“Ho perso due bambini e mi sono bucata la pancia per otto anni. Poi è arrivato mio figlio”

2026/08/23

Categories: lifestyle

Caterina Murino ha costruito una carriera tra cinema, teatro e televisione, dalla Sardegna a Hollywood fino a Parigi, dove oggi vive con il compagno Édouard Rigaud e il figlio Demetrio Tancredi. Dopo Miss Italia, gli esordi in tv e il teatro, il suo "grande amore, il primo", è arrivato Casino Royale, che l’ha resa per sempre una Bond Girl. Poi ancora cinema, tournée, produzioni e nuovi progetti.

Ma nell’intervista a ELLE c’è anche un racconto molto più personale. Quello della maternità, arrivata a 47 anni dopo otto anni di tentativi, due gravidanze interrotte e un percorso che l’ha portata a confrontarsi anche con la possibilità che quel figlio tanto desiderato non arrivasse mai. Murino parla del rapporto con il proprio corpo, della scienza, dei giudizi ricevuti dopo l’annuncio della gravidanza, della strada dell’adozione tentata in Francia e della consapevolezza maturata negli anni: "Ci sono tantissimi modi per essere madre, tantissimi modi per amare, per donare, per restituire".

Poi è arrivato Demetrio Tancredi. E con lui un nuovo equilibrio tra maternità e lavoro, iniziato quasi subito, tra set e tournée. Un anno dopo, Caterina Murino racconta cosa ha significato diventare madre quando ormai non pensava potesse più succedere.

L'anno scorso, quando hai annunciato la gravidanza e poi la nascita di tuo figlio, hai ricevuto molti commenti negativi. Ti hanno toccato?

Sai quando metti l'olio sulla pelle e l'acqua scivola via? Ecco, io ho questa barriera. Quella gocciolina lì non entra nemmeno.

Ne hanno scritte di tutti i colori però. Sei stata forte.

Ma secondo te una che ha sofferto, che ha perso due bambini, che si è bucata la pancia per otto anni, può farsi toccare dal giudizio di una signora anonima che neanche mi conosce? A me dispiace per chi la pensa così, per chi considera vecchia, da buttare, una donna di 50 anni. Ovviamente non possiamo negare che comunque il corpo delle donne, dopo i trentacinque, subisca dei cambiamenti, soprattutto in termini riproduttivi. Io avrei fatto volentieri a cambio con qualche ruga in volto per una decina di ovuli in più. Sarebbe stato meglio per tutti quanti, per la mia pancia e per i miei ormoni, che per anni mi sono iniettata nel corpo, massacrandomi. Però è andata così, e per questo ringrazio davvero la scienza, che ha fatto passi da gigante e mi ha permesso di diventare mamma quando non pensavo potesse più succedere.

Hai ricevuto anche messaggi di sostegno?

Sì, tantissimi, da centinaia di donne che hanno vissuto lo stesso trauma e che magari lo vivono ancora. Una di loro mi ha scritto qualche tempo fa per raccontarmi il suo percorso e mi ha riscritto recentemente confidandomi di essere incinta di 4 mesi. Mi ha detto: 'Ti prego, tu che puoi continua a dire che la scienza ci può aiutare'. Io ho avuto la fortuna che poi, alla fine, ha funzionato; ma ci sono donne per cui forse, purtroppo, non funzionerà mai. Però quello che dico sempre è: continuate a provarci.

E se non funziona? Può essere molto dura.

Prima di scoprire la gravidanza, dopo anni di tentativi, mi ero resa conto che ci sono tantissimi modi per essere madre, tantissimi modi per amare, per donare, per restituire. Anche grazie alla vicinanza dei miei animali, grazie a una sorta di pace dei sensi, di consapevolezza, avevo capito che, se quel figlio che tanto volevo non fosse mai arrivato, che se in questa vita non fossi diventata mamma, ero comunque in pace con me stessa. Auguro a tutte quelle persone che stanno vivendo questo stesso di arrivare a questa stessa consapevolezza.

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Pascal Le Segretain//Getty Images

Tu e il tuo compagno avete provato anche la strada dell'adozione.

Sì, in Francia. Al secondo incontro ci hanno fatto vedere un video di due ore in cui intervistavano ragazzini adottati. Tutti dicevano: 'Cercheremo sempre i nostri genitori biologici". Ho pianto per due ore. Pensavo di essere più forte, di poter affrontare tutto l'iter, i due o tre anni di incontri con psicologi, servizi sociali, di poter aiutare un bambino negli orfanotrofi... Ma non ce l'ho fatta. Però i metodi che usano, come il video che ho visto io, per quanto brutali sono utili, a tutela estrema di questi bambini. Servono a eliminare già nelle primissime fasi chi non è convinto di prendersi questa enorme responsabilità.

E poi è arrivato Demetrio Tancredi. Com'è andato questo tuo primo anno da mamma?

Benissimo, ho un figlio meraviglioso. Però praticamente non ho mai smesso di lavorare, dopo un mese e mezzo ho fatto il primo film in cui avevo una scena lunghissima e poi, quando lui aveva due mesi, mi ha seguito in tournée. Mi sono rimessa a studiare quando avevo ancora gli ormoni che cantavano, è stato complicato, a chi può farlo mi viene da dire: non ammazzatevi così di lavoro. Oggi il tempo non basta mai. Mio marito mi aiuta, anche mia mamma, ma nel resto del tempo provo a incastrarmi nei suoi orari. Però non importa. Ancora adesso, quando lo guardo, mi dico: ‘Porca miseria, non ci credo che alla fine sia arrivato davvero.

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