Cento anni fa moriva Rodolfo Valentino, il primo latin lover italiano venerato da Hollywood

2026/08/23

Categories: lifestyle

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Il 30 agosto 1926, intorno alla chiesa di St. Malachy sulla West 49th Street a New York, si poteva rischiava di morire schiacciati dalla folla. Duecentomila persone, per la maggior parte donne, si accalcavano disperate dietro le transenne solo per veder passare una bara, quasi come se non accettassero l'idea che quel morto fosse davvero morto, o forse sperando che si rialzasse all'improvviso, aggiustando quel dramma collettivo. Il defunto era Rodolfo Valentino, noto negli Stati Uniti come Rudolph Valentino, 31 anni, stroncato da una stupida ulcera gastrica trascurata e degenerata in appendicite e poi peritonite, dalla quale i medici di allora – oggi forse sarebbe andata diversamente – non riuscirono a salvarlo nemmeno con un intervento chirurgico d'urgenza. Il 23 agosto del 1926, una banale infezione si portò via così il primo divo assoluto della storia del cinema, il primo latin lover internazionale, il primo attore italiano celebre in tutto il mondo. Dando vita a un fenomeno di isteria collettiva che sfociò anche in gesti folli tra le fans.

L'infanzia di Rodolfo Valentino in Puglia

Rodolfo Valentino aveva 22 anni quando arrivò a Hollywood nel 1907. Era nato in Puglia, a Castellaneta (Taranto), il 6 maggio del 1885 e non veniva da una famiglia di spiantati. Suo padre era un veterinario col pallino dell'araldica e convinto che la sua stirpe avesse origini nobiliari, infatti il figlio si chiamava Rodolfo Pietro Filiberto Raffaello Guglielmi, a cui poi si aggiunse il secondo cognome aristocratico di Valentina D'Antonguella. La mamma, Marie Gabrielle Bardin, francese con origini torinesi, era invece la dama di compagnia di una marchesa. Rodolfo non era un bel bambino. Aveva le orecchie a punta, il naso un po' sporgente, non era molto alto, il fisico gracile – da ragazzo verrà scartato all'Istituto Nautico di Venezia –, ed era miope. In sintesi, a scuola era considerato "il bruttino". Da giovanotto, la famiglia lo spedì a studiare Agraria a Genova, e poi accettò di concedergli una vacanza a Parigi dopo il diploma. Nella ville Lumière Rodolfo si diede alla pazza gioia: tra feste, lussi e avventure galanti sperperò in un battibaleno il denaro che gli era stato versato dalla famiglia per il soggiorno, costringendo la madre - il padre era nel frattempo morto - a mandargliene dell'altro per pagarsi il rientro in Italia. Ma poiché i trasferimenti bancari erano molto più lenti e difficili di oggi, nel frattempo si manteneva improvvisandosi ballerino, e scoprendosi anche dotato e per nulla imbarazzato dal pubblico.

Rientrato a Taranto, decide di tentare la fortuna in America, incoraggiato dal successo del musicista conterraneo Domenico Savino. Sulla data della sua partenza c'è un po' di confusione: c'è chi dice che si imbarcò sul mercantile Cleveland nel 1907, chi nel 1913. Comunque sia, arrivò a New York e anche lì si diede subito alla bella vita senza troppi scrupoli. Stavolta, però, chiedere i soldi a mamma era un po' più complicato e, secondo le voci dell'epoca, Rodolfo si arrangiò come ballerino nei night club e come gigolò per le dame attempate della Grande Mela.

1921: rex ingram (1892 1950) directs rudolph valentino (1895 1926) in the mgm film the four horsemen of the apocalypse, which made the actor a star. (photo by hulton archive/getty images)pinterest

Hulton Archive//Getty Images

Rodolfo Valentino, a destra, col regista Rex Ingram sul set di I quattro cavalieri dell’Apocalisse, il film che lo rese una star.


La gavetta di Rodolfo Valentino negli Stati Uniti

Nella realtà, Rodolofo Valentino lavorava come cameriere e giardiniere, anche se sicuramente la sera è stato per un lungo periodo un taxi dancer, un ballerino che le dame single potevano affittare nei locali per i balli di coppia. Fu grazie a questo lavoro, e alle mance generose, che riuscì a mettere insieme un po' di denaro e a entrare in contatto con le persone che frequentavano i locali notturni. La sua prima relazione "utile" fu con Bonnie Glass, al tempo una famosa ballerina di vaudeville e attrice, che lo pagava per farle da cavaliere/assistente. Poi fece coppia con un'altra ballerina, Joan Sawyer, e quando la storia finì si trasferì a San Francisco per unirsi a una compagnia teatrale di operetta. A San Francisco incontrò Norman Kerry, già conosciuto a New York, il quale lo convinse a buttarsi nel mercato nascente della cinematografia di Hollywood. Rodolfo seguì il suo consiglio e riuscì a ottenere delle particine in diversi film, non accreditato. Ma poi arrivò il colpo di fortuna, sotto il nome di June Mathis.

