Cosa prevede la norma sull’imputabilità dei minori tra i 14 e i 18 anni voluta dal governo Meloni

2026/07/27

Categories: lifestyle

Il 24 luglio l'esecutivo guidato da Giorgia Meloni ha varato una nuova proposta per il contrasto della criminalità minorile. Il testo del disegno di legge, approvato dal Consiglio dei ministri e ora destinato all'esame e all'approvazione di Camera e Senato, prevede una modifica delle regole sull'imputabilità dei ragazzi tra i 14 e i 18 anni.
Finora, infatti, il giudice doveva accertare caso per caso se il minorenne fosse capace di intendere e di volere al momento dell'illecito, mentre secondo questo nuovo disegno di legge "viene - come spiegato dal ministro della Giustizia Carlo Nordio - invertito l'onere della prova". Dunque la proposta del governo è che la capacità di intendere e di volere del minorenne che commette un reato sia presunta fino a prova contraria. Come spiegato dalla stessa premier, l’obiettivo è quello di rendere più facile processare i minori accusati di un reato.

Le parole di Giorgia Meloni

"Questa norma -ha spiegato Giorgia Meloni in un video postato sui social - colpisce soprattutto chi pensa di essere intoccabile, sfrutta i minori come manovalanza per i propri affari ma serve anche a punire quei ragazzi che pensano di poter fare come vogliono perché sanno che tanto non accadrà loro nulla. Oggi il governo ha approvato un ddl che cambia le regole sull'imputabilità dei minori: voglio spiegarvi cosa cambia e perché. Comincio da un principio che noi stiamo cercando di affermare in ogni ambito: chi aggredisce, chi rapina, chi devasta deve pagare sempre, anche se ha 15 o 16 anni. Per questo abbiamo agito e continuiamo ad agire con l'arresto per i minorenni sorpresi con un'arma, con norme severe contro la diffusione dei coltelli, pene più dure per i danneggiamenti di gruppo.

Oggi facciamo un passo ulteriore. Il nostro ordinamento prevede attualmente che un minore tra i 14 e i 18 anni risponda di un reato solo se un giudice accerta che fosse capace di intendere e di volere. Con questo provvedimento quella capacità si presume sempre. Significa che si potrà ancora dimostrare il contrario davanti a un giudice ma il punto di partenza cambia. Prima si presumeva l'incapacità, oggi si presume la responsabilità".

Il ministro Nordio ha aggiunto che il governo non ha "abbassato l'età per la imputabilità del minore, che rimane di 14 anni, e non abbiamo inasprito le pene. La novità riguarda la presunzione di imputabilità. Con questa norma noi invertiamo l'onere della prova, nel senso che diamo per presupposta, cioè proviamo, una presunzione di capacità di intendere e di volere per l'ultra-quattordicenne infra-diciottenne, salvo ovviamente la prova contraria, che può essere trovata a seguito di indagini che possono essere disposte dal pubblico ministero o dal giudice nei casi di competenza".

La misura è stata rivendicata soprattutto dalla Lega. Matteo Salvini ha parlato, appunto, di una "nuova stretta anti-maranza" sostenuta con forza dal suo partito, mentre Fratelli d’Italia ha salutato il provvedimento come "un altro colpo sferrato alla criminalità". Più prudente Forza Italia, che, secondo una fresca ricostruzione di Repubblica, pare abbia accolto la riforma con freddezza. Secondo Salvini, "se un ragazzo di 15 anni commette un reato non si può pensare che sia automaticamente giustificato perché minorenne". Per questo, ha aggiunto, "a meno che non emergano particolari condizioni di difficoltà, un sedicenne sarà imputabile come un ventenne". Il leader della Lega ha quindi rivendicato la scelta del governo anche come genitore: "È giusto. Oggi i ragazzi maturano prima rispetto agli anni Novanta". A sostegno della sua tesi ha ricordato che dal prossimo anno sarà possibile conseguire la patente già a 17 anni: "Se si ritiene che un diciassettenne possa guidare un'auto o un mezzo pesante, allora bisogna riconoscere anche gli oneri oltre agli onori. Se commetti un reato, non puoi nasconderti dietro la minore età».

Dal decreto Caivano al nuovo ddl

Il disegno di legge del 24 luglio di quest'anno è un ulteriore passo del governo per rendere più facilmente perseguibili i minorenni. Nel settembre 2023 il governo Meloni aveva, infatti, approvato il cosiddetto “decreto Caivano”, che prendeva il nome da un comune a nord di Napoli di cui in quel periodo si parlava moltissimo, per un caso di stupro ai danni di due ragazzine di 10 e 12 anni di cui erano accusati alcuni adolescenti. Il decreto Caivano ha aumentato le pene per le persone minorenni e ha reso più facile che finiscano in carcere.

