Il rischio che ci siano conversazioni tra Andrea Delmastro e Mauro Caroccia prima della costituzione della società sulla Bisteccheria d’Italia. Ma soprattutto che tra i dialoghi richiesti ci fossero conversazioni “personali, politiche e istituzionali del tutto estranee all’indagine” e venissero coinvolte figure terze. Per queste ragioni mercoledì Fratelli d’Italia ha deciso di negare ai pm di Roma l’utilizzo delle chat tra l’ex sottosegretario meloniano e l’ex prestanome del clan Senese. A specificarlo è direttamente l’ufficio studi di Fratelli d’Italia in un dossier riservato di 8 pagine che è stato inviato nel pomeriggio a dirigenti e parlamentari meloniani.
Nel dossier, che Il Fatto ha letto, si ripercorre la vicenda giudiziaria e politica che ha coinvolto Delmastro (non indagato) e poi i vertici di via della Scrofa spiegano i motivi del diniego delle chat e del voto alla Camera. In primis, secondo i meloniani c’era una “assenza di perimetrazione temporale e tecnica” nella richiesta dei magistrati di Roma: “La richiesta – si legge nel dossier – non individua un arco di tempo, le singole chat, gli account, le utenze o criteri di selezione (come, ad esempio, parole chiave)”. Dunque visto che Delmastro ha ceduto le quote il 24 novembre 2025, potrebbero essere appresi “messaggi antecedenti alla costituzione della società o successivi al termine della sua partecipazione societaria”.
Ma poi i meloniani non vogliono che ci sia un rischio di “profilazione esplorativa”. Ovvero? “Su un volume ipotetico di migliaia di messaggi – scrivono nella nota informativa – l’acquisizione generalizzata potrebbe permettere alla Procura di conoscere conversazioni personali, politiche e istituzionali del tutto estranee all’indagine”. Uno scenario che va evitato a ogni costo, oltre a quello di coinvolgere soggetti terzi visto che la procura chiedere di acquisire anche una chat di gruppo tra Delmastro e i dirigenti biellesi di FdI “estranei ai fatti”: “Ad esempio, in queste chat figurano altri esponenti politici e istituzionali, come consiglieri regionali”, si legge nel dossier.
Dunque la richiesta dei pm va respinta. E non, si legge in conclusione del dossier, per una “difesa privilegiata, come, invece, sostengono alcuni esponenti dell’opposizione, che sembrano ignorare le garanzie parlamentari previste dall’articolo 68 della Costituzione e le sentenze della Consulta in merito”. Ma, concludono i vertici di Fratelli d’Italia, per una serie di valutazioni “di carattere tecnico e giuridico, nel solco dell’equilibrio tra i poteri dello Stato tracciato dalla Carta costituzionale” e cioè “l’insufficienza della richiesta per come formulata, priva dei requisiti di determinatezza e selettività che la giurisprudenza della Corte Costituzionale richiede inderogabilmente per l’accesso alla corrispondenza di un membro delle Camere”.
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