1921: rudolph valentino (1895 1926) forces his attentions on the reluctant agnes ayres (1898 1940) in the sheik, directed by george melford. (photo via john kobal foundation/getty images)pinterest

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Rudolph Valentino sul set de Lo Sceicco, insieme all’attrice Agnes Ayres.

La donna potente che fece di Rodolfo Valentino una star

June Mathis era una lungimirante sceneggiatrice con il fiuto per il talento, ma anche la prima donna che, a soli 35 anni, avrebbe ricoperto un ruolo dirigenziale alla Metro/MGM, diventando la dirigente più pagata di Hollywood. Quando la sua strada si è incrociata con quella di Valentino, Mathis stava scrivendo il film I quattro cavalieri dell'Apocalisse, di cui aveva convinto i suoi capi ad acquistare i diritti dell'omonimo libro di Vincente Blasco Ibáñez, e notò il giovane attore italiano in una delle sue partici nella pellicola Eyes of Youth. Lo reputò perfetto per il ruolo del tenebroso Julio Desnoyers e chiese che venisse scritturato. Rex Ingram, il regista, inizialmente non era molto d'accordo con lei, ma si dovette ricredere già dai primi ciak. Mathis aveva riconosciuto subito il carisma e il naturale magnetismo di quel ragazzo italiano, e per questa incredibile scoperta, oltre che per aver scritto anche la sceneggiatura del colossal Sangue e Arena, sarebbe passata alla storia lei stessa. Il pubblico le diede ragione decretando il grande successo del film, da cui Valentino emerse come un star dalla luminosità che squarciava il buio, un'autentica ossessione collettiva. Le donne facevano la coda al cinema per lui, si accalcavano fuori dai ristoranti dove mangiava, svenivano al suo cospetto, mentre gli uomini lo copiavano in tutto e per tutto, dalle pettinature alle pose agli stivali che portava abitualmente. Il giovanotto pugliese che aveva vissuto di espedienti per sbarcare il lunario a New York era diventato l'uomo più desiderato degli Stati Uniti, e piano piano nel resto del mondo, tanto che per lui viene coniato un appellativo: latin lover.

rudolph valentino (1895 1926).undated photograph.pinterest

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Rodolfo Valentino in una posa intensa, mentre annusa un fiore.

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Il grande successo internazionale del primo divo di Hollywood

Rudolph Valentino, come lo chiamano negli States, girò un film muto dopo l'altro, fra cui Lo sceicco, destinato a diventare un classico, in cui incarnava lo stereotipo del bel tenebroso esotico, una delle sue pellicole più celebri e ben presto è così ricco da comprare e arredare sontuosamente una villa a Beverly Hills, che chiamava Il nido del falco. Purtroppo, nel frattempo anche sua madre era già morta precocemente, senza poter assistere al trionfo del figlio. Intanto, la macchina del gossip indugiava molto nella sua sessualità. Si ipotizza al tempo che in passato si sia prostituito anche con uomini, e che gli sia rimasta la tendenza alla bisessualità, che gli studios negano, ovviamente. Ma le voci si rinfocolano quando nel 1919 sposa un'attrice sospettata di essere lesbica, Jean Acker, conosciuta a una festa danzante. Quando, appena un mese dopo si separano, inizia a girare voce che il matrimonio non sia stato nemmeno consumato perché ognuno dei due aveva altri gusti. Ma le ammiratrici del bel Rodolfo se ne infischiano delle chiacchiere, e continuano a veneralo. Intanto l'attore si sposa ancora, stavolta con la scenografa e costumista Natacha Rambova, che gli faceva anche un po' da agente. Ma i due non rispettano la legge californiana che obbligava a non sposarsi prima di un anno dal divorzio, e Rodolfo Valentino viene arrestato e gli viene impedito di convivere con la nuova moglie fino alla scadenza di un anno dal divorzio con la prima. Tuttavia, la relazione con Rambova che sembrava piena di affinità elettive - entrambi erano appassionati di spiritismo - finì quando lui lasciò la Paramount per la United Artists, dove accettò per contratto che la moglie non si immischiasse sul set. Questo, unito alla sua idea italiana della donna di casa che Natacha Rambova non aveva intenzione di ricoprire, decretò il suo secondo divorzio e l'avvicinamento alla femme fatale di origine polacca Pola Negri. Ma il destino di Rodolfo Valentino si stava già profilando.

circa 1921: rudolph valentino (1895 1926) the screen name of rodolpho dantonguolla, the italian american leading man and great romantic idol. (photo by hulton archive/getty images)pinterest

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Una cartolina di Rodolfo Valentino diffusa dopo la sua morte.