Tra i provvedimenti più significativi del decreto c’è la riduzione delle possibilità fino a quel momento previste, per i giovani detenuti, di scontare la pena fuori dal carcere. Questa nuova norma sulla presunzione di sanità mentale del minore ha, tuttavia, sollevato diverse perplessità tra diversi penalisti. "Si tratta di una modifica che incide in modo radicale sul fondamento stesso della giustizia minorile", sottolinea la giunta Unione camere penali. Per i penalisti "il testo del disegno di legge aggiunge un ulteriore tassello alla strategia repressiva adottata nei confronti dei minori, iniziata con il decreto Caivano e proseguita, da ultimo, con la prospettata estensione del fermo di prevenzione anche ai minorenni".

I dubbi sulla compatibilità costituzionale

In questo quadro, "la cosiddetta 'stretta anti‑maranza', oltre a generare forti dubbi di compatibilità costituzionale - evidenziano i penalisti - appare il sintomo di una preoccupante regressione culturale". Parla di "un passo indietro" anche il cappellano del Beccaria, don Claudio Burgio, che ai microfoni di Radio Vaticana ha detto: "I ragazzi a 14, 15, 16 anni, a volte purtroppo anche dopo, sono profondamente incoscienti, ancora immaturi, a volte non riescono a percepire la gravità dei loro reati. Spesso questi ragazzi - ha spiegato il sacerdote - non sono stati educati in un codice etico, un codice di valori". E quindi, con le modifiche adottate dal governo, si è scelta "una forma di giustizia che in qualche modo non rispetta l'età dei ragazzi e la loro coscienza". Per il prete "parlare di maranza, parlare di baby gang, significa volere semplificare un fenomeno giovanile di disagio molto profondo. A volte gli slogan, le etichette impediscono di guardare in profondità e di prendere poi decisioni che siano lungimiranti".

Ad esprimere "grande preoccupazione" è anche Unicef Italia che chiede di puntare sulla formazione in un paese segnato tuttora da importanti sacche di dispersione scolastica e da un disagio che spesso non viene intercettato dalle istituzioni. L'organizzazione ricorda anche che la Convenzione sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza richiede che "ogni provvedimento riguardante i minorenni sia orientato al loro superiore interesse e a un approccio educativo, non punitivo". Sul tema è intervenuta anche Save the Children: "La violenza giovanile rappresenta una sfida complessa che non può essere affrontata prendendo a modello la giustizia degli adulti", ha sottolineato l'organizzazione. "Considerare di regola imputabile un minore ultraquattordicenne rischia di trasmettere un messaggio rischioso: che la risposta penale agli errori degli adolescenti debba essere uguale a quella degli adulti".

Save the Children richiama anche i dati, in calo, sulle sentenze di non luogo a procedere per accertata immaturità dei minorenni tra i 14 e i 18 anni, che sono passate da 256 nel 2004 a 60 nel 2024. Libera e il Gruppo Abele commentano il provvedimento senza tanti giri di parole: "Si continua a procedere nella direzione sbagliata, puntano più al consenso elettorale che alla reale soluzione dei problemi". Una valutazione negativa arriva infine da un esperto di primo piano, Ciro Cascone, per vent'anni magistrato minorile a Milano dove è stato anche procuratore per i minori e ora Avvocato generale presso la Corte d'Appello di Bologna: "E' una norma contraddittoria, che non avrà alcun effetto pratico perché i magistrati continueranno a fare gli accertamenti che hanno sempre fatto sull'imputabilità. Quello che preoccupa è il messaggio. Temo che serva per dire 'ci abbiamo provato e ora abbassiamo l'età sotto i 14 anni' e questo - sottolinea Cascone - è assolutamente da evitare".

La situazione delle carceri minorili

C'è un ulteriore dato, in conclusione, che andrebbe inserito all'interno del dibattito, ed è quello sul numero di detenuti nelle carceri minorili. Nel 2024, infatti, è salita del 16,4% la presenza di minori all’interno delle carceri. È una delle tante stime fornite dall’ultimo rapporto dell’associazione Antigone, che ha analizzato come, a partire dal decreto Caivano, introdotto nel settembre dello scorso anno dal governo in carica, il numero dei ragazzi reclusi sia passato da 392 unità a più di 500. I minori reclusi si trovano, quindi, spesso in celle sovraffollate dove, secondo il rapporto di Antigone, i posti sono 516 a fronte delle 569 certificate nella metà di settembre 2024. In un clima tanto ingolfato le tensioni sono all’ordine del giorno, e così le rivolte, per non dire del fatto che, vista la congestione delle strutture, non sono rari i casi di giovani trasferiti direttamente in centri di detenzione per adulti. Insomma, il sistema carcerario italiano così com'è non va e non può garantire quella che è la sua funzione primaria eppure spesso dimenticata: rieducare, non punire.

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