
di Monia Orazi
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venerdì 18 settembre 2026, 02:20
MACERATA L’assicurazione rifiuta di pagare l’indennizzo da 600mila euro dopo la morte di un uomo, sostenendo che il decesso sia legato all’abuso di alcol. La società beneficiaria della polizza porta il caso davanti al Tribunale di Macerata e vince la causa: la malattia del fegato legata all’alcol indicata dalla compagnia assicurativa non è stata provata e, secondo la consulenza tecnica accolta dal giudice, a determinare la morte sono state invece le complicanze seguite alla caduta in casa e alla frattura del femore. L’assicurazione è stata quindi condannata a versare 600mila euro alla società di cui il deceduto era amministratore.
La ricostruzione
La vicenda risale alla fine del 2023. L’uomo era caduto accidentalmente dalle scale di casa, portato al pronto soccorso dell’ospedale di Civitanova, gli era stata diagnosticata una grave frattura al femore destro. Sottoposto a un intervento per ridurre la frattura, le sue condizioni peggiorarono fino alla morte, avvenuta l’8 dicembre di quell’anno. Pochi mesi prima, a luglio, aveva sottoscritto una polizza contro gli infortuni che prevedeva una copertura di 750mila euro in caso di invalidità permanente o morte dell’assicurato. Dopo il decesso la società di cui era amministratore e beneficiaria aveva chiesto la liquidazione della somma, ma a maggio 2024 era arrivato il diniego. Secondo la compagnia, la morte era conseguenza di uno stato di alcolismo cronico e in particolare di un’epatopatia alcolica e quindi non rientrava nella copertura prevista dal contratto. Contestando questa ricostruzione la società, tramite l’avvocato Riccardo Ferranti, a ottobre 2024 si è rivolta al Tribunale di Macerata. La richiesta, inizialmente di 750mila euro, è stata successivamente limitata a 600mila, corrispondenti all’80% della somma assicurata spettante alle società. Il restante 20%, secondo le condizioni della polizza, in caso di morte era destinato agli eredi. Nella documentazione sanitaria erano presenti riferimenti a un consumo elevato di alcol, a una sospetta sindrome di astinenza e a un’epatopatia alcolica.
L’accertamento
La consulenza tecnica disposta dal Tribunale, però, non ha trovato elementi sufficienti per confermare questa ricostruzione. Non risultavano esami capaci di dimostrare un’intossicazione cronica da alcol e durante il ricovero non era stato effettuato neppure il dosaggio dell’alcolemia. I riferimenti contenuti nella documentazione sanitaria erano sostanzialmente dati anamnestici o ipotesi diagnostiche che non avevano trovato conferma in accertamenti specifici. Il decesso invece era stato ricondotto alle complicanze della frattura del femore. La caduta e la conseguente frattura sono state quindi individuate come elemento sostanziale nella catena di eventi che ha portato alla morte. Conclusioni condivise dal giudice Angelica Capotosto. Per il tribunale la compagnia non ha neppure dimostrato che al momento della stipula della polizza l’uomo non fosse assicurabile.
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