Il tragico epilogo di una vita troppo breve

Nel pomeriggio del 15 agosto del 1926, dopo il grande successo di un nuovo film, Il figlio dello sceicco, Rodolfo Valentino sviene all'improvviso nell'hotel Hambassador di Park Avenue a Manhattan, colto da violenti dolori all'addome. Viene ricoverato d'urgenza al New York Polyclinic Hospital e la diagnosi è subito complessa: una grave ulcera gastrica di cui soffriva da tempo si è perforata scatenando l'appendicite. L'attore va sotto i ferri alle sei del pomeriggio, gli viene ricucito un foro di un centimetro e mezzo nello stomaco e rimossa l'appendice, e poi resta sotto osservazione in ospedale. Quando esce dall'anestesia, verso le dieci di sera, si vergogna di essere svenuto, teme di passare per un debole e parla col dottore Durham che l'ha operato, che invece lo rincuora: "Sei stato molto coraggioso", gli dice. E lui risponde: "Oh beh, una volta sceicco, si resta sceicco". E poi si addormenta. Ma il quadro clinico non è buono, Rodolfo si è trascurato lasciando degenerare quella gastrite, e ora l'infezione ha raggiunto la pleura e si è trasformata anche in peritonite. A mezzanotte, il medico rilascia un bollettino in cui informa la stampa che il divo non è ancora fuori pericolo. Passano sette giorni, sembra che ce la stia facendo, ma il 22 agosto la situazione precipita. La temperatura sale vertiginosamente: sta morendo di setticemia. I medici fanno il possibile, ma non sopravvive più di un altro giorno. Dopo una lunga e dolorosa agonia, Rodolfo Valentino, l'uomo più amato del pianeta, muore a soli 31 anni il 23 agosto. Solo tre mesi prima aveva registrato la sua voce per la prima volta, per prepararsi all'avvento del sonoro, e ora la tragica notizia della sua scomparsa scatena un'ondata di dolore autentico in Europa e in America.

Il delirio collettivo e l'eredità di Rodolfo Valentino

Alcune donne si suicidano, altre vengono salvate in extremis. Pola Negri, la sua ultima fidanzata, ha diversi malori sul set, mentre la sua ex moglie Jean Acker ne approfitta per pubblicare una canzone su di lui, sfruttandone la morte. Nel primo giorno dell'esposizione del feretro alla camera ardente di New York, c'è una folla di 30mila fans accalcata fuori dalla cappella per vedere il volto del divo su cui gli impresari delle pompe funebri hanno faticato molto, per restituire la bellezza rubata dalla sofferenza. Quando le porte vengono aperte, chi non riesce a entrare rompe le finestre e ribalta le auto, ferendo più di cento persone, e per tre giorni, davanti alla salma sfilano circa novemila persone l'ora. Le esequie si tengono in due cerimonie separate, una nella chiesa di St. Malachy di New York, al quale prende parte Pola Negri con un cuscino di fiori altro tre metri e mezzo, l'altro in California nella Chiesa del Buon Pastore a Bevery Hills. Rodolfo Valentino non tornò più in Puglia. June Mathis, la donna che lo aveva scoperto, gli donò la cripta che aveva comprato per sé all'Hollywood Forever Cemetery con largo anticipo. Ma se ne riservò un altra dove sarebbe stata sepolta alla sua sinistra appena un anno dopo, stroncata da un attacco di cuore a soli 40 anni. Il culto di Rodolfo Valentino è ancora vivo dopo un secolo e ha continuata a generare leggende. Come quella della misteriosa dama velata di nero che ha visitato ogni 23 agosto la sua tomba per trent'anni, fino al 1954. Dopo la sua morte si scoprirà che era Ditra Flame, una donna che a 14 anni aveva fatto amicizia con lui in un ospedale in cui erano ricoverati entrambi, nel 1919, e con cui aveva stretto un patto: chi dei due sarebbe sopravvissuto all'altro, avrebbe portato una rosa rossa sulla sua tomba a ogni anniversario. E così è stato.

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