
Le competenze digitali sono indispensabili, ma da sole non bastano più. Nell’epoca dell’intelligenza artificiale il mercato del lavoro sembra chiedere ai giovani qualcosa di diverso: capacità di collaborare, spirito critico, problem solving e la disponibilità a mettersi continuamente in gioco. È il messaggio lanciato da Pietro Resteghini, antropologo, facilitatore LEGO® Serious Play®, formatore sullo sviluppo delle persone e oggi attivo in un ITS dedicato alle nuove tecnologie, intervenuto alla Materia del giorno per riflettere sugli strumenti che le nuove generazioni hanno oggi a disposizione per costruire il proprio futuro professionale. (da sinistra Michele Mancino e Pietro Resteghini)
SOFT SKILL AL CENTRO
«Paradossalmente – osserva Resteghini – più la tecnologia diventa accessibile, più acquistano valore le competenze umane». Se un tempo il percorso lavorativo era scandito dalla gavetta e dall’acquisizione graduale di esperienza, oggi le aziende cercano anche nei profili junior persone capaci di offrire un contributo fin dal primo giorno. Per questo, spiega Resteghini, le cosiddette soft skill – o, come vengono definite in Regione Lombardia, competenze trasversali – sono ormai decisive. Saper comunicare, ascoltare, lavorare in gruppo, analizzare un problema e trovare soluzioni rappresenta un patrimonio sempre più richiesto. L’intelligenza artificiale non cancella questa esigenza, anzi la rafforza. «La democratizzazione della tecnologia – sottolinea – ci ha portato al punto in cui gli strumenti sono disponibili per tutti. La differenza la fanno le domande che sappiamo porre e il modo in cui utilizziamo quegli strumenti».
L’ORIENTAMENTO
Accanto alle competenze, c’è poi il tema dell’orientamento. Le opportunità formative sono numerose, dagli ITS alle università, ma proprio questa abbondanza rischia di generare smarrimento. Secondo Resteghini la sfida è aiutare i ragazzi a confrontare le proprie aspettative con la realtà, creando spazi nei quali possano scoprire e valorizzare le proprie attitudini. «Bisogna ascoltarli davvero», afferma, ricordando con un sorriso il documentario su Aldo, Giovanni e Giacomo e quella pagella che riportava la voce “Attitudini: nessuna”. «In realtà tutti hanno delle attitudini. Il problema è trovare il contesto in cui possano emergere».
IL RUOLO DEGLI ITS
In questo percorso gli ITS rappresentano un ponte sempre più importante tra formazione e impresa. L’esperienza pratica, il contatto continuo con le aziende e una didattica orientata ai progetti consentono agli studenti di “mettere le mani in pasta” fin dai primi mesi. Ma anche qui, precisa Resteghini, la tecnica è soprattutto un mezzo. «Programmare un software, progettare una rete o sviluppare un’applicazione diventano occasioni per imparare a collaborare, comunicare e affrontare problemi complessi. Le competenze tecniche sono fondamentali, ma servono soprattutto a sviluppare quelle umane».
IMPARARE GIOCANDO
Tra gli strumenti che utilizza nel suo lavoro c’è anche il LEGO® Serious Play®, metodologia partecipativa nata in casa Lego per coinvolgere tutti nei processi decisionali. Attraverso il gioco, spiega, le persone costruiscono modelli, condividono idee e partecipano attivamente, superando le dinamiche tradizionali delle riunioni dove spesso parlano solo pochi. «Il gioco è uno dei modi più naturali che abbiamo per conoscere il mondo», osserva Resteghini. «Probabilmente anche il linguaggio è nato così, come una forma di gioco tra esseri umani».
IL DIALOGO CON L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE
Il rapporto con la tecnologia conduce inevitabilmente al tema dell’intelligenza artificiale. Per Resteghini il fascino di questi strumenti nasce dal fatto che, per la prima volta, ci troviamo di fronte a qualcosa che parla la nostra stessa lingua senza essere umano. È una novità che suscita curiosità e timori, ma che rende ancora più importante sviluppare capacità di interpretazione, senso critico e consapevolezza.
TROVARE IL PROPRIO POSTO
Nel confronto quotidiano con gli studenti emerge una domanda ricorrente: chi voglio diventare? «A vent’anni anch’io non sapevo cosa fare», racconta. Per questo, durante gli incontri di orientamento, preferisce partire dalle passioni dei ragazzi, dalla musica che ascoltano, dai viaggi che sognano, da ciò che li incuriosisce. Spesso è proprio da un interesse apparentemente lontano dal lavoro che nasce il percorso professionale più autentico.
OLTRE LA CONTRAPPOSIZIONE TRA STEM E UMANESIMO
Infine, Resteghini invita a evitare una contrapposizione che considera ormai superata: quella tra cultura umanistica e discipline STEM. «Le due dimensioni devono dialogare. La matematica ha radici filosofiche e l’innovazione nasce spesso dall’incontro tra competenze diverse». È proprio questa contaminazione, conclude, a rappresentare una delle grandi ricchezze del Made in Italy e della formazione contemporanea: aiutare ogni persona a trovare il proprio posto nel mondo, mettendo insieme tecnica, creatività e umanità.
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