturi: perché l’olio extravergine può avere un ruolo importante (blitzquotidiano.it)

Tra i grassi considerati più favorevoli alla salute cardiovascolare ci sono i monoinsaturi, presenti soprattutto nell’olio d’oliva, nelle olive, nell’avocado e nella frutta secca.

Questo non significa che aggiungere grandi quantità di olio alla dieta faccia automaticamente scendere il colesterolo. Anche i grassi insaturi sono molto calorici. Il vantaggio emerge soprattutto quando sostituiscono altri grassi meno favorevoli.

Un esempio pratico è probabilmente più chiaro di molte regole alimentari: condire una verdura con olio extravergine d’oliva invece di accompagnarla con una salsa ricca di burro o panna non significa semplicemente aggiungere un condimento. Significa modificare la qualità dei grassi presenti nel pasto.

L’Istituto Superiore di Sanità sottolinea che i grassi monoinsaturi, come quelli caratteristici dell’olio d’oliva, e i polinsaturi possono avere un effetto positivo sull’LDL quando prendono il posto dei grassi saturi.

Anche noci, semi e pesce possono fare la differenza

L’altra grande famiglia è quella dei grassi polinsaturi, che comprende gli omega-3 e gli omega-6. Le loro fonti alimentari includono pesce, semi, frutta secca e diversi oli vegetali.

Le nuove raccomandazioni sulla gestione del colesterolo indicano tra le fonti di grassi polinsaturi il pesce, la frutta secca, i semi di lino e di chia e alcuni oli vegetali non tropicali. Le fonti di monoinsaturi comprendono invece, tra le altre, l’olio d’oliva, l’avocado e la frutta secca.

Anche qui, però, è importante evitare la semplificazione del “più ne mangio, meglio è”. Un pugno di noci può essere inserito in una dieta equilibrata; aggiungerne grandi quantità senza modificare il resto dell’alimentazione è un’altra cosa.

Il principio centrale resta quello della sostituzione.

Per esempio, per uno spuntino può essere più utile alternare prodotti da forno ricchi di grassi saturi con una piccola porzione di frutta secca. A tavola, il pesce può prendere il posto più spesso di alcune carni lavorate. In cucina, l’olio d’oliva può sostituire parte del burro.

Sono piccoli cambiamenti, ma ripetuti nel tempo possono modificare la qualità complessiva dell’alimentazione.

Colesterolo alto: non conta solo il colesterolo presente nei cibi

Per molti anni, quando si parlava di colesterolo, l’attenzione era concentrata quasi esclusivamente sul colesterolo contenuto negli alimenti. Oggi il quadro è più articolato.

Le evidenze raccolte dalle società scientifiche indicano che, all’interno di un modello alimentare complessivo, limitare i grassi saturi e aumentare quelli insaturi può avere un effetto più consistente sull’LDL rispetto alla semplice restrizione del colesterolo alimentare.

Questo non significa che alimenti diversi abbiano tutti lo stesso impatto o che il colesterolo contenuto nei cibi sia sempre irrilevante. Significa, però, che concentrarsi esclusivamente su un singolo numero scritto sull’etichetta rischia di far perdere di vista il quadro generale.

Un alimento non dovrebbe essere giudicato soltanto perché contiene grassi. Bisogna chiedersi che tipo di grassi contiene, in quale quantità e come si inserisce nel resto della dieta.

Attenzione all’olio di cocco: vegetale non significa automaticamente migliore

Uno degli equivoci più diffusi riguarda l’origine vegetale degli alimenti. Un grasso di origine vegetale non è automaticamente equivalente a tutti gli altri.

L’olio di cocco, per esempio, è spesso presentato come un prodotto “naturale” o salutare, ma è ricco di grassi saturi. Anche l’olio di palma rientra tra i grassi vegetali con una composizione molto diversa da quella dell’olio d’oliva o di altri oli ricchi di grassi insaturi.

Le linee guida più recenti citano proprio gli oli tropicali tra le fonti di grassi saturi da limitare nel contesto di una strategia per ridurre l’LDL.

La lezione, quindi, è semplice: vegetale non è sinonimo di insaturo, così come animale non significa automaticamente “vietato”. Conta l’insieme della dieta e la frequenza con cui determinati alimenti vengono consumati.

>> Home