Il “collo” sospetto si ruppe e venne bloccato nella sede salentina di una società di consegne

di Mario DILIBERTO
3 Minuti di Lettura
martedì 29 settembre 2026, 07:54
La scorsa estate provò a recuperare un pacco in transito nella sede di una società di trasporti e consegne. In quel pacco c’erano dieci chili di droga nascosti all’interno di una cassa acustica. Non poteva sapere, però, che la droga era già stata intercettata dalla Polizia. E così ora, a distanza di due mesi rischia di finire in carcere.
La storia
Sott’accusa il 26enne manduriano N. B., sulla cui testa pende la richiesta di custodia cautelare in carcere formulata dal pm della procura di Lecce Francesco Ciardo. Il giovane è accusato di detenzione di droga e dopo la richiesta del magistrato inquirente è stato raggiunto dall’avviso di fissazione dell’interrogatorio preventivo dinanzi al gip.
La vicenda contestata al manduriano risale a fine luglio. Quel giorno nella sede di Lecce della società di trasporti venne recapitato un grosso pacco. L’addetto del magazzino si accorse che l’involucro esterno era danneggiato e provò a rimediare applicando del nastro adesivo. Durante l’operazione, però, avvertì un odore intenso, oltre a notare della polvere di caffè che usciva dalla falla che si era aperta nel cartone.
A quel punto il dirigente dell’ufficio ritenne di dover avvisare la Polizia. Sul posto intervennero gli investigatori della squadra Mobile di Lecce che sequestrarono il pacco. All’interno venne trovata la cassa acustica, utilizzata come contenitore di ben dieci chili di hashish confezionati in panetti. Nel pacco, inoltre, era stata inserita la polvere di caffè per tentare di coprire l’odore caratteristico dello stupefacente.
Ovviamente la droga venne subito sequestrata e partirono le indagini del caso. Subito si appurò che mittente e destinatario erano assolutamente inventati.
La svolta, però, è arrivata pochi giorni dopo.
Allo sportello del magazzino si presentò proprio il manduriano indagato, con in mano il codice a barre per ritirare quel pacco zeppo di droga. Gli addetti del magazzino presero tempo, sostenendo che il “collo” era ancora in transito. Il ragazzo a quel punto si allontanò spiegando che avrebbe riprovato nei giorni successivi. Del tentativo di ritiro, ovviamente, venne immediatamente informata la Polizia. Gli investigatori della squadra Mobile acquisirono le immagini della videosorveglianza dell’ufficio e grazie ai filmati sono riusciti a identificare il 26enne. Il giovane, peraltro, dopo il primo tentativo di recuperare il pacco, sospettando probabilmente che qualcosa non fosse andato per il verso giusto, si è ben guardato dal riprovarci. Una precauzione che, però, non lo ha salvato dalle indagini della squadra Mobile di Lecce.
Per gli investigatori, guidati dal capo della Mobile Massimiliano Migliaccio, Determinanti si sono rivelate le immagini registrate dalle telecamere interne all’ufficio dove era in transito l’involucro sospetto, e da quelle situate nel parcheggio.
I filmati hanno consentito di riconoscere il giovane e di individuare la sua auto. Elementi che hanno spinto il pm Ciardo a depositare la richiesta di misura cautelare all’attenzione del gip Marcello Rizzo. Proprio ieri il giovane manduriano, che è assistito dall’avvocato Salvatore Maggio, è comparso dinanzi al gip Rizzo per l’interrogatorio preventivo. Stando a quanto si è appreso, avrebbe raccontato di aver provato a recuperare il pacco su mandato di un extracomunitario. Lo straniero, per quel favore, gli avrebbe promesso duecento euro. Dopo quel tentativo fallito, però, avrebbe sospettato che dietro c’era qualcosa di losco e si sarebbe defilato. Una versione che ora è al vaglio del gip Rizzo, al quale spetta valutare se procedere o meno con l’arresto del 26enne.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
>> Home