Sovrintendente Claudio Parisi Presicce, il mosaico della galleria sotterranea del Colle Oppio è un unicum nel patrimonio dell’antichità. Ora sembra svelare anche la prima raffigurazione del Porto di Claudio Che ne pensa lei?
«Il tema è molto delicato. Abbiamo esempi di raffigurazione di ville marittime e architetture immerse in paesaggi marini, soprattutto in area pompeiana. Ma qui la raffigurazione sembra ricca di dettagli, anche con presenze di personaggi sui moli e sulle imbarcazioni in fase di avvicinamento. La tipologia degli edifici non è omogenea. Per questo sembra un porto reale, con una veduta di tratto di costa che non può che essere legata a Roma. Per questa ragione potrebbe essere il porto realizzato dall’imperatore Claudio tra il 41 e il 54 d.C, prima dell’avvento di Nerone. Proprio Nerone potrebbe essere il committente di questo grande mosaico. Il porto di Claudio era uno dei più importanti perché, rispetto ai porti precedenti, ha rinnovato il bacino delle soste delle navi e degli approdi, per risponder alle esigenze di sviluppo di Roma».
Queste raffigurazioni ci regalano oggi un’immagine dell'originale porto di Claudio con dettagli che potrebbero essere inediti?
«Noi del porto di Claudio purtroppo conosciamo poco, perché Traiano ricostruirà anche lui il porto di Ostia, quindi noi non abbiamo elementi di riscontro immediati. Bisognerà fare una verifica puntuale, un'indagine specifica per vedere se siamo in grado di riconoscere elementi riconducibili al porto di Claudio. Certo, si tratta di una raffigurazione che ci consentirà di indagare con precisione proprio come funzionavano gli approdi nell'ambito di una città portuale come quella che viene rappresentata. E che forse è lo scalo di Ostia»
Ma una svolta sulla raffigurazione del porto di Claudio ora sembra possibile...
«Confido che questa sia una buona ipotesi. È sicuramente un elemento di grande interesse, una scoperta davvero importante. Tra l'altro, siccome abbiamo rinvenuto degli incassi al di sopra della fascia decorativa del mosaico dove è rappresentato il porto, che fanno pensare ad una cornice che separava questa parte più bassa dai registi superiori, questo avvalora anche di più l'elemento di realismo nella rappresentazione, perché probabilmente era all'altezza delle persone che frequentavano quella sala»
Alla luce di questa scoperta c’è l'idea di continuare a fare delle dagini lì?
«Noi pensiamo che possiamo ancora scendere per arrivare fino alla pavimentazione che probabilmente, almeno in parte, è conservata. Le strutture murali e quelle delle terme di Traiano che si sono sovrapposte sono molto solide quindi non abbiamo rischi di sicurezza nel proseguire lo scavo in profondità. E mi pare che ci sia la volontà anche da parte del sindaco di proseguire nella ricerca».
Prima ha detto una frase molto suggestiva: qui c’è la committenza di Nerone. Quindi Nerone qui alleggia?
«Fortemente. Lo dico da un punto di vista sia dello stile, quindi degli elementi che noi utilizziamo per individuare confronti e possibili datazioni, sia della solennità della sala, perché non è soltanto la presenza di un mosaico parietale così grande, così interessante, con tessere sia di pietra che di gemme ad essere estremamente importanti. Ma anche il fatto che alle spalle di questa sala c'era un ninfeo altrettanto ricco che abbiamo intravisto ma per il momento non è accessibile, e che fa pensare a questi grandi ambienti dove Nerone probabilmente accoglieva i suoi referenti più importanti, gli intellettuali del tempo. Quindi è una sala che sicuramente riserva ancora sorprese. E al momento, non ci sono dati contrari a questa ipotesi di datazione. Quindi anche queste sale vanno nella stessa direzione della Domus Aurea, come altre grandi scoperte che furono fatte nel passato, relative alla reggia, chiamiamola così, di Nerone».
Il fatto che qui ritroviamo Nerone ci aiuta anche a riperimetrare la Domus Aurea in qualche modo?
«L'estensione era già in qualche modo ipotizzata, un'estensione enorme. Quello che eventualmente si può aggiungere è il fatto che anche Traiano, a distanza di alcuni decenni, fa un'operazione importante, come quella che aveva fatto Vespasiano, cioè restituisce al popolo un ambiente di Roma, con la costruzione delle terme di Traiano. Un settore che evidentemente era stato sottratto da Nerone allo spazio pubblico. E con Traiano viene invece restituito. Così come il Colosseo che Vespasiano e Tito avevano realizzato al di sopra dello stagno che Nerone aveva creato per il proprio piacere. Questi ambienti ricchi, preziosi della Domus Aurea, Traiano li trasforma in un luogo pubblico, costruendovi al di sopra le Terme».
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