Cisgiordania, i coloni assaltano la casa di una famiglia palestinese  - L’Unione Sarda.it

2026/09/29

Categories: world-news

Tel Aviv.

30 settembre 2026 alle 00:13

Tel Aviv. Notte di violenze a Jalud, una trentina di chilometri da Nablus, dove il rientro a casa di una famiglia palestinese, costretta ad andarsene dopo mesi di vessazioni, ha provocato l'assalto di oltre cento coloni estremisti. I “giovani delle colline” hanno incendiato l'abitazione dei Tubasi e altre case, dato fuoco a gomme e veicoli, aggredito residenti e lanciato pietre contro i soldati dell’Idf che accompagnavano la famiglia. Tre agenti sono rimasti feriti e tre ragazzi (15, 17 e 18 anni) sono stati arrestati.

La reazione delle autorità israeliane è stata immediata. Il presidente Isaac Herzog ha definito la violenza «una macchia morale» e un danno allo Stato di diritto. Il premier Benjamin Netanyahu ha condannato i disordini, sostenendo che «un piccolo gruppo di facinorosi non rappresenta la popolazione dei coloni in Cisgiordania». Le opposizioni hanno invece accusato il governo di aver favorito un «clima di illegalità».

Il ritorno dei Tubasi era stato disposto il 6 settembre dall’Alta corte di giustizia israeliana, che aveva ordinato a esercito e polizia di proteggerli. La famiglia era stata informata che sarebbe stata accompagnata dai militari ma messaggi diffusi tra gli estremisti avevano invitato a raggiungere Jalud per impedirne il rientro. Secondo il figlio Wa’el, i coloni sono riusciti a raggiungere il tetto dove la famiglia si era rifugiata, mentre i soldati si sono frapposti per proteggerla. Per portarla via è stato necessario l’intervento della Guardia di frontiera, tra lacrimogeni, proiettili di gomma e spray al peperoncino. Anche il mezzo blindato è stato bersagliato con pietre e calci.

Le violenze contro i Tubasi erano iniziate in aprile, con incendi, lanci di pietre e molestie quotidiane, fino all’abbandono della casa il 22 luglio. Ora resta incerto quando la famiglia potrà tornare. Intanto proseguono le polemiche su Netanyahu e sui presunti avvertimenti ricevuti prima del 7 ottobre, che il premier respinge come «menzogne».

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