
Francesca, bolognese di 63 anni, davanti ai manifestanti in via Venezian ha provato a fermare i violenti (dal video di Local Team)
"Mi è venuto dal cuore. Sono scesa in strada e ho provato a fermarli". Alla fine "non ci sono riuscita, ma spero di aver lanciato un messaggio". Quello di non praticare la violenza e di voler bene alla città che cresce e accoglie. Un messaggio che anche la premier Giorgia Meloni ha gradito: "Lei ha avuto il coraggio di frapporsi tra chi seminava violenza e le forze dell’ordine, nel tentativo di far prevalere il buon senso. Brava Francesca".
Bolognese di nascita, la signora di 63 anni che ha provato a fermare i facinorosi che hanno alimentato la guerriglia contro la polizia e il centro storico è diventata un simbolo per l’intera città. Alcuni la conoscono, altri solo di riflesso per averla vista mentre, invano, tentava di bloccare quella violenza perpetuata dai giovanissimi che lanciavano, in via Venezian, biciclette elettriche contro il Reparto mobile e distruggevano le vetrine dei negozi vicini.
Signora, perché è scesa in piazza? "L’ho fatto per la mia Bologna. Ero a casa, nella prima periferia, e guardavo da lì quelle immagini terribili. E non ce l’ho fatta più".
E cos’ha fatto? "Ho individuato il punto degli scontri, ho preso la macchina e sono arrivata lì".
Cos’ha pensato quando ha visto coi suoi occhi i disordini? "Mi sono vergognata".
Per cosa, esattamente? "Per i ragazzi, erano tutti giovanissimi. Mi sono chiesta dove fossero i loro genitori e ho cercato di parlare con loro, per fermarli. Basta con questa violenza".
Ce l’ha fatta? "Ho parlato solo con tre di loro, ma mentre lo facevo, gli altri che erano in centinaia continuavano a lanciare biciclette, spaccare le vetrine. Non si sono fermati".
Cos’ha detto ai tre giovani che le hanno parlato? "Di smettere di usare la violenza. Ormai tutte le manifestazioni sono così. Noi non lo meritiamo, Bologna non lo merita: era una città bella e ogni volta viene ridotta così. Alla fine, i cittadini non c’entrano niente con tutta questa rabbia".
Pensa di esserci riuscita? "No, perché hanno continuato. Ma spero di aver lanciato un piccolo sassolino. Loro tre mi parlavano e mi dicevano che non riuscivano a fermare gli altri. Io non mi sento un’eroina, spero solo di aver lanciato un messaggio".
Quale? "Io amo Bologna: se posso fare qualcosa, anche andare nei centri sociali per parlare con i ragazzi e per dire loro che dobbiamo tutti comportarci civilmente, lo farei".
Ha avuto paura? "Mai. Quando mi hanno vista arrivare, sono rimasti tutti senza parole, tutti spiazzati, sia le forze dell’ordine sia i manifestanti. I tre ragazzi con cui ho parlato sono stati gentili, non posso dire il contrario, anzi".
Cioè? "A un certo punto, la polizia per disperderli ha lanciato un lacrimogeno: i ragazzi mi hanno preso da sotto il braccio e mi hanno spostato, per mettermi al riparo. Quando ho visto che la situazione degenerava, sono andata via".
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