ROMA Un «ponte marittimo clandestino». Barchini e gommoni agili che sfuggono ai controlli della polizia e attraversano lo Stretto di Gibilterra «in meno di un’ora», trasportano centinaia di migranti da Ceuta alle coste spagnole. In Europa. È l’allarme che ha suonato nelle ultime ore l’intelligence italiana. Segnalando un “fuggi-fuggi” in crescita dall’exclave spagnola in Marocco grazie a una complessa rete messa in piedi da trafficanti di esseri umani e narcos. Il quadro riportato alla premier Giorgia Meloni e ai massimi vertici del governo dagli 007, che Il Messaggero è in grado di riportare, segnala che «un numero crescente di migranti presenti a Ceuta sta lasciando la città per raggiungere irregolarmente la Spagna continentale». L’esodo sarebbe iniziato nel primo week end di agosto ma procede in questi giorni «a ritmo sostenuto» e sta mettendo in seria difficoltà la guardia costiera spagnola.
L’ALLARME
Secondo le stime del governo italiano tra i 6mila e gli 8mila migranti sono ancora presenti nel fazzoletto di terra spagnola in Marocco in attesa di rimpatrio o della richiesta di asilo. Le autorità spagnole parlano di circa 2mila persone e assicurano che non sono in grado di lasciare l’exclave. Non è quanto risulta ai Servizi italiani che invece riferiscono di un via vai sempre più intenso di piccole imbarcazioni dirette alla costa Sud della Spagna, organizzato da sofisticate reti di trafficanti di uomini ma anche narcos che hanno «riconvertito i propri mezzi navali finora dediti al traffico di Hashish». Moto d’acqua, imbarcazioni in vetroresina, lance veloci, motoscafi del tipo “phantom”. È un arsenale vario quello messo in campo per il trasporto illegale dei clandestini, chiamati a raccolta con un tam tam sui canali Telegram e altri social network. Partono da punti «strategici» e poco presidiati della costa di Ceuta. Direzione: San Roque, Algeciras, Getares e La Línea de la Concepciòn. La traversata dura circa un’ora. Il prezzo? «Raggiunge i 7mila euro per ciascun migrante irregolare imbarcato» spiegano fonti di sicurezza. Pagamento in due tranche: una quota viene versata al momento dell’imbarco a Ceuta, la restante all’arrivo sulla terraferma. Il faro dell’intelligence, che sul caso lavora insieme alla controparte spagnola, si è acceso sui canali di finanziamento. Dove trovano i tanti disperati arrivati a nuoto nell’exclave ben 7mila euro in contanti? La maggior parte dei soldi, stando alle indagini in corso, è inviata dal Marocco e viene prelevata dai migranti presso gli uffici postali di Ceuta. Il sospetto è che dietro le erogazioni si celino reti criminali. È un quadro in divenire ma significativo perché suscettibile di aprire un nuovo caso politico tra Roma e Madrid mentre la tensione sui controlli di Schengen è ancora alle stelle. E questo perché, se il quadro sarà confermato, il centrodestra al governo avrà gioco facile a difendere la decisione di sospendere la libera circolazione con la Spagna che ha mandato su tutte le furie Sanchez. Decisione duramente contestata dalle opposizioni. «Meloni non prenda in giro i partner europei, riapra Schengen: i danni per l’Italia sono enormi» tuona il segretario di Più Europa Riccardo Magi. Torniamo all’alert dell’intelligence italiana. Che nelle sue comunicazioni riporta il rischio elevatissimo che corrono i migranti di Ceuta imbarcati sui motoscafi diretti in Spagna. Costretti a tuffarsi prima in mare prima di toccare terra, a raggiungere la riva a nuoto per disperdersi ed evitare di finire nelle mani delle autorità spagnole. Ma spesso anche gettati in alto mare dagli scafisti non appena si palesano all’orizzonte le motovedette della polizia iberica. Esposti «al rischio di annegamento». Il “ponte” marittimo da Ceuta è stato per ora attraversato da una ristretta minoranza dei migranti rimasti sulla costa marocchina: sarebbero poche centinaia. Ma è un fenomeno, si diceva, che sta crescendo e preoccupa in vista di una nuova possibile ondata di arrivi via mare nell’ex clave prevista dagli 007 italiani e spagnoli nelle prossime ore. I riflettori sono puntati su Ferragosto. Ma il tam tam intercettato sui social network nei giorni scorsi punta ad anticipare la traversata di un paio di giorni.
IL BUSINESS DEI NARCOS
Per ora la situazione è considerata «sotto controllo» dal Viminale e dalla controparte spagnola e del resto non ci sono testimonianze video di arrivi imminenti. Preoccupa invece, questo sì, il “buco” nei controlli spagnoli che sta permettendo la fuga via mare sui barchini diretti alla terraferma europea. Semplice distrazione? L’analisi degli apparati italiani punta il dito contro le carenze di personale spagnolo. Con gli agenti di polizia concentrati sulla frontiera terrestre e dunque lo Stretto di mare che rischia di restare scoperto. Non aiuta l’impiego di mezzi superveloci né le manovre evasive che rendono difficili e pericolosi gli interventi. Intanto il canale, avvisano gli 007 italiani, rimane «pienamente operativo e altamente redditizio» . Anche il “ponte” marittimo aperto dai trafficanti finirà al centro dell’audizione del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi giovedì al comitato Schengen.