Chi era l’Atleta di Taranto, dal dna le informazioni sul campione magnogreco

2026/09/19

Categories: world-news

Un filo invisibile, lungo oltre duemilacinquecento anni, unisce le sponde dell’Ellade alle coste dello Ionio. Oggi quel legame non appartiene più soltanto al racconto del mito o al fascino dei reperti archeologici: è impresso a chiare lettere nel codice genetico. L’Atleta di Taranto, il leggendario campione di pentathlon vissuto nel V secolo a.C. nella metropoli magnogreca di Tàras, custodiva nel suo DNA un’impronta greca. Non una grecità «pura», ma intrecciata con le radici delle antiche popolazioni italiche.

Lo studio

Le novità sul genoma dell’antico campione sono state presentate al pubblico dal professor Beniamino Trombetta, alla guida del team di biologi e biotecnologici impegnati in una ricerca all’avanguardia. Lo studio è stato condotto dal Dipartimento di Biologia e Biotecnologie “Charles Darwin” della Sapienza Università di Roma, in stretta collaborazione con l’Istituto di Biologia e Patologia Molecolari (IBPM) del CNR di Roma e l'Institute of Genomics dell’Università di Tartu in Estonia. I resti mortali dell’atleta, scoperti il 18 dicembre 1959 e oggi custoditi nel Museo Archeologico Nazionale MArTA di Taranto, sono diventati il cuore di un’indagine scientifica di altissimo profilo. L’analisi si inserisce nel più ampio progetto «L’eredità genetica della Magna Grecia nel Sud Italia», nato da un accordo con la Direzione Generale Musei del Ministero della Cultura. Attraverso lo studio di circa 300 reperti osteologici provenienti da 13 siti distribuiti lungo l’arco ionico, i ricercatori stanno tracciando la mappa genetica della colonizzazione ellenica nell'Italia meridionale. «Prima – ha spiegato Trombetta - non si sapeva molto del genoma dell’Atleta di Taranto, della sua storia genetica e della sua origine genetica. Adesso sappiamo che ha una forte componente greca nel suo DNA, anche non proprio greco puro, perché confrontandolo con i greci coevi ci sono delle differenze. Queste differenze sono probabilmente dovute a un mescolamento con i popoli italici». Gli scienziati hanno ricostruito alcuni tratti del suo fenotipo. Aveva occhi marroni, capelli marroni tendenti allo scuro e una carnagione olivastra. Il gruppo sanguigno era zero. Dal DNA emerge inoltre un’intolleranza al lattosio e una predisposizione genetica alla psoriasi. Sono state individuate anche alcune mutazioni che, secondo Trombetta, «sembrano essere associate ad atleti d’élite per gli sport di esplosività», discipline nelle quali lo sforzo muscolare è concentrato in un periodo molto breve, «come salto in lungo, salto in alto o i 100 metri».

L'alimentazione

Gli indizi arrivano anche dal tartaro dentale, capace di conservare tracce delle abitudini alimentari anche se Trombetta non si è espresso sull'ipotesi di avvelenamento. «Siamo riusciti a identificare piccole molecole che riusciamo ad associare a molluschi», ha raccontato. Non è possibile stabilire quale specie fosse stata consumata, ma l’ipotesi restituisce un’immagine suggestiva del quotidiano di quell’uomo: «È sicuramente affascinante ipotizzare che possa essersi mangiato la cozza nera di Taranto».

Le origini

Resta aperta anche la questione della provenienza precisa della componente italica. Trombetta esclude uno scenario semplice come quello di «un genitore italico e uno greco», che avrebbe prodotto una combinazione genetica più netta. «Possiamo ipotizzare un nonno proprio italico oppure un genitore o un nonno che veniva da una famiglia sempre greca, ma aveva avuto un qualche contatto, una qualche ascendenza italica», ha spiegato. «Cercheremo anche di confrontare l’Atleta con questi popoli per capire quanto di questa grecità era comunque diffusa e presente nel Sud Italia. Sull'età della morte - ha osservato infine Trombetta - non ci sbilanciamo perché le analisi su un DNA così antico purtroppo non ci danno informazioni su questo». Mentre la ricerca prosegue per affinare la caratterizzazione del fenotipo e approfondire la storia biologica delle popolazioni della Magna Grecia, l'Atleta di Taranto si conferma un simbolo straordinario. Non più solo un'icona dell'archeologia classica, ma un testimone vivo del primo grande incontro tra culture del Mediterraneo, il cui patrimonio biologico continua a raccontarci da dove veniamo. 

>> Home