Scattano anche a Bari le perquisizioni della Polizia nell'ambito dell'inchiesta sui certificati medici falsi usati per bloccare l'ingresso dei migranti irregolari nei Centri per il rimpatrio (Cpr). Nove i medici perquisiti.
I controlli, disposti dalla Procura della Repubblica di Ravenna, vedono in campo gli agenti dello Servizio Centrale Operativo (Sco) di Roma e della Squadra Mobile romagnola. L'operazione punta a fare luce su una rete di certificati e diagnosi sanitarie compiacenti e coinvolge oltre 20 camici bianchi in tutta Italia.
Le zone coinvolte
Oltre al capoluogo pugliese, le verifiche locali, personali e informatiche stanno interessando professionisti a Roma, Milano, Bologna, Firenze, Livorno, Biella, Rimini e Varese. Gli agenti stanno acquisendo documenti, computer e dispositivi elettronici per ricostruire il flusso dei dati.
Al centro delle indagini c'è il presunto rilascio di certificati medici fittizi che attestavano problemi di salute inesistenti. L'obiettivo delle attestazioni era evitare il trasferimento degli stranieri nelle strutture di trattenimento e bloccare i decreti di espulsione. I medici raggiunti dai decreti di perquisizione, tranne un singolo caso, risultano attualmente non iscritti nel registro degli indagati.
Nove medici perquisiti
Sono nove i medici baresi, tutti infettivologi e psichiatri del Policlinico, non indagati, perquisiti dagli investigatori della Squadra mobile nell'ambito dell'inchiesta della Procura di Ravenna sulla presunta formazione e il rilascio di certificazioni mediche false per impedire l'invio di cittadini stranieri irregolari nei Cpr. I poliziotti hanno eseguito perquisizioni domiciliari e personali acquisendo documenti e contenuti di apparati telefonici.
La polemica
Sul caso monta la polemica politica, con Matteo Salvini che chiede la radiazione dei medici, «se colpevoli». Mentre il Pd ribadisce da un lato la fiducia nella magistratura, dall'altro la vicinanza al personale sanitario. I perquisiti non sono indagati, tranne uno: Nicola Cocco, esponente della società italiana di medicina delle migrazioni, considerato dagli inquirenti una sorta di referente dei colleghi sul tema. Risponde di associazione a delinquere finalizzata alla formazione di falsi certificati per impedire i rimpatri, insieme ad altre tre persone, a quanto pare già coinvolte nella prima tranche. Le modalità degli accertamenti della polizia hanno fatto infuriare l'avvocato Fabio Anselmo: «Sono basito, sconvolto», ha detto il legale, che tutela la posizione di cinque persone. «Persone che non sono indagate vengono trattate come criminali mafiosi. Quello che è successo è terribile. Sono stati svegliati prima delle 6, accompagnati in Questura, per il sequestro di cellulari e pc. Non diamo la colpa alla polizia, ma di queste modalità la responsabilità è della Procura di Ravenna», aggiunge.
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